Dal presunto reato alla sentenza in 3,2" netti: giustizia secondo Sallusti

Anche oggi doppio post. Qui Michele.

Buongiorno,

Mario Cal e Don Verzé
Anche oggi mi ritrovo a fare le pulci alla stampa "di regime".

Mentre la situazione attorno al San Raffaele precipita in un vortice passando da un buco di 900 milioni di euro (!) alle dimissioni del padre padrone Don Verzè al suicidio del suo vice Mario Cal, c'é chi ha avuto subito perfettamente chiara ogni cosa e, con mente lucida, sul suo giornale ha emesso la sua personale sentenza di condanna senza ombra di dubbio, senza traccia di pietà per il morto, a cadavere ancora caldo.

Alessandro Sallusti, il giustiziere
Per Alessandro Sallusti non vi è ombra di dubbio nè possibilità di errore: quello di Mario Cal è un suicidio indotto dai brutali metodi investigativi della procura di Milano protagonista ed erede di Tangentopoli. Indotto dall'inevitabilità del linciaggio mediatico. Indotto da chi non cerca il cambiamento ma lo sfascio.

Non è possibile che un uomo che ha dedicato decenni della sua vita ad un progetto della portata del San Raffaele si faccia prendere dallo sconforto davanti al fallimento del sogno della vita. Non è possibile che la possibilità di essere chiamato a rispondere di un ammanco colossale abbia atterrito un personaggio abituato a tutt'altra considerazione. Non è possibile che all'insaputa di tutti si sia verificata una qualsiasi delle situazioni che precipitano in maniera apparentemente inspiegabile nella disperazione una persona.
La sentenza è inappellabile e subito emessa: i colpevoli sono gli eredi di Tangentopoli (no, non quelli che maneggiavano tangenti: quelli erano i buoni, cosa avete capito!), a partie dai magistrati per arrivare a quelli che una volta tiravano le monetine, e che adesso attaccherebbero da internet (e che non mi risulta si siano accaniti contro il vicepresidente del San Raffaele).

Nell'articolo Sallusti rivanga il "martirio" degli inquisiti di Tangentopoli, da Cagliari a Gardini, usa parole come "linciaggio", parla di clima fetido, da guerra civile. Ad una prima lettura il suo articolo sembra soffiare sul fuoco come null'altro sinora e sembra per ora voler essere il primo responsabile di un bel clima pesante.

Filippo Facci: lo schifa solo il Fatto
Di cattivo c'è anche il fatto che Sallusti ed il Giornale non sono i soli a voler alzare polveroni tossici su quel fronte, avendo pochissimo in mano: anche Libero ha ritenuto di dovercisi tuffare a pesce. Quindi prepariamoci a ringraziare certa stampa per la stagione di veleni che pare acvvicinarsi a gran passi.

Di buono c'é invece che, leggendo i commenti, sembra che persino alcuni dei lettori de il Giornale, per i quali non nascondo di avere scarsa stima, si stiano rendendo conto dell'inopportunità e dell'insostenibilità di determinate posizioni e della necessità di lasciare un minimo di dignità a chi si è tolto la vita, senza strumetalizzarne il gesto.


Ciao

Paolo

2 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

visto che si parla di stampa di regime guardare wil che - come suo solito - ha fatto le pulci a "il Giornal(ino)e":

http://nonleggerlo.blogspot.com/2011/07/sono-sempre-loro.html

Ps non ci ridete troppo che la situazione è tragica :D

PaoloVE ha detto...

...post già pronto per lunedì...

Ciao

Paolo