Elitismo compulsivo

Buongiorno,

interrompo la mia ormai plurisettimanale afasia (mi sono persino scordato i tradizionali auguri di Buon Natale e Buon Anno nuovo, scusatemi) smosso da due filoni paralleli di notizie e commenti, l'uno riguardante l'indignazione per lo spettacolo offerto dalle istituzioni inoccasione del reimpatrio e dell'incarcerazione di Cesare Battisti, il secondo riguardante invece la tanto dotta quanto sterile autoanalisidelle pseudoelite italiane (e, nella loro intenzione, anche piùgenericamente occidentali) che fingono in questi giorni diinterrogarsi sulle proprie responsabilità rispetto al crescente epreoccupante populismo.

Leggo come il rispetto dei ruoli istituzionali ed i minimi principi di civiltà avrebbero dovuto far trattenere dei ministri dalla pantomima in divisa iniziata a Ciampino, impedire la diffusione di immagini di un detenuto in manette che procede alla rilevazione delle impronte digitali, far astenere dall'auspicio di far marcire in prigione un pluriergastolano, salvaguardane la dignità residua,...

Leggo della differenza tra giustizia e vendetta, tra garantismo e giustizialismo, tra Beccaria e taglione, tra modernità e medioevo.

Leggo insomma tante cose belle, giuste e profonde ma perfettamente inutili in quanto dette talvolta con evidente compiacimento, da persone che si presumono parte dell'elite all'indirizzo di loro simili, che peraltro le conoscono già alla perfezione, le condividono pienamente e le trovano ovviamente banali e scontate.

Quelli che non condividono queste cose (e talvolta non le conoscono nemmeno) sono i tanti che vogliono fortemente la vendetta in luogo della giustizia, l'umiliazione del reo (vero o presunto che sia), l'abuso da parte dello Stato finalmente vincitore sul criminale sconfitto, accantonando o forse ignorando qualsiasi considerazione etica. Gente cui i tanti articoli di questi giorni non parlano, e cui parla invece Salvini quando, riempiendo indegnamente un giaccone della Polizia, si comporta in maniera istintiva, senza alcun filtro del raziocinio, come piacerebbe fare pressochè a tutti per appagare il primordiale piacere derivante dall'applicazione della legge del contrappasso.

E in questa perdurante autoreferenzialità di elite che parlano solo al proprio ombelico c'è il primo e più grosso dei loro fallimenti, quello di cui nelle autocritiche troppo poco si parla: l'aver spocchiosamente rinunciato a rapportarsi costruttivamente con il mondo reale, abbandonandolo a sé stesso.

Poco importa che le loro analisi fossero e/o siano corrette o meno: non hanno alcun peso nel momento in cui non le sanno e vogliono proporre al di fuori delle loro ristrette cerchie.

E, simmetricamente, poco importa che le analisi e le ricette di Salvini siano adeguate o meno a migliorare la nostra vita nel momento in cui è l'unico a parlare a una società di persone imbaldanzite da decenni in cui si è teorizzato e propagandato l'interesse generale come mera somma di immediati interessi personali.

Se oggi comanda Salvini, è perchè è rimasto l'unico a parlare all'elettorato di oggi, mentre chi avrebbe strumenti di analisi e persuasione migliori preferisce confinarsi ai margini, tra rassicuranti propri simili.

Ciao

Paolo

4 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

Buon anno, Buon Natale ecc.

Non mi collegavo da molte settimane e guarda un po' trovo un post proprio di oggi. Coincidenze.

Per di più parlavo proprio degli articoli sulle élite venuti fuori in questi giorni a seguito dell'articolo di Baricco*. E ho sentito un commento molto simile a quanto scritto sul post: a cosa serve discutere su come uscire da questa situazione di crisi se chi discute lo fa all'interno della sua bolla "élitaria". È urgente che chi ha gli strumenti - élite, direi con presunzione - riesca a parlare e quindi convincere almeno una parte di chi - tra la "gente" questi strumenti non li ha.

Innanzitutto vedo un paradosso: uno dei punti centrali è proprio l'incapacità di comunicazione tra "élite" e "gente". Essendo questo il problema, è chiaro che la discussione rimane autoreferenziale: se manca il modo per comunicare all'esterno, per trovarlo si può solo discutere all'interno.

Vedo poi un problema di fondo che è la mancanza di qualcosa da dire alla "gente", incazzata ben al di là di quanto ne abbia diritto. Fanno presa i messaggi di Salvini non solo perché lui si comporta da animale, ma anche perché manca un messaggio alternativo, indipendentemente dal linguaggio con cui viene espresso. Senza questo contenuto non basterà la forma - che ad oggi manca pure. Un esempio è stato Renzi che è riuscito a coinvolgere la "gente", ma che è stato presto smascherato come élite, dal momento che la sua ricetta era quella che viene identificata con questa parola. Ha avuto successo finché faceva il rottamatore dei politici-cattivi, appena ha governato lo hanno segato.

Oggi non ci sono solo due linguaggi - per non parlare della logica - che non comunicano, ci sono anche i contenuti, i valori che sono diversi . A me pare che Salvini sia l'unico a parlare alla "gente", per quello che dice, non perché lo dice nel modo giusto.

Credo che sia un dramma che la discussione sia autoreferenziale, perché condivido l'urgenza di smuovere almeno la parte non bestiale di ciò che abbiamo deciso di definire "gente", ma spero anche che una discussione onesta possa portare a qualche idea. È solo con qualcosa di nuovo e di giusto che si potrà fare breccia nel muro di odio e di egoismo, ma anche di paura su cui lucrano ceffi come Salvini e Casaleggio.

Saluti

T.

PS: andrebbe anche chiarito chi è élite e chi no. Un ricco ignorante è élite o è popolo? Chi legge, ma guadagna mille euro è gente? Uno con la terza media che non vota i gialloverdi è élite? Su questo è bello l'articolo di Sofri sul Post.

*Personalmente ho trovato questo articolo "furbetto" in quanto non solo finge di rivolgersi alla "gente" quando in realtà fa parte della discussione autoreferenziale, ma soprattutto propone un paragrafetto di banalità spacciate per punto di partenza per la soluzione, senza assumersi la responsabilità di dire: ho fatto una bella diagnosi - perché la parte dell'articolo lo è - ma non ho una soluzione, scusate.

PaoloVE ha detto...

@ T.:

il mio punto in realtà è un po' diverso e più "cattivo" nei confronti delle elite: a loro non manca la possibilità di comunicare al di fuori della loro bolla, ma hanno rinunciato a provarci.

Per restare al caso Battisti, invece di citare dottamente Beccaria e la legge del taglione forse sarebbe meglio prefigurare che, sdoganati certi linciaggi morali per un pluriomicida, nulla impedirà, un passo alla mvolta, di utilizzare certi metodi contro chi paga in nero colf e badanti, evade le tasse, utilizza automobili in leasing estero, i furbetti del cartellino,..., insomma contro l'obiettivo dell'indignazione del momento. Quindi contro la maggioranza degli italiani in questo momento pludenti.

Ragionamento meno dotto, più adeguato ad essere trasformato in slogan ed essere veicolato su social, più vicino all'ombelico della ggente e del ppoppolo.

Restare su un piano comunicativo diverso è una scelta delle elite, non una necessità...

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,
Leggo come il rispetto dei ruoli istituzionali ed i minimi principi di civiltà avrebbero dovuto far trattenere dei ministri dalla pantomima in divisa iniziata a Ciampino, impedire la diffusione di immagini di un detenuto in manette che procede alla rilevazione delle impronte digitali, far astenere dall'auspicio di far marcire in prigione un pluriergastolano, salvaguardane la dignità residua,...

Nonostante siano passati governi che in qualche modo hanno tentato di riportare nelle patrie galere Battisti, il caso ha deciso che era venuto il momento per "l'indegno riempitore di giacconi."
E lui ne ha approfittatto per far passare l'idea, come se idealmente avesse messo lui le manette intorno al fuggiasco, che il merito della cosa sia tutto suo. E naturalmente il parco buoi - mugghiante - ci crede.
Ancora una volta mi tocca rimpiangere il peggio prima dell'arrivo di questi, da Andreotti a Craxi passando per "Kossiga". Almeno loro non si sarebbero azzardati a tanto ai loro tempi il rispetto delle istituzioni, per certi rituali era cosa dovuta e sacra.
In quanto alle élite il sottoscritto continua a credere che sono quelle che hanno la ricchezza, ma il potere quello vero, quello che faceva rima con Agnelli per dire, oramai è evaporato: Al giorno d'oggi per quelli che fanno parte della hit parade del paese è difficile dialogare con la politica quando ti devi confrontarti con gente come Salvini e Di Maio, per queste ragioni mi convince il ragionamento di Baricco.
Ma non preoccupatevi di loro, perchè chi li ha votati quando si renderanno conto che anch'essi non hanno inciso per niente sulla loro vita volgeranno le residue attenzioni a qualcuno che sarà anche peggio.

Cordialmente, MR.
PS: gli auguri non li ricambio, nonostante la profusione che facciamo per ogni festività di fine anno è assodato che sono inutili. Spero che mi perdonerete per la mia maleducazione.

Michele Reccanello ha detto...

A proposito di élite:
C'è élite ed élite.
Purtroppo da troppo tempo sono quelle dello stampo del secondo link che prevalgono.