Trapassato presente

Buongiorno,

oggi un post con una piccola riflessione su un fatto piccolo piccolo.

Ad Ascoli ha fatto scalpore ed è naufragata nel nulla l'iniziativa di un preside che aveva ricostruito e riesposto nel luogo per il quale l'opera era stata concepita (un istituto tecnico della città) un quadro raffigurante tra le altre cose la figura di Mussolini a cavallo in tunica romana e con una chioma fluente (si, lo so che vi vien da ridere a pensare al pelatone con i capelli al vento: anche a me), opera di un pittore del tempo di cui vedete un particolare qui a fianco.

Personalmente non mi sento di condannare l'iniziativa: se si fosse trattato di propaganda il solo immaginare il duce con la bandana a protezione del trapianto (chissà perchè mi viene in mente questa immagine :-)) avrebbe fatto naufragare ogni velleità di proselitismo nel ridicolo più totale.


Bolzano: doverosamente mantenuto
Credo che l'opera (che mi pare di capire che il quadro di Aldo Castelli non sia ascrivibile ai capolavori che passeranno alla storia dell'arte) potesse essere uno spunto in più per interpretare un periodo ed un sentimento che attraversò il nostro Paese ormai oltre settant'anni fa: nulla da temere ma di cui, eventualmente, provare quel minimo imbarazzo che ci prende davanti a cose che avremmo preferito fossero state diverse e di cui siamo (in qualche misura e più o meno direttamente) culturalmente figli.

 
Doverosamente mantenuto
Insomma più un pezzo di storia che un pezzo d'arte o un momento di propaganda: nel suo piccolo una testimonianza, come può essere il monumento alla vittoria di Bolzano o le targhette dei numeri civici in certe frazioni sperdute, testimonianza che ritengo non vada censurata, perchè non è nascondendo quello che fu che si può comprendere la Storia, anzi.

E' però da poco successo un fatto che credo sia illuminante del perchè a distanza di così tanto tempo si reagisca ancora scompostamente davanti a fatti di così scarsa importanza reale: l'inaugurazione nel comune di Affile di un vergognoso mausoleo dedicato (con i soldi delle nostre tasse) ad uno dei peggiori criminali italiani, il generale Rodolfo Graziani.

Affile: doverosamente imbrattato
Per chi ancora non lo sapesse gli storici hanno dimostrato che Rodolfo Graziani si è reso responsabile delle peggiori atrocità commesse dall'Esercito Italiano durante la seconda guerra mondiale (si va dall'uso dei gas alle deportazioni nel deserto imposte a prigionieri già ridotti alla fame passando per le stragi di religiosi e la lotta ai partigiani). 

E questa è cosa ben diversa dal riproporre e rendere visibile al pubblico una testimonianza del periodo: si tratta infatti di andare oltre la riproposizione attualizzata di quell'estetica ma purtroppo di provare a stravolgere senza argomenti nè motivo quanto la Storia ha già accertato sul becero personaggio, cercando di accreditarne una immagine civile e persino positiva.

Soldati italiani in Jugoslavia. Prima delle foibe
Davanti al continuo riproporsi in Italia di tanta ottusa stupidità revisionista (da intendersi nel senso becero ed antistorico del termine), avente la chiara intenzione di riscrivere in chiave falsamente autoassolutoria la nostra storia (a partire da una rilettura che personalmente ritengo aberrante del fenomeno delle foibe, le cui vittime innocenti meriterebbero ben altro rispetto che quello fintamente tributato loro da chi ne strumentalizza il martirio o dalle "pansate" che vedono in una guerra la ferocia di una parte sola, quella che reagì ai soprusi), capisco (anche se non approvo) chi preferirebbe semplicemente far sì che un problema che ormai dovrebbe essere prettamente storico venga brutalmente cancellato, persino ricorrendo alla censura, col risultato di non riuscire a seppellire i fantasmi di un periodo triste e fortunatamente morto nemmeno a distanza ormai di settant'anni (e spesso anche di più) .

Ciao

Paolo

5 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Buondi
Insomma più un pezzo di storia che un pezzo d'arte o un momento di propaganda: nel suo piccolo una testimonianza, come può essere il monumento alla vittoria di Bolzano o le targhette dei numeri civici in certe frazioni sperdute, testimonianza che ritengo non vada censurata, perchè non è nascondendo quello che fu che si può comprendere la Storia, anzi.


Sono d'accordo: non tutto del fascismo è da nascondere o buttare. Io per esempio sono cresciuto qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Calambrone
in mezzo a colonie di epoca fascista, di cui già da piccolo ne riconoscevo il valore storico e architettonico e che ho visto per anni cascare a pezzi, e che ora vengono finalmente recuperate.

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

personalmente trovo che ci sia una bella differenza tra:

- Lasciare in piedi palazzi o opere d'arte del periodo fascista
- Ricomporre ed esporre opere d'arte encomiastica che erano state tolte e persino smembrate*
- Costruire oggi monumenti alla memoria di personaggi che se solo fossero tedeschi sarebbero definiti criminali di guerra tout court.

Sul primo e il terzo caso, vedo che siamo d'accordo. Sul quadro del Duce, mi pare difficile non vedere il solito spirito revisionista nell'atto. Sono stanco dell'ipocrisia con cui i nostalgici ammantano i loro atti.

L'imbarazzo che dovremmo provare dinanzi al quadro riesumato dagli archivi l'ideatore dell'iniziativa non lo prova e con lui moltissimi italiani.

Purtroppo grazie agli errori fatti nel dopoguerra e al lavoro indefesso dei Pansa e di molta storiografia divulgativa, in Italia molti sono convinti che la nostra dittatura sia stata "light" e che nulla abbiamo da rimproverarci. Magari un pochino da rimpiangere i famosi i treni in orario.

Pur condividendo il tuo pensiero sul fatto che non sia cancellando il passato che risolveremo questa visione non condivisa della storia della Nazione, non è nemmeno accettando l'ipocrisia di queste persone che ne usciremo.

È la stessa ipocrisia per cui quando beccano un ragazzino a disegnare sui muri croci celtiche o svastiche, questo dice che si tratta di simboli antichissimi e che lui non li intendeva legati a un significato politico.

Io la trovo un aggravante. Vuoi esporre il ritratto del duce a cavallo? Almeno abbi il coraggio di ammettere il vero motivo per cui lo fai.

Saluti

Tommaso

*con il consenso dello stesso pittore, come ha dichiarato in radio la figlia, dicendosi per altro d'accordo

PaoloVE ha detto...

@ Tommaso:

capisco le tue obiezioni ed i tuoi dubbi.

Mi sono però reso conto del fatto che, con il passare del tempo, ci è sempre meno chiaro quale fosse il livello di pervasività della propaganda di regime e, di conseguenza, è sempre meno spiegabile l'appoggio massiccio di cui godette Mussolini.

Credo sia importante far vedere come su ogni opera pubblica il regime avesse apposto una "firma" (un fascio, un'aquila, un profilo del duce,...), come il duce venisse rappresentato in maniera idealizzata e come questa realtà fosse l'unica ossessivamente percepibile per la gente normale.

Infatti l'adesione al regime è utilizzata sempre di più dai revisionisti come mezzo per dimostrare che in realtà inl fascismo non era così male.

Peccato che a generare l'adesione fosse una forma di propaganda a senso unico portata all'esasperazione.

Non so se il Preside che ha rispolverato il quadro sia un revisionista, ma in questo caso ho più di qualche dubbio. E ne ho ancor di più nel ritenere che un quadro che rappresenta Mussolini in stile "peplum" e con i capelli di Luca Cordero di Montezemolo possa nuocere. Di più grottesco riesco ad immaginarlo solo in guepiere e calze a rete... :-)

Ciao

Paolo

PaoloVE ha detto...

@ MR:

AAARGH! un pisano! ecco perchè non sopporti Renzi! :-)

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

@P. :-) un pisano che non ama la fiorentinità di "amici miei" è un folle, tanto quanto i fiorentini che non riconoscono la pisanità di G. Galilei, o la livornesità di Modigliani.
(Per la serie: stupidi e inutili incasellamenti)

Non è necessario essere pisani per non sopportare Renzi: Stessa supponenza e Boria del baffino che tanto bistratta. Come i poli dello stesso segno di una calamita che si respingono.