Fake news e carta stampata

Buongiorno,

mi è capitato spesso di scrivere post in occasione delle tante pseudo notizie che i nostri giornali amano rilanciare con fare scandalizzato (e con il consueto corollario di comprensione per l'imprenditore impossibilitato a lavorare, la condanna per i giovani choosy e bamboccioni, ...) che parlano di imprenditori incapaci di trovare personale nel Paese in cui però ai concorsi si partecipa in centinaia di concorrenti per ogni singolo posto.


Un menù che è stato ammanito identico a sè stesso troppe volte, sempre con lo stesso rituale, ai lettori della carta stampata italiana, giungendo ad epigoni grotteschi (ricordate quando per EXPO c'erano migliaia di volontari, ma i giovinastri italiani sembravano snobbare i magri contratti temporanei offerti un giorno per l'altro ma descritti come grassi e forieri di luminose carriere?), e che continuerà ad essere servito alla stessa maniera, perchè permette ad un giornalismo pigro e poco professionale di imbrattar carta senza sforzo compiacendo chi paga la pubblicità.

E questo è il punto del post di oggi: sino a quando il dibattito sulle fake news continuerà ad approcciare il problema come un'appendice distintiva dell'informazione via internet e lo stanco giornalismo nostrano come il fiero baluardo che dovrebbe difendere la veridicità di quanto viene propalato, continueremo a camminare sulla strada sbagliata.

E, dato che continuo a vedere giornalisti che al 99% si limitano a riportare quanto vien loro detto, senza effettuare alcuna verifica, senza fare una domanda in più, senza integrare le affermazioni che riportano con un dato di fatto a conferma o smentita, non posso certo aspettarmi una inversione di rotta su quel fronte, ma, paradossalmente, rischiamo di giungere alla situazione in cui saranno proprio i big over the top a garantire, con strumenti al limite dell'orwelliano, la migliore qualità dell'informazione,con tutti i rischi derivanti dall'affidare questo compito a pochissimi...

Ciao

Paolo

(1) davvero sono l'unico a trovare strano che in un rapporto economico e di lavoro tutte e due le controparti debbano conoscere orario e retribuzione? perchè in questi articoli sembra sempre che sia  scandaloso che i candidati si informino in materia. Probabilmente i giornalisti non si preoccupano di lavorare gratis...

4 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,

E' un post del solito disco rotto di Tommaso? ;-)

Saluti.

Michele Reccanello ha detto...

Dimenticavo questo.

MR

PaoloVE ha detto...

@ MR:

no, no, tutta farina del mio sacco :-)

purtroppo siamo in presenza di un nuovo epigono del fenomeno...

Ciao

Paolo

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

ho appreso la vicenda da Gilioli, dal momento che non amo leggere le banalità di Gram.

Trovo che siano perniciose per la società le sue quotidiane uscite reazionarie ammantate di quel "buon senso" che tanto piace agli odiatori impauriti di oggi*.

Leonardo nel 2016 scriveva molto bene, mettendo in bocca al nostro: "[...] io sarò ancora qua, alla mia postazione, a sudar freddo per distillare il mio milligrammo quotidiano di fascismo per il mio pubblico benpensante."

Saluti

T.

*A Padova c'era pure il "Movimento del Buon Senso" a sostenere Bitonci.