Svogliati, bamboccioni, fancazzisti: ogni scusa è buona

Buongiorno,

Idraulico polacco terrore dei francesi
non so se a ridargli il via sia stata l’ultima genialata  del ministro Brunetta, che con la sua consueta lungimiranza e capacità di analisi ha invitato i giovani che chi non trovano lavoro ad andare a scaricare cassette ai mercati generali, sottintendendo che il lavoro non lo trova solo chi non ha voglia di lavorare, ma negli ultimi giorni mi è capitato di risentire nei telefoni aperti radiofonici gli stucchevoli strilli di chi sostiene che “Non si trovano posatori, piastrellisti, idraulici, operai specializzati, baristi, camerieri,… perché i giovani non vogliono più faticare e sporcarsi le mani”.

Siccome sono stato uno di quegli ingegneri che, quando gli imprenditori strillavano negli anni novanta che all’Italia servivano ingegneri, pur vivendo nel nord est, pur disponibile a trasferirmi, pur parlando lingue straniere, pur non avendo mai accampato pretese particolari, pur avendo inviato oltre un centinaio di curriculum a ditte in settori potenzialmente interessati alla specializzazione, pur… hanno fatto fatica a trovare lavoro ed hanno trovato un mercato del lavoro in cui le competenze erano (già allora) sottopagate, tali strilli mi trovano piuttosto diffidente. Perchè non si trattò solo di sfiga.

Gli imprenditori allora giocarono su un equivoco avallato da una università troppo compiacente: chiedevano più ingegneri all’unico scopo di poter attingere ad una offerta più ampia retribuendola meno e nascondendosi dietro al fatto che un paese che avesse voluto crescere economicamente (cosa che l’Italia in realtà non era e non è) avrebbe avuto necessità di tecnici altamente specializzati, quadri e dirigenti. 

Tutti a iscriversi a ingegneria!
Alle università non parve vero di incrementare il numero degli iscritti, giustificando cattedre, corsi, nuove sedi, manovalanza da sfruttare per pubblicazioni, …

Non si sentiva nessuno, allora, fare la domanda più ovvia: se vi servono così tanto, com’è che li pagate così poco? E com’è che non gli fate fare gli ingegneri ma i commerciali, i tecnici, gli impiegati amministrativi? (in realtà la prima domanda qualcuno la faceva. La risposta era che l'università non preparava al mondo del lavoro. E nel novanta per cento dei casi era data in dialetto, con errori di grammatica, da un paròn che non capiva tre quarti delle cose che il neo assunto era in grado di consigliargli, e che quindi le etichettava automaticamente come sbagliate).

Il risultato di questa politica fu un boom di iscrizioni ad ingegneria cui non corrispose un ampliamento di un mercato del lavoro già asfittico, per cui il mestiere di ingegnere è mediamente sempre meno remunerato e, nei fatti, sempre meno richiesto. Si assumono ingegneri per fargli fare lavori che non hanno nulla a che vedere con l’ingegneria, perché spesso sono più economici dei tecnici e dei periti.

E anche oggi, come allora, per evitare di cadere in luoghi comuni che mistificano la realtà, in fondo è sufficiente guardarsi in giro, osservare e chiedere.

Innanzitutto basta chiedere quanto sarebbero pagati questi tanto introvabili operai specializzati. Perché proporre 800 € al mese non è ricercare manodopera, se con quei soldi non paghi un affitto. Eppure sono cifre che si sentono in giro come se fossero normali.

Che bel lavoro! Età media?
Oppure basta guardare chi lavora, come e con quali ritmi in un fast food, oppure tra i banchi degli hard discount, oppure nelle altre realtà analoghe dove vengono impiegati sfruttati praticamente solo giovani, perché i meno giovani non accetterebbero e non reggerebbero mai situazioni simili.

Non so se tra i giovani d’oggi ci siano più scansafatiche di un tempo, personalmente ne dubito. Vedo invece che ai giovani si offrono prospettive peggiori di un tempo e retribuzioni che non coprono più le spese, cosa che un tempo non avveniva, spesso a fronte di conoscenze e competenze superiori a quelle richieste un tempo.

E so che prima si guarda alla realtà, abbandonando stereotipi e luoghi comuni fuorvianti -anche se avallati da ministri o organizzazioni categoriali interessati ad altro-, prima si potranno affrontare una serie di problemi collegati al lavoro che stanno sempre più appesantendo la posizione del nostro Paese, non solo quelle dei lavoratori.

Perché se i giovani non pagano contributi (perchè disoccupati o parasubordinati di fatto non li pagano) non solo domani non godranno di pensione, ma non la pagheranno adesso nemmeno a chi in pensione già c’è, e se nessuno alimenta economicamente il sistema pensionistico l'indebitamento pubblico già ora difficilmente sostenibile per l'Italia aumenta.

Perchè se i giovani non sono adeguatamente pagati, non pagano l'Irpef, il cui gettito grava per oltre l'80% sulle spalle dei lavoratori dipendenti e, stranamente, solo meno del 20% su quelle di chi i dipendenti dice di non trovarli. E anche non alimentare il gettito Irpef aumenta l'indebitamento pubblico.

Perchè se i giovani non trovano sbocchi professionali qui, vanno giustamente a portare i risultati delle loro capacità, del loro impegno all'estero e dei soldi italiani investiti nella loro formazione, dove non sono apostrofati come bamboccioni incapaci e spesso sono invece professionalmente apprezzati.
 
E questo è il punto d'inizio una spirale che sta indirizzando l'intero Paese al default nel tentativo di assecondare gli interessi predatori immediati di pochi, spirale che va interrotta quanto prima, per non finire a far compagnia a Grecia, Irlanda ed Argentina.

Ciao

Paolo

3 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

post eccellente, da ingegnere sottopagato, non posso che sottoscrivere.

Saluti

T.

Michele Reccanello ha detto...

ottime osservazioni paolo. Leggendo il post nella parte iniziale in cui descrivi come i "paròn" li vogliono 'sti ingegnerini, mi viene in mente quando sfogliavo il corriere della sera del venerdi e mi capitavano annunci del tipo

"AAA cercasi ingegnere elettronico max 25 anni laureato con lode, inglese tedesco francese fluenti, con (?)precedente esperienza in qualità di progettista junior di circuiti a microprocessore linguagio assembly, c, c++, fortran..."
e 'sti cazzi!? La tua analisi sui corsi e le cattedre che spuntano come funghi poi è una cosa vergogognosa.

PaoloVE ha detto...

@ michele: il bello è che riuscivano anche a trovarne. E gli facevano fare il commerciale di licenze Microsoft.

Ciao

Paolo