Tarvis - Trbiz - Tarvisio

Buongiorno,

Tarvisio: Piazza Unità
aggiungo ai fill in questo post che si fa un po' di fatti miei, e che magari, per la relativa vicinanza geografica, piacerà ai blogarins di Dibatit Morsanês che ho visto linkano al loro bel blog il mio (mandi frûs).

Nei miei post ho spesso fatto riferimento implicito o esplicito a quello che per me è un "luogo dell'anima", qualcosa che mi è entrato dentro e per cui nutro un affetto molto forte: l'estremo nord est italiano, la terra dei tre confini: Tarvisio.

Il lago di Fusine
In fondo di luoghi di montagna ce n'è molti e tra Trentino e Dolomiti, Cadore e Comelico di posti altrettanto belli ce n'è, e sono spesso meglio attrezzati per gestire un turista (quale potrei essere) ma per me non sono la stessa cosa.

Pertanto ogni tanto mi chiedo cosa mi leghi così profondamente a quelle valli e quelle montagne: sarebbe facile rispondersi che ho lì una parte delle mie radici, ma in realtà io di radici ne sento ben poche, e la risposta che sto cominciando a darmi è che forse, alla fine, potrebbe proprio essere l'assenza di radici a rendermi congeniale una terra che nel secolo scorso è stata stravolta a più riprese da una Storia che l'ha ripetutamente attraversata senza mai renderla una grande protagonista, ma rivoltandola e snaturandola più e più volte.

 La Val Canale è una terra di valico (addirittura in parte al di là del valico, già nel bacino orografico del Danubio).

E' la conquista italiana dimenticata della prima guerra mondiale: una terra abitata da slavi e tedeschi (all'inizio del secolo gli italiani erano meno del 5%) che l'Italia annettè militarmente assieme alle più celebrate Trento e Trieste, nonchè Gorizia e Bolzano. 

E' la terra al margine del monte Canin(o), che durante la prima guerra mondiale non fu però interessata da grandi battaglie, rimanendo al margine e tagliata fuori dalle linee italiane in occasione della rotta di Caporetto. 

I terribili Krampus
E' una terra abitata dagli eredi dei coloni, piuttosto che da quelli degli abitanti indigeni, visto che la politica della opzioni degli accordi tra l'Italia fascista e la Germania nazista la svuotò quasi completamente e definitivamente degli autoctoni tedeschi e slavi, che furono sostituiti da persone che arrivavano da ogni parte d'Italia, cancellandone gran parte delle tradizioni e quasi sempre sperando di poter tornare un domani nei paesi d'origine.

Tra tutte quelle che conosco è la terra in cui la parola confine ha assunto il peso più grande: nascosti tra i boschi si trovano numerosi ed impressionanti i bunker del monumentale Vallo Littorio, testimoni di una battaglia non combattuta a difesa del neo acquisito suolo italiano dall'ingombrante vicinanza di Hitler, e la vita è stata scandita per quasi tutto l'ultimo secolo dalla presenza dei militari di stanza alla frontiera, di finanzieri, doganieri, ferrovieri (c'era l'ultima stazione in Italia, vi si cambiava macchinista e, credo, locomotore), cambiavalute e mercanti che campavano delle differenze tra monete e tassazioni diverse.

Preferite i bunker...
E' una terra di caserme (ne trovate a decine) e tradizioni militari ormai passate ed abbandonate, dove al tempo ho chiesto di poter svolgere il servizio militare, cosa che generò un certo stupore, visto che non vi risiedevo e che era ufficiosamente una sede punitiva (ovviamente non ebbi problemi ad andarvi :-)).

E' una terra dove il confine pesò anche nella seconda guerra mondiale senza essere mai un fronte importante: originò i primi scontri armati tra resistenti e truppe tedesche l'8 settembre, venne brevemente annessa alla Germania e fu luogo di scontro e di vendette incrociate tra tedeschi, slavi, Italiani e, pare, ebrei, senza che ancora una volta si verificassero eventi che rimanessero scolpiti nella grande Storia.

...o i Denti di Drago anticarro?
Dopo la seconda guerra mondiale il confine continuò ad incombere: parte dei forti e dei bunker vennero recuperati in funzione anti slava ed anti comunista e nella valle continuarono a permanere migliaia di militari, probabilmente più numerosi dei residenti stessi, e ad incombere servitù ogni dove.

Paradossalmente il confine ha continuato a condizionare l'esistenza degli abitanti di Tarvisio persino quando è stato abbattuto ed è arrivato l'euro: via i confini, se ne sono andati militari, money exchange, doganieri, spedizionieri, ed anche il mercato, pur ristrutturato, è stato ridimensionato nel giro d'affari... .

Praticamente l'intera economia della valle è stata spazzata via, se si pensa che nel frattempo andavano in crisi anche le due realtà produttive principali della zona: le acciaierie Weissenfels (quelle delle catene da neve) e le miniere di Cave del Predil.

Lussari
Da qualche anno Tarvisio cerca di rilanciarsi in funzione turistica con un po' più di convinzione di un tempo: staremo a vedere, secondo me le opportunità ci sono. 

Nel frattempo, se cercate una montagna per anime randage, nei suoi boschi e nei gruppi montuosi delle valli laterali ci sono delle piccole perle...

Perchè ogni tanto a farti innamorare di una terra può essere quello che manca, invece di quello che c'è.

Ciao (mandi)

PaoloVE

 un tìc di furlan

2 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Questa primavera vado!

Bellissimo post.

Francesca ha detto...

Mandi Paolo!
Ci voleva questo bel racconto, denso di emozione e di riferimenti storici, per staccare un po' dalle solite miserie dell'attualità politica che non (ci/mi?) riserva ormai altro che delusioni e diventa davvero incommentabile.

Confesso di non sapere molto, cioè praticamente nulla, del nord levante d'Italia e ad est di Verona non ci sono mai andata.
Il tuo reportage è davvero invitante!

La montagna naturalmente mi piace piu' che il mare. Io ho le mie radici qui in Valceresio, a un passo dalla Svizzera, zona prealpina dove vivo da sempre, anche se il mio povero papà era originario di Rubbio, una frazione di Bassano, a SE dell'Altipiano dei 7 Comuni. Bellissima zona per chi ama sciare, ma non è il mio caso che non ho mai avuta nemmeno una slitta!

Un grande lavoro di recupero della memoria è stato fatto negli ultimi anni qui nei nostri piccoli comuni, recuperando testimoninanze e sistemando i percorsi della notissima "Linea Cadorna" delle cui fortificazioni costruite tutte a mano sono disseminati i boschi e le alture delle nostre valli.

Anche queste da visitare.

http://www1.provincia.va.it/lineacadornavarese/it/itinerario3/percorso.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Linea_Cadorna