Un piatto di banalità

Buongiorno, 

Sia lode alla vena creativa di Tommaso, che la mia ultimamente latita! Grazie!

Il lugubre Borghezio
in un'ottica di masochismo moderato, dopo il "Buona Padania" di Borghezio alla Zanzara, ho cambiato canale e mi sono abbandonato al soporifero Forbice. 

Dal mandarino del reazionar-chic al satrapo della reazione grigia e senza fronzoli. 

Il conduttore di Zapping ha ostentato cinismo nell'affermare che "sarà il mercato a decidere se i dipendenti del ristorante del Senato vanno licenziati o meno". Come sempre dalle soffici poltrone di un'emittente si pontifica sulle vite del prossimo (ed è facile farlo specialmente per chi in quelle poltrone affonda le proprie algide chiappe magari anche in virtù di lottizzazioni, amicizie o parentele): mi pare quindi il caso di puntualizzare qualcosa. 

Ho trovato la polemica sulla mensa del Senato stupida, pretestuosa e fuori bersaglio, tuttavia non c'è stato giornalista che non abbia cavalcato la cosa. Come se il problema dei costi della politica si potesse scalfire agendo sui prezzi della mensa. La cosa patetica è che i prezzi sono stati effettivamente aumentati, sotto la cosiddetta pressione mediatica, portando il costo di un pranzo attorno ai 30 euro.

Prevedibile conseguenza, i senatori hanno cercato prezzi normali altrove, e il ristorante ora taglia il personale (Tommaso, non diciamo stro***te! sappiamo benissimo che in Italia i ristoranti sono sempre pieni ed è impossibile licenziare a causa dell'articolo 18. Ma che panzane ci stai raccontando?). Bel risultato per gli intransigenti anti-casta dei miei totani al carpaccio! Con un punto di vista più ampio, e ripetendo quanto già scritto tempo fa, trovo piuttosto ignobile la campagna antipolitica fuori tempo massimo condotta da varie testate e giornalisti, con particolare riferimento allo "sforbiciamo" con cui Zapping riempie i vuoti che il suo collega magro riempie con le musichette "qua qua qua". 

Rizzo & Stella
La bruttissima espressione "Casta" nasce con il libro di Stella e Rizzo nel 2007, il quale contribuisce non poco a creare il clima che porta alla caduta del governo Prodi (evento quanto mai pernicioso per la storia del Paese, a mio modestissimo avviso). In quei mesi il furore contro la classe politica fu alimentato dai media, con toni molto simili a quelli usati oggi. Con il ritorno sciagurato "of the man who was about to screw his country" quella banda di schiene dritte dei nostri giornalisti (corporazione ben più nociva dei politici IMHO) ha messo in sordina tutto.

Scajola, la protezione civile, Cosentino, Verdini, nulla di tutto questo ha fatto riaffiorare i luoghi comuni sulla "casta". Nemmeno Scilipoti e Razzi sono bastati a generare il clima di finta indignazione dei media cosiddetti terzisti. Oggi tutto d'un tratto è ridiventato luogo comune il "sono tutti uguali" e personaggi irresponsabili gettano benzina sul fuoco portando avanti l'idea che la classe politica sia talmente marcia da aver contaminato le istituzioni che dovrebbe rappresentare.

A tal punto che il pensiero che in fondo della democrazia forse possiamo fare a meno risulta sempre più lecito e diffuso. 

Saluti 

Tommaso

Riprendo un po' più seriamente la linea per le due mie considerazioni stavolta in parziale disaccordo.Quanto sta succedendo ai dipendenti della mensa del Senato avverrà ogni volta che si taglia un privilegio. Avverrà ai conducenti delle troppe auto blu. Avverrà agli operai della Maserati cui non verranno acquistate le 19 ammiraglie. Avverrà ai troppi portaborse. Avverrà  ai dipendenti dell'agenzia viaggi interna. Avverrà a tutti quelli che forniscono ingiustificatamente dei servizi inutili e troppo costosi. Avverrà ogni volta che si liberalizza un settore. E comporterà sia di solito dei risparmi per tutti, che, soprattutto di riportare con i piedi sulla terra una classe politica che da troppo tempo non ha più contatti con la realtà. 

Perchè quello che noi paghiamo ai politici, viene fornito da qualcuno che non lo fornirà più.

E perchè cosa ne può capire della vostra vita uno che pranza lucullianamente per un paio d'euro, che non ha idea di cosa sia prendere un treno pendolari, pagare un pieno di benzina, litigare con l'ordinaria burocrazia o arrivare a fine mese con uno stipendio normale? 

Maria Antonietta
Quanto Maria Antonietta: "Il popolo ha fame? Dategli le brioches!". Insomma il parziale adeguamento del costo del ristorante del Senato, non sarà certo un risultato storico, ma è un risultato positivo. Come lo sarà la riduzione delle auto blu.

Al di là di questo l'informazione che è stata data in materia ha oggettivamente confuso un malcostume folkloristico con un abominio di grosse proporzioni, come nella migliore tradizione dei media italiani. E, sempre nel solco di quella tradizione, adesso, dopo l'ubriacatura contro la Casta, dopo la sbronza contro l'antipolitica, adesso ci crogioliamo nel "Tutti uguali, tutti ladri".

Ciao

Paolo
Al ristorante? No, In taberna!

9 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

@Paolo

il mio post non vuole troppo difendere i camerieri o chi ha perso il posto al ristorante del Senato, e tantomeno la loro plateale protesta.

Trovo insensata l'importanza che si è data a questo tema, e volgarmente demagogico l'atteggiamento di alcuni giornalisti su di esso.

Soprattutto, qual è la conseguenza della schifosa campagna mediatica sui prezzi del ristorante del Senato?

La conseguenza è che i nostri pingui amministratori della Cosa Pubblica smaltiscono un po' di ciccia attraversando la strada e andando in un ristorante o un bar differente e spendendo come prima, forse mangiando un po' meno anche.

Magari questo allungherà la vita ad alcuni di loro aumentando il vitalizio che siamo costretti a versargli :-D.

Un bel colpo, non c'è che dire.

Ciao

T.

PaoloVE ha detto...

@ Tommaso:

sia chiaro, le banalità non sono quelle del post, ma quelle troppo spesso scritte, senza nessuna proporzione rispetto ai reali problemi, sull'argomento "Casta".

Ciao

Paolo

Francesca ha detto...

Dice bene Paolo: una classe politica che ha smarrito il senso del reale.....

Ieri il presidente del Senato Schifani ha tirato un po’ le orecchie ai giornalisti, dicendo loro che spesso alimentano nella gente un pericoloso sentimento di «antipolitica»: avrà le sue ragioni, ma sarebbe interessante sapere se pensa che anche una vicenda come questa rientri nelle esagerazioni della stampa. O se spesso non siano gli stessi politici a dare di sé l’idea di una (tanto per usare un termine abusato) «casta».

Dal pezzo di oggi del sempre ottimo Michele Brambilla:

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9572

Germano Scarpa ha detto...

Buongiorno,

Vediamo se oggi ce la faccio a postare senza problemi tecnici :-)

Condivido il pensiero di Paolo. Se l'impresa non ha mercato, è giusto che chiuda. Quello che potrebbe capitare ai dipendenti del ristorante in questione è ciò che si concretizza oggi in tantissime altre realtà nel mondo della ristorazione, costrette alla cessazione dell'attività senza alcun clamore mediatico.

L'unica differenza tra il ristorante del Senato e le ben più comuni trattorie sotto casa è che la prima esercitava in un contesto altamente privilegiato, senza formale o possibile concorrenza.

Sul comune sentire antipolitico che serpeggia da un po' di tempo, non ritengo che questo sia scaturito da giornali, a cui manca da diverso tempo la capacità reale (o la voglia) di fare opinione tramite grandi o emergenti firme. Se c'è una cosa di cui abbiamo avuto la prova del nove in Italia è che stampa, televisione e Berlusconi non fanno opinione sulle masse, ma vanno a cercare ciò che è opinione delle masse, per quanto estremo e becero possa essere, per poi cavalcarlo, con entusiasmo.

Costa meno e paga di più, a tutti i livelli, fare sondaggi e raccontare quello che la stragrande maggioranza vuole sentirsi dire, piuttosto che cercare di convincere qualcuno delle proprie idee.

Concordo con Tommaso invece sul fatto che, se per esercizio democratico intendiamo la risultante italica, forse ci sarebbe da ripensare grandemente la forma di governo.

- GS

Francesca ha detto...

@ GS

vero!
è esattamente quello che Severgnini ha scritto nel suo libro a proposito del follower anzichè leader!

F®Ømß°£ ha detto...

@GS

se parliamo di carta stampata, non posso che concordare: è lapalissiano che non può fare opinione: pochi leggono i giornali (anche considerando quelli online) e spesso si tende a leggere la testata che "sta dalla propria parte". Ci si mettono poi opinionisti spesso di scarsa qualità e quasi sempre molto schierati e poco onesti intellettualmente.

Non sarei così sicuro della scarsa influenza della televisione. Quanto della paranoia contro gli immigrati è dovuta a fatti concreti e quanto al martellamento dei telegiornali sulla cronaca nera? Parlano molto chiaro le statistiche sui reati, quelle sulla percentuale di tempo dedicato alla cronaca dai TG, e infine i sondaggi sulle maggiori paure del popolo che ha votato tre volte un delinquente a Palazzo Chigi.

Trovo che sia difficile essere sicuri su chi sia il leader e chi il follower con buona pace anche di quel piacione di Severgnini, mi pare piuttosto un circolo vizioso.

Probabilmente il brizzolato e Germano non hanno torto sottolineando che i media, in mano a persone pigre e di basso livello, non ha il potere di imporre una linea del tutto originale, ma il fatto di cavalcare ciò che si suppone che la massa desideri sentirsi dire, non è privo di effetti. Fomentare un'opinione è anche diffonderla , che è poco differente dal farla.

Ciao

T.

Germano Scarpa ha detto...

@Tommaso

Forse mi sono spiegato male. Sono convinto che la televisione sposti gli equilibri. In politica, nello sport, in qualunque situazione. Persino in ambito culinario. Chiunque conosce i famigerati piatti di Benedetta Parodi, mentre Massimo Bottura è e rimane da addetti ai lavori. Tutto questo accade, io credo, perché il televisore è lo strumento di comunicazione più diffuso ed efficace presente oggi in Italia.

Questo non cambia il fatto che Berlusconi (perchè tanto si finisce sempre a parlare di lui) non abbia mai sfondato quando tentava di far vedere agli italiani come la pensava veramente ("le maligne toghe rosse" e i 4 peones pagati fuori dal tribunale a tifare per lui ne sono un esempio), ma ha stravinto quando parlava di governo del fare e di abbassamento della pressione fiscale (non pervenuti, di fatto, entrambi).

Concetti demagogici, minimamente supportati dai fatti. Che però l'hanno portato a Palazzo Chigi per ben tre volte.

Non entro nel merito "etimologico" della differenza tra fare o usare l'opinione. Quello che credo personalmente (ignoro Severgnini da un decennio, quindi non posso accreditarlo nella mia tesi :-) ) è che, sebbene ci sia molta differenza tra far tracciare la rotta di un paese ad un sondaggista piuttosto che ad uno statista, tutti noi siamo stati spettatori di come siano andate le cose e le elezioni negli ultimi 20 anni. Di come parlare alla pancia del paese sia più facile, più convincente. Semplicemente efficace, indipendentemente dai catastrofici risultati.

D'altronde Berlusconi ha vinto la prima volta parlando di legalità, perchè è quello che gli italiani chiedevano dopo mani pulite.

Ha vinto la seconda parlando di impegni concreti, di governo del fare, perchè sapeva che gli italiani erano stanchi del gioco sempre uguale della politica.

Ha vinto la terza volta promettendo tagli alle tasse, vendendo a tutti un miracolo economico di defiscalizzazione del quale era l'unico a conoscere la ricetta.

E se ci sarà una quarta, cavalcherà (tra l'altro ha già detto che lo farà quindi non è una previsione, al massimo una citazione ) l'onda dell'antipolitica per farsi rieleggere, ricordando che lui è un imprenditore di successo prestato alla gestione della cosa pubblica per motivi chiaramente umanitari.

-gs

Francesca ha detto...

@ GS

come fai ad ignorare BSEV che è un autentico faro nella notte ??
peccato tu non abbia letto il suo libro La pancia degli italiani - SB spiegato ai posteri.
Il fattore Hoover spiega molte cose.

F®Ømß°£ ha detto...

@GS

Condivido il tuo post.

@Francesca

Severgnini banale, sopravvalutato e narcisista.

Ciao

T.