Vatileaks e liste Falciani: qual è il vero Giannino?

Buongiorno,

in più occasioni in questi giorni Oscar Giannino ha approfittato della sua presenza radiofonica mattutina a fianco di Alessando Milan a Radio24 per esprimere il suo sconcerto per il silenzio delle istituzioni e della politica italiana rispetto al processo che si sta celebrando in Vaticano e che ha per imputati, tra gli altri, i giornalisti Nuzzi e Fittipaldi.

Da quanto capisco i due giornalisti sarebbero processati in quanto complici di un furto di documenti riservati / segreti e responsabili della loro pubblicazione.

Se la seconda parte dell'incriminazione (la pubblicazione) mi pare pretestuosa nei confronti di un giornalista, la prima, quella relativa alla complicità nel furto di documenti, getta a mio modo di vedere una luce un po' diversa sulla cosa: una cosa è scoprire qualcosa e pubblicarlo, altro è mettersi d'accordo con qualcuno perchè questo rubi qualcosa da pubblicare: quanto basta dal trattenermi dalle pretese che lo Stato si muova per tutelare la libertà dei due giornalisti, almeno sino a quando non sia appurato che non hanno responsabilità nell'eventuale furto.

Giannino invece afferma che lo Stato dovrebbe comunque tutelare i due: rubato o meno quel materiale contiene delle informazioni che ne giustificano l'utilizzo a scopo informativo e poco importa come i giornalisti se lo siano procurato.

Posizione che impone adesso di capire se a sostenere questa cosa sia il vero Giannino o un abile imitatore.

Perchè tempo fa (ma forse era un imitatore quello di allora) Giannino, parlando di quel Falciani che aveva venduto a vari Stati europei (che poi l'avevano rigirato ad altri) l'elenco dei titolari di conti segreti in Svizzera (e dei suoi complici) sosteneva convintamente che: "Hanno volgarmente tradito le aziende per cui lavoravano, e la fiducia di migliaia di clienti che a quelle aziende si affidavano. Ma lo hanno fatto per una scelta cinica che si è rivelata giusta: hanno capito che, nella crisi, economica e finanziaria, gli Stati si sarebbero comportati come dei lupi famelici... Per quanto mi riguarda,  il loro posto è la galera."

Insomma, se si tratta di scovare evasori, l'uso di materiale rubato al di fuori di un accordo in tal senso è un "abbietto rivolgimento della legge" (sic!) e merita la galera, mentre se si tratta di farlo per pubblicare un libro o un articolo va tutto bene e merita una tutela da parte dello Stato per i responsabili. 

Dire che ho qualche difficoltà a riscontrare una benchè minima coerenza in queste due posizioni è grande un eufemismo al ribasso: perchè il dovere del giornalista di pubblicare ciò che sa sarebbe diverso da quello del pubblico ufficiale di attivarsi davanti ad una notizia di reato?

Purtroppo, dato che non credo che quella odierna di Giannino sia una difesa di casta e categoria, temo di dover confermare una volta i più che quando si parla di Stao e Tasse, Giannino si dimostra sempre molto acuto e documentato, ma purtroppo abbandona ogni pretesa di logica e coerenza, inficiando in questo modo i risultati dei suoi ragionamenti e sfociando in una disonestà intellettuale di fondo che purtroppo permea troppo spesso le sue analisi in materia

Ciao

Paolo

3 commenti:

PaoloVE ha detto...

...e, prima che qualcuno me lo dicesse, ho corretto il brutto refuso nel titolo (di cui però resta orrida traccia in qualche newsreader :-(

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

... Me lo devo essere perso e comunque anche "stao" è un refuso ;-)
Ciao.

Michele Reccanello ha detto...

E comunque su YouTube in uno stralcio di non so quale trasmissione televisiva che riportava una accesa discussione tra Nuzzi e il senatore Gasparri (sigh!) il primo ha sostenuto che i documenti di cui è entrato in possesso erano "liberamente disponibili".

Saluti.