Una politica energetica nazionale ad personam

Buongiorno,


E, tanto per cambiare, racchiude in sè per l'ennesima volta, la misura di quanto Silvio Berlusconi sia, per dirla con le parole dell'Economist, "Unfit to lead Italy" e di quanto sia disposto a far pagare all'Italia i suoi problemi personali.

Il Premier nella campagna elettorale di tre anni fa aveva dichiarato l'intenzione di riaprire la stagione nucleare italiana e, dopo aver stravinto le elezioni, aveva annunciato che entro la fine della legislatura l'allora ministro a sua insaputa avrebbe fatto in modo di iniziare i cantieri di quattro centrali di terza generazione Areva / Siemes come quella in via di realizzazione in Finlandia ad Okiluoto. Lo scopo era di produrre con il nucleare il 5% dell'energia necessaria all'Italia investendo una somma oscillante tra i 12 ed i 24 miliardi di euro nelle centrali. Sulle cifre vado a memoria, ma non credo di sbagliare di molto.

Due uomini un perchè
Tremonti sbandierava il fatto che il PIL italiano era gravato da costi dell'energia superiori a quelli del resto dei competitor proprio per l'assenza del nucleare nel paniere energetico nazionale, la Prestigiacomo magnificava la riduzione della CO2 che l'adozione di questa produzione avrebbe comportato, Chicco Testa preparava gli spot per un forum che convincesse gli Italiani della bontà di una scelta che li lasciava per la verità freddini, specialmente quando si trattava di avere una centrale vicino a casa, l governo affidava ad un "equilibratissimo" Veronesi una Agenzia per il nucleare priva di fondi e contenuti.

I soliti antinuclearisti ordivano un referendum per boicottare il disegno governativo, referendum che, accorpato ad altri tra cui uno in tema di giustizia che infastidisce il Premier,  il governo riteneva opportuno boicottare negando (al modico costo di oltre 300 milioni) l'election day in contemporanea alle elezioni amministrative.

E a questo punto arriva il terremoto e lo tsunami a scuotere le centrali giapponesi, causando il disastro di Fukushima.

Nuke? Ahi ahi ahi!!!
Le reazioni del governo sono improntate al non è successo niente, si va avanti come se niente fosse, anche se i politici più sensibili all'umore dell'elettorato come la Prestigiacomo avvertono subito il partito dell'opportunità di non perdere le elezioni sostenendo il nucleare. Probabilmente nel supremo interesse del Paese. Tremonti fa un doppio salto mortale si accorge che il nostro PIL non è gravato dai costi di decommissioning.

Ma il governo resta sostanzialmente e formalmente sulle sue posizioni: indice una moratoria dichiarata di due anni, ma di fatto a tempo indeterminato, senza però che la barra venga spostata dalla direzione originaria.

E ieri, invece, senza alcun ripensamento intercorso, senza alcuna revisione, senza nessuna ammissione di errore, esplode la bomba: il governo revoca tutte le norme che permettevano di mandare avanti il programma nucleare. Vi stupisce sapere che improvvisamente anche il ministro Romani ha canbiato idea?

Perchè questa mossa improvvisa, quando si poteva lasciare tutto com'era?
Il Ministro Paolo Romani

Immagino di essere uno dei molti oggi a sostenere che la scelta dipende essenzialmente dall'intenzione di boicottare ulteriormente il referendum che più a Silvio interessa: quello sul legittimo impedimento. Infatti, non pago di aver respinto l'election day, abrogate le norme sul nucleare decadranno i due referendum relativi, quelli che attualmente interessano di più agli italiani e che avrebbero rappresentato un forte traino anche per quelli sulla gestione privata dell'acqua e sul legittimo impedimento, cui risulterà più difficile raggiungere il quorum.

UPDATE: siccome sono maligno, anche nelle dichiarazioni odierne del ministro Romani leggo (anche più chiaramente di ieri) l'intenzione unicamente di boicottare il referendum. Il ministro in sintesi dice "azzeriamo tutto" (non che ci volesse molto, visto che non era stato fatto molto più di annunci roboanti, come sottolineava ieri il Prof. Clò da Barisoni), referendum compresi, e ne riparliamo tra un po', quando l'Europa abbia deciso nuove linee guida in materia.Insomma si vuole cancellare quel poco che c'è, e che nulla ha a che vedere con eventuali linee guida sulla sicurezza, per poter riprendere in tranquillità tra un po'. Magari legittimamente impediti.

Un giorno Berlusconi, con il suo consueto savoir faire, si disse convinto del fatto che in Italia non ci fossero abbastanza coglioni da mandare al governo la sinistra. Io oggi, più modestamente, mi chiedo quanti continuino ad essere d'accordo a sobbarcarsi le ingenti spese necessarie a garantire l'impunità del Premier. E spero che siano molto pochi, e che non sia già troppo tardi per un Paese che viene coperto di ridicolo dal proprio governo ad ogni piè sospinto.

Quanto al nucleare resto deluso nella mia speranza di vedere finalmente una disanima seria sull'argomento: si è passati da una adesione acritica al programma ad una rinuncia altrettanto acritica ed emozionale.

Ciao

Paolo
Chissà se ha imparato da loro

3 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buongiorno,

non ho avuto tempo di scrivere un post, quindi riassumo in questo commento.

Partiamo dal nucleare: come Paolo, mi piacerebbe assistere a discussioni tecniche sull'argomento e avere almeno l'impressione che le decisioni sulla politica energetica fossero prese sulla base di considerazioni scientifiche, strategiche in un'ottica di lungo periodo.

Come diceva ieri Barisoni la politica energetica determina il futuro del Paese.

Invece bisogna assistere alle solite fazioni, tra nuclearisti che somigliano a speculatori edilizi, e ecologisti che portano avanti il verbo delle rinnovabili come panacea di tutti i mali.

Tutti infinitamente apodittici e portatori di granitiche verità.

Concordo anche sull'analisi di Paolo riguardo all'obiettivo anti-referndario di questa inversione a U del governo. Inversione che vede numerosi ministri e non rimangiarsi alcune delle granitiche verità di cui sopra senza fare una piega.

Vorrei però porre una questione, visto che passo per il sostenitore di Asor Rosa ;-).

Osservo un problema di fondo che non è solo italiano, ma è presente in tutte le democrazie occidentali.
La politica, che già tende e essere subordinata all'economia, non riesce più a prendere decisioni di lungo respiro a causa dell'attenzione che viene data all'opinione pubblica e ai sondaggi.
I media da un lato amplificano i diversi annunci governativi e dall'altro rendono disponibili rapidamente le reazioni dell'uomo di internet, se non di quello della strada.
Il risultato è che molti governi non prendono mai decisioni impopolari, impedendo spesso al Paese di avere una strategia organica e tesa a un obiettivo nell'arco di 10-15 anni.
Oltre all'esempio del nucleare in Italia (di cui non sono un sostenitore, come ho già scritto, ma non è questo il punto), posso citare la Merkel che spegne le centrali tedesche sperando di prendere voti ai Verdi o Sarkozy che, vista la visibilità data dall'impresentabile Maroni ai tunisini di Lampedusa non può permettersi di farli entrare in Francia senza problemi.

La statura di un uomo politico si vede proprio nella sua capacità di ridurre questo problema, se possibile anche facendo comprendere le sue scelte in apparenza impopolari ai cittadini.

Un Parlamento di nani (politicamente parlando) e una politica di piccolo cabotaggio portata avanti per anni, non solo fa arretrare il Paese nella competizione mondiale, ma anche prepara il terreno per una svolta autoritaria, dal momento che apparirà l'unica via per prendere decisioni importanti (e qui quel reazionario di Cruciani batterebbe le mani).

Saluti

Tommaso

MS ha detto...

Complimenti al post di Paolo ed al commento/post di Tommaso... veramente ottimi :)

Michele Reccanello ha detto...

E' tutto da vedere se, una volta passata questa tornata di referendum, fra qualche mese questi non decideranno di andare avanti con il piano per la costruzione delle centrali nucleari. E della volontà popolare, ritenuta cosi importante dai Cicchitto del Cdx quando si tratta di proteggere il capo, tanti saluti!