E' scappato un cervello...


...ma non si tratta di un cervello in fuga, bensì di quello di Giampaolo Pansa.

Buongiorno,

pubblico una  piccola nota pur lasciando il blog in ferie ancora per qualche giorno ma, a causa della mia idiosincrasia per Gianpaolo Pansa, che ha pubblicato questo articolo sul 25 aprile confermando la sua linea  tesa a sminuire l'operato della Resistenza Italiana, non riesco proprio a trattenermi.

Gianpaolo Pansa: revisionista
E, prendendo spunto dall'articolo, mi chiedo se è proprio tanto scandaloso che una città non voglia commemorare con una targa  il filosofo Giovanni Gentile, uno degli ideologi del fascismo e firmatatrio del Manifesto della Razza.

E mi rispondo di no. Ci può stare. Altro può essere il chiedere di spostarne i resti da S. Croce, ma non sono io ad accomunare le due iniziative, è Pansa a farlo strumentalmente nel suo articolo, dove continua nella sua migliore tradizione a seminare mezze verità e bugie in mezzo a banalità sino a formulare "pensieri" francamente grotteschi che vorrebbe fossero rivoluzionari.

E così Pansa scopre che la guerra partigiana fu minoritaria e portata avanti prevalentemente dai comunisti (leggersi De Felice per parlare del periodo fascista evidentemente gli pareva brutto, ma gli avrebbe evitato di arrivare a quelle conclusioni con oltre cinquant'anni di ritardo: lento ma affidabile ha scoperto l'acqua calda -o forse addirittura quella tiepida-).

Partigiani: Brigata Garibaldi o Osoppo?

Scopre che, mentre i fascisti volevano la conservazione del simpatico regime esistente, le diverse anime dei partigiani non avevano un pieno accordo per il futuro del Paese. Ma va?!?! E io che pensavo fosse cosa insita nell'essere anime diverse dello steso movimento!

E ricorda che i bombardamenti anglo americani causarono più morti delle rappresaglie nazi fasciste, come se fosse strano che, in guerra a causare il maggior numero di vittime ad un Paese sia chi lo sta combattendo piuttosto che chi se ne dichiara in quel momento alleato.

Complimenti per la logica. Comperare un paio di neuroni usati in svendita no?

E, parlando dei partigiani comunisti, afferma che "La loro strategia era chiarissima: spargere il terrore tra i fascisti, anche quelli di seconda e terza fila, per spingerli a reagire e far così divampare l’incendio della guerra civile". No, questa non glie la passo. Lo scopo dei partigiani era di abbattere il regime, con qualunque mezzo, anche eliminandone gli esponenti. Il terrore non interessava, se non quando funzionale allo scopo.

Togliatti, sconfitto nel 1948
E scopre che non tutti i partigiani avevano riconsegnato tutte le armi alla fine della guerra, evidentemente perchè volevano sostituire a quella fascista la dittatura comunista.

Immagino che Pansa, per avvalorare il suo pseudo ragionamento, sia in grado di portare un esempio di guerra civile in cui gli strascichi siano finiti subito e tutti abbiano subito distrutto o riconsegnato le armi. Me ne basta uno solo, perchè nella realtà questo non avviene MAI. Infatti nemmeno i partigiani "bianchi" restituirono tutte le armi, ma dubito che Pansa voglia sostenere l'ipotesi che De Gasperi volesse un golpe.

Sulla base di queste considerazioni Pansa propone di festeggiare la Liberazione il 18 aprile del 1948, quando la DC di De Gasperi vinse le elezioni prevalendo sul PCI di Togliatti.

Ora, tutto si può fare, ma sarebbe bene ricordare una ulteriore banalità: se si tennero quelle elezioni è anche merito dei partigiani, in gran parte comunisti, come lo stesso Pansa ci tiene a rimarcare. Se avesse vinto la parte avversa, staremmo celebrando la marcia su Roma. Il che al nostalgico Pansa forse non spiacerebbe. In fondo la sua scelta del "giornale" su cui scrivere le dice lunga...

Ciao

Paolo

7 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

ho letto recentemente ne "La storia negata", un libro scritto da storici (non giornalisti) contro un certo tipo di revisionismo di cui Pansa è senz'altro un alfiere.

Uno dei temi portati avanti nel libro è l'uso politico della storia per cui si modifica l'analisi del significato storico di alcuni eventi per modificare le conseguenze che se ne possono trarre ai nostri giorni.

Sono almeno 20 anni che escono libri tesi a far passare l'idea che il fascismo sia stato una "dittatura soft", che tra repubblichini e partigiani c'è poca differenza, non foss'altro per le crudeltà reciproche, che l'unico vero pericolo per la storia italiana sia stato il comunismo.

Quei pericolosi bolscevichi della svolta di Salerno, quelli che hanno votato a favore dell'inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione, e quelli che ora sono ridotti alla miseria dei cartelli elettorali in bianco e nero o ai deliri dei micropartiti extraparlamentari. Questo era il pericolo maggiore dagli anni 50 al XXI secolo.

L'irritazione che mi viene quando sento parlare Pansa o leggo i suoi articoli è intensissima, per cui mi trattengo dallo scrivere troppo. Credo tuttavia che l'uomo giochi molto sull'ignoranza diffusa, e sulla redditività di questa linea semplicistica di "storiografia" da dilettante.

Purtroppo l'italiano medio fino alla mia generazione non ha studiato a scuola nulla di ciò che è accaduto dopo il '45. Questo rende possibile che qualsiasi fanfaronata sia creduta e propagandata da tutti coloro cui fa comodo politicamente.

Come già detto, un Paese così non ha futuro.

Saluti

Tommaso

Michele Reccanello ha detto...

naturalmente non posso non condividere tutto cio che hai scritto. A Pansa, come a molti italiani creduloni, bisognere ricordare che se davvero il PCI avesse voluto fare la rivoluzione il momento buono ci sarebbe stato con l'attentato a Togliatti. Ma il migliore (complice la vittoria di Bartali al tour de france?) decise dimostrare che non era cosi. E cosi prosegui Berlinguer su quella strada: Un PCI che marcava le sue differenze rispetto a Mosca e che credeva nei valori della democrazia.

Non raccontare queste cose, vuol dire che al popolo pecorone racconti solo falsità per il proprio tornaconto, come fa B. quando agita lo spauracchio dei comunisti che mangiano i bambini.

Clem ha detto...

Il pezzo di Pansa mi ha fatto letteralmente schiumare. Mi ha portato alla mente Monicelli e la sua fine ingrata. Come paese dovremmo imparare dai nostri errori e darci delle regole MODERNE per gestire il cosiddetto "fine vita". Le malattie neurodegenerative sono una cosa seria, e Pansa andrebbe accompagnato con gentilezza e tatto in un qualche ospizio per fasci nostalgici dove possa morire con dignità, il prima possibile.

Clem ha detto...

Urg.
Dato che non so scrivere, puntualizzo che "il prima possibile" è riferito all'andare in ospizio, non al "morire con dignità".

Michele Reccanello ha detto...

a Pansa preferisco l'intervista aGiorgio Bocca.

PaoloVE ha detto...

...sul titolo piovono conferme a dirotto:

http://www.libero-news.it/news/727138/I_genitori_del_Duemila_generano_bulli__Ho_un_idea__aboliamo_mamma_e_pap%C3%A0.html

Ciao

Paolo

PaoloVE ha detto...

E' imbarazzante, ma sembra che il Pansismo sia anche contagioso:

http://tinyurl.com/pansismo

Vi si sostiene persino che "senza voler fare di ogni erba un fascio, i ragazzi d’oggi sono mediamente più maleducati e più violenti di quelli di trenta-quarant’anni fa".

Ora, trovare su Libero l'espressione fare di ogni erba un fascio può riempirmi di ilarità, ma non nasconde che i giovani di trenta quaranta anni fa erano quelli degli anni di piombo. Evidentemente tutti educatissimi e pacificissimi.

Credo che usare l'etilometro prima di scrivere sia contrario all'etica professionale nella redazione di certi giornali.

Ciao

Paolo