Migranti: occhio non vede, cuore non duole

Buongiorno,

l'ennesimo naufragio (anzi, gli ennesimi naufragi) di carrette del mare che hanno condannato a morte centinaia di migranti (e forse più di un migliaio, considerando anche quanto avvenuto a Rodi) hanno riportato il problema dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo sotto l'occhio dei media, e lo hanno fatto nel modo più straziante, rivelando a tutti una delle peggiori tragedie della marineria civile di ogni tempo.


Ma personalmente ho l'impressione che all'Europa tutt'ora poco importi della tragedia che si sta consumando tra le nostre coste e quelle libiche, e che, tutto sommato, anche a noi basterebbe spostare la tragedia un po' in là, quel tanto che basta per non vederla.

Perchè tutto quello che sento sono proposte che non mi danno minimamente l'impressione di essere volte ad affrontare situazioni che rendono preferibile per i profughi affrontare le traversie di viaggi da tregenda, il ricatto derivante dall'indebitamento con i trafficanti ed il rischio di una morte in mare alla realtà da cui fuggono.

I blocchi navali, i droni, i bombardamenti dei barconi, i respingimenti in alto mare,... potranno forse rallentare per un po' i flussi, come già fece la gestione del confine sud della Libia (e dei suoi campi di concentramento) da parte di Geddafi, ma lasciano intonsi fame sottosviluppo, malattie, guerre civili e terrorismo che rendono invivibile ampia parte del continente africano e del Medio Oriente. E senza rimuovere le cause dell'esodo, continueremo ad avere i profughi. Ed i loro fastiodiosi decessi sulle nostre coste...

Ciao

Paolo

(1) in realtà l'Italia non ha affondato alcun barcone in Albania, nè mi risulta lo abbia fatto in Somalia , come alcuni stanno dicendo...

3 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Ciao paolo,
Lunedi casualmente ascoltavo radio Capital, un ex militare della marina (anonimo) dava la sua versione raccontando che i barconi in Albania venivano affondati. Puoi ascoltare l'intervento qui:
http://download.capital.it/podcast/geco/2015/geco-pod-2015-04-20.mp3 (dal minuto 17 e 15 secondi)

PaoloVE ha detto...

@ MR:

ti confesso che non ho avuto tempo di ascoltare il file, ma da quanto mi risulta l'Italia ha operato in Albania con operazioni diverse in tempi diversi (operazione bandiere bianche, operazione Alba,...).

Durante l'operazione Bandiere Bianche operammo una sorta di blocco navale che portò all'affondamento accidentale di una imbarcazione a seguito di uno speronamento (http://www.ilpost.it/2015/04/22/blocco-navale-albania-1997/) con corollario di morti.

Durane l'operazione Alba invece vennero intenzionalmente affondati e distrutti dei barconi utilizzati per traffico di uomini, armi, droga e contrabbando di sigarette dalla malavita albanese.

Ciò avvenne a terra, all'interno dei porti di Valona e Durazzo, e, da quanto si sa, fu fatto da polizia ed esercito albanesi assistiti da militari italiani presenti in loco sulla base di un accordo con il governo locale.

Immagino che il militare intervistato facesse riferimento a questa situazione.

Direi che le differenze con lo scenario libico sono abissali: gli affondamenti riguardavano navi vuote, avvenivano sostanzialmente prelevando i mezzi in porto ed erano operati da operatori locali che salivano sul mezzo che veniva poi fatto affondare e lo controllavano e sgomberavano ricevendo la nostra assistenza, mentre oggi si vorrebe bombardare imbarcazioni di cui non si sa nulla, a partire da chi ci possa essere a bordo davanti alle coste di un Paese con cui è impossibile prendere accordi perchè privo di governo.

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

Paolo,

Si, credo che parlasse dell'operazione Alba.

Ciao.