Tripoli, bel suol d'amore...

Buongiorno,

forti del clamoroso successo politico e militare che ha portato alla caduta dell' amico Geddafi, alla successiva disgregazione di qualsiasi parvanza di realtà statuale in Libia ed all'avanzata sulle sue coste di movimenti vicini o organici all'Isis, sembra che in questi giorni ci si stia avviando ad assumere il comando di una missione militare in quei territori, il che presume che sia già stata presa la decisione di parteciparvi, e di farlo con un certo spiegamento di uomini e mezzi.

Contemporaneamente (1) ci stiamo muovendo per consolidare e difendere quello che si teme possa diventare il principale obiettivo dello stesso Isis in Iraq, e cioè la grande e ormai malconcia diga a monte di Mosul e Bagdad.


Il tutto senza che il nostro Parlamento stia apparentemente dedicando alla cosa una particolare attenzione.

Personalmente apprezzo moltissimo l'Art. 11 della nostra Costituzione nel suo esprimere il ripudio della guerra e, pur rendendomi conto del fatto che purtroppo e  nonostante tutto la guerra possa essere una necessità, non trovo assolutamente opportuno come attualmente viene gestito dal nostro Governo quello che nella sostanza è l'ingresso in guerra dell'Italia in due scenari del conflitto in territorio arabo contro l'Isis.

Perchè non basta chiamare una guerra con un nome diverso (missione di pace? polizia internazionale?...) per restare nei (molto ragionavoli) binari della Costituzione.

E, soprattutto, sarebbe importante che vi fosse una certa chiarezza su obiettivi, modalità, limiti di ciò che stiamo per andare a fare. Perchè se dovessero esserci dei problemi (e in un conflitto ce ne sono per definizione), è bene che vengano pianificati, calcolati ed affrontati preliminarmente ed al di fuori di uno scenario di battaglia (2), piuttosto che rischiare di ritrovarci domani in qualche deserto, magari con i gradi da comandante, ma con le chiappe scoperte ed in balìa delle polemiche davanti ad un esercito nemico.

Ciao

Paolo

(1) Il Von Clausewitz che russa in me ha avuto un sussulto davanti all'idea di dover affrontare l'apertura di più fronti contro un nemico non esattamente in rotta...

1 commento:

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,

(Avevo già visto letto ieri ma non ho trovato il tempo per fare un commento)
Sull'articolo 11 il solito utopico sottoscritto lo riscriverebbe così:
"L'Italia è un paese neutrale* ma se si presentano degli invasori allora combatterà con le unghie e i denti per difendersi. Per la risoluzioni di controversie internazionali l'Italia da la sua benedizione all'ONU che dovrebbe rappresentare una sorta di governo mondiale, ma che di fatto è da sempre azzoppato dai veti incrociati e da paesi che pensano sempre di fare da se perché si sentono i padroni del mondo."

Saluti.
* Per la cronaca ritengo le forze armate delle istituzioni sovradimensionate per non dire inutili e assai costose per la collettività.