L'antipolitica ed il governo tecnico

Buongiorno,

oggi doppia ospitata. Qui sotto il post di Michele, qui quello di Tommaso. A entrambi i miei ringraziamenti. Attorno ad ora di pranzo uscirà anche un mini post mio...

Concita De Gregorio
su Repubblica di qualche giorno fa ho letto questa intervista di Concita de Gregorio a Matteo Renzi, che mi ha fatto riflettere per due passaggi , uno che conteneva la parola “antipolitica”, il secondo “governo tecnico”.

In questi anni i politici, in particolare sotto i colpi e le accuse sferzanti di Beppe Grillo che ne è una delle voci più forti e che ha maggiore eco, si sono riempiti la bocca con la parola antipolitica. 

Mi rendo conto che spesso il Genovese le spara grosse però parlare in certi termini per chi (ahimè!) fa della politica una professione, mi pare assai gattopardesco in quanto è alla luce del sole il distacco che c’è tra il mondo reale e il mondo ovattato e i frequentatori dei palazzi romani che, in un periodo di crisi così forte, non riescono a cambiare mentalità e atteggiamenti per adeguarsi ai nuovi problemi e soprattutto ai mille guai in cui il paese è precipitato.

Tela dò io l'antipolitica!
In realtà con la parola antipolitica i nostri ci giocano, facendo finta di non capire che si tratta di una legittima contestazione che viene da tutti i cittadini che chiedono un cambio di passo e risposte concrete ai mille problemi del paese. Una contestazione che è sempre più inascoltata da chi ci dovrebbe rappresentare e che quindi viene presentata come antipolitica, mentre invece il termine più corretto sarebbe anti-questi-politici.

A proposito di governo tecnico, mi viene sempre più da pensare che uno dei principi base del nostro sistema democratico, la separazione dei 3 poteri ovvero legislativo, esecutivo, e giudiziario, sia fallato perché chi vince le elezioni governa, issandosi quindi nei posti di comando dello stato e realizzando di fatto una continuità tra il potere legislativo e quello esecutivo che fa si che non ci sia più una netta separazione (tempo fa avevo scritto la stessa cosa, segnalando come le uniche leggi che il parlamento sta mandando avanti sono sostanzialmente le leggi proposte dal governo). 

In questi anni la cosa, dal mio punto di vista, è stata più evidente dal momento che il premier ha imposto al parlamento, tramite leggi ad hoc,  la risoluzione dei suoi problemi, che non potevano che essere accolti da una maggioranza che si trova là essenzialmente per i mezzi del Cavaliere. 

Ecco che si dovrebbe secondo me tornare a fare come facevano i Re una volta: chiamavano e nominavano i ministri nominandoli tra i competenti di una certa materia. Cerco di spiegare meglio il senso della mia idea: i vincitori della competizione elettorale chiamano, anzi nominano, un governo fatto di esterni e competenti ciascuno per la materia che lo riguarda. Ad esempio alla Giustizia ci potrà andare solo chi è competente di problemi legati alla giustizia per esempio chi ha fatto il direttore di un istituto di pena e non dei Castelli ingegneri, alla sanità chi ha esercitato la professione di medico, e così via…

Allo stato attuale mi sembra che ci sia un po’ di confusione (o forse è solo un problema mio) tra chi dovrebbe realizzare un programma elettorale che implica quindi il fare delle leggi che lo realizzino, e il governo del paese che è l’amministrazione dell’ordinario: ecco quindi che avere un governo tecnico nominato ma sganciato dalla politica gli consente dei margini di manovra che uno politico non potrà mai avere. Ecco perché penso che il governo tecnico sia migliore di un governo politico.

Riprendo la linea solo per una considerazione: mi pare che in qualche modo la proposta di Della Valle di reclutare nel partito un think tank della società civile e produttiva da candidare alla scadenza del mandato del governo sia in qualche modo una proposta che si muove in questa direzione: vedremo che ascolto ed eventualmente che applicazione potrà trovare...

Ciao
Michele

Qualche idea per un CMM?

6 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Nel blog nonunacosaseria è in corso una lunga discussione su Renzi (e anche su Fassino), tra il sottoscritto e i frequentatori. Ditemi cosa ne pensate!

Sparo cazzate, o forse sono troppo "purista"?

PaoloVE ha detto...

@ Michele:

io non sono convinto da Renzi: allo stato attuale mi pare che dica cosa non gli piace del PD, ma non come migliorarlo (rottamare i vecchi non è migliorarlo se non hai dei giovani migliori per rimpiazzarli, ed i giovani, per ora e per mille motivi hanno dimostrato poco).

Sulla visita ad Arcore sarei invece meno drastico: la riservatezza e l'informalità della cosa non mi sono piaciute, ma la politica è l'arte di trovare un punto d'incontro con chi non la pensa come te, nell'interesse di entrambi...

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

il punto è la riservatezza. Se vai in gita ad Arcore con il cappello in mano per la città di Firenze, e dal momento che lasciando per un attimo da parte la forma, ti muovi per l'interesse collettivo di una città, la vicenda dovrebbe avere una eco pubblica. In questo caso invece è stato fatto - a me cosi è parso - tutto di nascosto ed è stato reso pubblico a cose fatte. Un comportamento che puzza - a pensar male si commette peccato ma spesso ci si azzecca - e che mi fa pensare che Renzi sia andato là come minimo per soddisfare qualche sua curiosità, è stato colto sul fatto, a quel punto ha offerto la scusa di essere andato ad incontrare il PDC nell'interesse della città di Firenze.

F®Ømß°£ ha detto...

Osservazione banale.

Renzi piace assaissimo a quel tale che conduce la Zanzara, quel paradigma del reazionario becero.

Questo è sufficiente :-D

T.

Michele Reccanello ha detto...

perdona Tommaso ma non sono riuscito a capire se banale era riferito alla tua osservazione, o al mio commento...

F®Ømß°£ ha detto...

@MR

Al mio commento. Ci stavano i due punti in effetti ;-)

Ciao

T.