Il ritorno alla Lega Lombarda

Buongiorno,

correva l'anno 1989 quando dall'unione di Liga Veneta e Lega Lombarda, oltre ad altri movimenti indipendentisti regionali minori del nord Italia, nasceva la Lega Nord. 

La Liga Veneta, fondata nel 1980 era riuscita praticamente subito (nel 1983) a far eleggere un senatore ed un deputato in Parlamento e a ottenere alcuni risultati più che lusinghieri sul piano locale.

La Lega Lombarda, nata un paio d'anni dopo, ottenne invece i suoi primi rappresentanti in parlamento solo nel 1987, ma, malgrado numeri inferiori a quelli veneti, nell'unione dei due partiti riuscì a prendere il sopravvento, lasciando ai veneti cariche simboliche o poco più e relegando la Liga in posizione secondaria, cosa che fu motivo di scontento e origine di una serie di defezioni e di micro movimenti indipendentisti veneti alternativi (Life, PNE, Liga Veneta repubblica, Automia Veneto, ...).

In sostanza, gli indipendentisti veneti che volevano svincolarsi dal centralismo rapace di Roma e speravano di aver trovato un alleato in Lombardia si trovarono invischiati in un nuovo centralismo, stavolta centrato su Varese / Milano ed incarnato da Umberto Bossi.

In qualche modo, sinchè l'alleanza permetteva di portare a casa risultati e consenso sul territorio e sinchè sbandierava la consueta (ed ipocrita) avversione a Roma ladrona, la cosa venne accettata.

Ho però l'impressione che i recenti scandali e le ultime elezioni abbiano rotto qualcosa nel partito verde:
  •  Maroni ha esautorato Bossi alla segreteria senza però riuscire a liberarsene definitivamente e mantenendo una imbarazzante supervisione da parte di una consistente fetta di seguaci del Senatur
  • le concessioni del nuovo segretario al PdL in tutt'Italia hanno sacrificato l'elettorato leghista veneto e piemontese alla conquista della cadrega che fu di Formigoni, con una protervia ormai troppo scoperta per poter essere accettata in periferia
In sintesi, Maroni ha agito da segretario della Lega Lombarda, invece che della Lega Nord, concentrando la propria attenzione ed i propri sforzi su Milano e regalando ad un PdL romano ed in decadenza Veneto e Piemonte.
 
E, giustamente, ha preso praticamente solo i voti della Lega Lombarda: in Veneto ed in Piemonte c'è stato un tracollo verde di dimensioni inaudite, con voti ridotti a poco più di un terzo di quelli che furono, crollo talmente vasto da portare l'ex presidente della Regione Galan (che ricordo essere esponente di un PdL che in Veneto ha perso l'impossibile) a richiedere un rimpasto in giunta regionale a fronte di tanto insuccesso.
 
Se tanto mi dà tanto, grazie all'affermazione di Grillo, all'insipienza di Maroni ed agli eccessi del Trota e dei suoi parenti / amici, potremmo essere all'inizio del domino delle regioni, almeno al nord. E, grazie al gioco dei ballottaggi (*), non mi sorprenderei se a breve si cominciasse a vedere anche qualche regione a 5 stelle.

E, magari, finalmente, persino la fine del leghismo.

Immaginate che bello: niente più pratone di Pontida, niente più piazzate in riva degli Schiavoni, niente più ampolle con l'acqua del Po,...

Ciao

Paolo

(*) Update: Tommaso mi fa notare che questa è una stronzata fesseria, in quanto per le regioni non ci sono ballottaggi. Ha perfettamente ragione. Il nome del blog ha ampie giustificazioni, come vedete.

3 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

al massimo qualche vaffa (salutare)...

F®Ømß°£ ha detto...

Boh...

sarò pessimista, ma io vedo una minoranza con in mano il Nord Italia.

Non capisco il discorso sui ballottaggi.

Ciao

T.

PaoloVE ha detto...

@ tommaso:

"vedo una minoranza con in mano il Nord Italia"

Il che, in democrazia, è una condizione di tensione ed instabilità politica.

"Non capisco il discorso sui ballottaggi."

Fai perfettamente bene perchè non ha senso. Nella fretta ho confuso le leggi elettorali. In regione non c'è ballottaggio, quello c'è per i comuni.

Insomma, volevo vedere se stavate attenti, ecco! :-)

Ciao

Paolo