Il freno britannico

Buongiorno,


Non riesco a trovare nè nel passato nè nelle trattative di questi giorni nulla che mi faccia pensare ad un qualsiasi cambiamento di una politica britannica fatta di diffidenza nei confronti dei partner europei, di pretese di eccezionalità ed autonomia da questi (1) e di rapporti internazionali che vedono per la Gran Bretagna un partner preferenziale negli USA, e non negli Stati europei.

Non riesco a trovare nè nel passato nè nelle trattative di questi giorni nulla che mi faccia pensare che i Britannici abbiano in qualche modo rinunciato al loro isolazionismo venato di filoatlantismo per avvicinarsi ad una Europa che non li attirava ieri e, a maggior ragione in questo momento di crisi continentale, non li attira oggi.

Non riesco a capire che utilità abbia per un'Europa in cui la debolezza politica sta tracimando anche sul piano economico e sociale, a restare legata ad un'Inghilterra che è sempre stata un freno verso un disegno politico comune ed è intenzionata a rimanerlo.

Non riesco a capire che entusiasmo possa generare un accordo che sancisce che la Gran Bretagna debba rispettare meno vincoli, pur mantenendo lo stesso peso politico e capacità di veto, per mantenere una parvenza solo formale di adesione al progetto europeo, parvenza che dovrà peraltro essere ratificata da un referendum dal'esito non scontato.

Come nel caso della Turchia, ho l'impressione che l'ostinazione a voler coinvolgere nel progetto europeo chi per volontà o cultura è lontano da questo, sia un errore potenzialmente esiziale per l'intera UE, un po' come un viaggio in cui ci si ostina a far sedere accanto al guidatore un passeggero che si sa a priori che passerà il tempo del viaggio a lamentarsi, tirare il freno a mano, pretendere continue fermate e dare indicazioni sbagliate.

Ciao

Paolo

(1) Non a caso Cameron ha trattato ed ottenuto ulteriori deroghe ai vincoli europei e status particolari sia per la Gran Bretagna che per la City londinese.

5 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,
Pienamente d'accordo con te. Sono anni che mi chiedo che scopo abbia per l'Inghilterra stare nell'UE, non farebbe prima a chiedere agli USA di diventare il 51 stato?
Riesco a rispondermi solo immaginando un complotto in cui l' Inghilterra è il cavallo di troia nella distruzione del progetto stati uniti d' Europa.

MR

Michele Reccanello ha detto...

Su ciò che scrivi ieri ho letto un post di Gilioli tremendamente critico e con cui sono d'accordo. Immagino che non ti sia sfuggito...

PaoloVE ha detto...

@ M.R.:

mi diverte molto l'idea di una monarchia europea che diventa il 51° stato degli USA :-)

Grazie per la segnalazione di Gilioli: mi pare però che lui ritenga che la resitenza inglese ad entrare pienamente in Europa dipenda in maniera contingente dalla politica europea, mentre io ho l'impressione che sia il risultato di un dato culturale quasi esistenziale degli inglesi.

Mi sbaglierò ma gli inglesi mi pare siano tuttora in larghissima parte fieri del loro egocentrismo isolazionista, il che li rende, comunque ed indipendentemente da cosa l'UE possa essere o diventare, molto resistenti all'idea di rinunciare a pezzi della loro sovranità.

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

Paolo,
si è divertente l'idea. Ma mi pare che il ruolo della monarchia così come quello del nostro Presidente della Repubblica, sia molto molto limitato all'interno delle istituzioni dei rispettivi paese. Mettiamola così: sono un simbolo di tradizioni passate* che potrebbero essere facilmente messe da parte.

C'è del vero sull'egocentrismo degli inglesi e anche qualcosa di più: Si rendano conto che nel momento in cui nascessero gli Stati Uniti d'Europa rimanerne fuori è a loro grande svantaggio perciò sono sempre nel perenne dubbio "non vorrei ma non posso farne a meno"...

Ciao.

*la monarchia è una carica ereditaria, mentre il nostro PdR che non lo è in qualche modo eredita le poche funzioni che erano della monarchia Sabauda. Di fatto sono un inutile peso sulle rispettive società, basta pensare ai confronti che ogni anno vengono rimarcati sui costi sostenuti da entrambe le cariche e che vede la nostra istituzione molto più elefantiaca di quella britannica.

Michele Reccanello ha detto...

Buona domenica,
Ti giro questo link.
Oramai cosa abbastanza risaputa la crescente avversione degli inglesi alla UE. Trovo che l'autore, De Grauwe, abbia perfettamente ragione quando dice che è meglio che vinca la brexit. Sono invece meno d'accordo sulla conclusione "Quando la Gran Bretagna sarà fuori dall’UE, non sarà più capace di minarne la coesione"
perché si dimentica che gli euro-scettici non sono solo oltre manica e temo che la brexit potrebbe dar loro ancora più voce.