Tante proposte, ancora più dubbi

Buongiorno,

la manovra ha scatenato l'economista nascosto in tutti gli italiani.

Una volta si voleva sostituire Enzo Bearzot
Nella speranza di salvare le proprie algide chiappe dalla furia della finanziaria del governo che non mette le mani nelle tasche degli italiani, siamo diventati tutti economisti, pronti a proporre aggiustamenti che salvino il nostro orticello grazie a qualcos'altro. Praticamente una sindrome nimby in campo finanziario.

Purtroppo in questa nuova alternativa al fantacalcio pare si stiano dilettando anche i politici, che invece probabilmente farebbero meglio e con maggior competenza a stilare l'organico della nazionale di calcio.

Vediamo quali sono alcune delle soluzioni miracolose per uscire dalla crisi e se hanno speranza di essere realmente valide.

1) Aboliamo le Province

Personalmente sono favorevole a questa iniziativa, ma ho il forte sospetto che, sul piano economico sia inutile.
Sono favorevole perchè credo che le competenze della provincia possano essere più utilmente svolte dalle regioni di appartenenza, e constato che spesso i comuni sono già inseriti in strutture più complesse per erogare servizi omogenei su territori più vasti. 

Ho dei dubbi sull'impatto economico perchè comunque, quello che stanno facendo le province dovrà farlo qualcuno, ed avrà plausibilmente un costo simile. In più il fatto che il ruolo di politico in provincia sia meno ambito di quello in regione e, spessissimo, in Comune, mi suggerisce che lì di ciccia non ce n'è molta. Si sta sparando su un finto bersaglio, e mi pare che nei giorni scorsi abbia cominciato ad ammetterlo lo stesso Oscar Giannino, che pur farebbe carte false per smantellare qualsiasi cosa sia anche solo sospettabile di contiguità con il pubblico.


2) Tassiamo ulteriormente i capitali scudati nel 2009

Parola chiave: riservatezza
Sarei favorevole. Si fotta ogni scusa di mancanza di eticità nell'infrangere un contratto. Quello non era un contratto, perchè sostanzialmente una delle due parti (lo Stato) rimaneva senza contropartita. Davanti ad un contratto simile è palese che uno dei due contraenti è in malafede o vittima di circonvenzione di incapace. Anche se è il proponente. Al limite potremmo chiamarlo regalo, gentile concessione, grazioso presente. Ma contratto proprio no. Un contratto implicito ce l'hanno invece tutti gli italiani che pagano le tasse allo Stato per avere in cambio i servizi fondamentali alle migliori condizioni possibili.

Il fatto è che sono ragionevolmente certo che, con la amorevole cura che ha sempre avuto la destra nei confronti degli evasori, quando hanno creato lo scudo in forma anonima, avranno fatto in modo che l'anonimato sia reale ed effettivo. Scommetterei sull'impossibilità pratica di applicare un sacrosanto inasprimento della tassazione sui capitali scudati.


3) Vendiamo il patrimonio immobiliare dello Stato

Polveriera dismessa: la comprereste?
Anche qui sono favorevole, limitatamente agli immobili non utilizzati. Almeno ci risparmiamo i costi di manutenzione e per la messa in sicurezza, ma non mi aspetto certo miracoli. Perchè gli immobili dello Stato spesso non hanno realmente un valore commerciale, men che meno assimilabile al loro valore d'uso.

Che se ne fa un privato di una polveriera dismessa, costituita da una decina di casermette aventi pareti di cemento armato spesse un metro e mezzo e nessuna finestra? Che valore può avere un ospedale dismesso, occupato per metà da locali che un tempo ospitavano impiantistica e tecnologia anche di rilevante livello, ma adesso inesorabilmente obsoleta? O un simpatico carcere stile Pianosa? O un arsenale militare? O tutti gli ameni bunker del Vallo Littorio?

Quando poi non si parla di strutture utilizzate (cosa che qualche folle sta facendo), per le quali quindi lo Stato inizierebbe a pagare un affitto per poterne continuare a fruire (e secondo voi per quale paradosso matematico se un privato ha convenienza a comperare casa vostra per affittarvela a voi conviene vendergliela per diventare suo affittuario?). E senza pensare che le precedenti cartolarizzazioni sono state per molti motivi fallimentari.


4)Vendiamo parte delle riserve auree

Non ho un'opinione al riguardo, anche se non mi pare sia una buona politica, nel momento in cui devo dimostrare che le mie finanze poggiano su qualcosa di solido. In questo caso venderei (attualmente per la verità a condizioni per noi molto vantaggiose) pezzi di una delle colonne che danno solidità al nostro sistema.


Insomma: diffidate dalle troppe ricette semplicistiche che si sentono in questi giorni. Anche perchè la maggior parte di queste ha carattere di una tantum, mentre a noi serve ed è richiesto anche un intervento che riduca strutturalmente e stabilmente i costi dello Stato.

Ciao
Paolo

7 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,

"Una volta si voleva sostituire Bearzot"
almeno Bearzot un mondiale l'ha vinto,
mentre sto ancora aspettando che
Tremonti riesca in qualcosa!

Sulla vendita d'immobili dello stato qualcuno sostiene che potrebbe non
produrre grandi risultati, e tra l'altro c'é
chi prospetta addirittura un crollo del
valore degli immobili nel giro di qualche
mese.

A proposito dei risparmi che sostenevi: sulla manutenzione non credo che ci
sarebbero dei risparmi semplicemente
perché sulla manutenzione - vedi ad
esempio l'edilizia scolastica - sono anni
che non viene fatto niente. Semmai ci
potrebbero essere dei risparmi sui costi - luce, acqua,gas eventuale personale -
che con la vendita non ci sarebbero
più.

Francesca ha detto...

l'ideona del secolo è invece venuta al grande statista padano padre del Porcellum che ha individuato nelle vedove che percepiscono la pensione di reversibilità una fonte di spreco e sperpero, perchè magari si da il caso che le stesse siano state semplicemente casalinghe e mai lavoratrici fuori casa.
Già abbandonato la tassa sugli evasori ministro Calderoli??

Michele Reccanello ha detto...

...o le tassa sulle baby pensioni come quella della moglie di Bossi?

Francesca ha detto...

Manovra, Maroni: "Sarà risolutivo
l'incontro tra Berlusconi e Bossi"

Lunedi si incontreranno a cena (presente il Trota) i due settantenni (e rotti) che sono anche reduci da incidenti domestici, il primo scivolò in bagno sulla saponetta mentre di preparava il bidé per lavarsi il culo flaccido, l'altro sognando di fare il gesto dell'ombrello ai giornalisti meritevoli di legnate è caduto dal letto e si è fracassato il gomito!

E Maroni, al quale qualcuno pensa davvero alla guida del governo come persona seria ed affidabile per il post-B, parla di questo vertice (della prostata) come se si trattasse di due statisti capaci di portar fuori il Paese dai guai!

Francesca ha detto...

C’è un tesoretto sfuggito a Tremonti, vale tre miliardi l’anno e potrebbe aiutare l’Italia a uscire dalla crisi. Basterebbe una norma di poche righe, inserita nella manovra, che preveda la regolarizzazione dei lavoratori immigrati senza permesso di soggiorno. Quanti sono? Difficile dirlo, ma anche l’ultima prudente stima dell’Ismu, che fissa l’asticella oltre quota cinquecentomila, fotografa un esercito immenso di persone. Tagliate fuori dall’ultima sanatoria e dall’ultimo decreto flussi, perché non erano lavoratori domestici o cittadini di paesi che hanno accordi con l’Italia, non vedono l’ora di uscire alla luce del sole.
Dando loro questa chance, l’Italia si regalerebbe un bel po’ di soldi in più di quelli racimolati con molti dei contestati tagli all’esame del Parlamento. Ipotizziamo mezzo milione di adesioni. Per la regolarizzazione di ogni lavoratore si potrebbe chiedere, come due anni fa, un contributo una tantum di cinquecento euro, che frutterebbe subito duecentocinquanta milioni di euro.

Ma il vero guadagno per il paese sarebbe quello, decisamente più consistente e duraturo, rappresentato da mezzo milione di nuovi contribuenti. È sempre l’Ismu a stimare che ogni immigrato regolare versa in media quasi seimila euro l’anno tra tasse e contributi. La regolarizzazione porterebbe quindi nelle casse dello Stato tre miliardi di euro ogni anno.

«Una scelta di questo tipo sarebbe anche un passo avanti importante per l’integrazione. Darebbe la possibilità a centinaia di migliaia di immigrati che vivono e lavorano in Italia di contribuire al benessere della loro nuova patria», commenta Gianluca Luciano, amministratore unico della casa editrice Stranieri in Italia. «Speriamo – conclude - che la classe politica abbia la fantasia e l’intelligenza di cogliere questa occasione».

Pubblicato su www.stranieriinitalia.it

PaoloVE ha detto...

...a me stanno ancora sul gozzo i tanti miliardi di euro (98?) passati in cavalleria per la mancata tassazione dei videopoker, con il benestare un po' di tutti, Visco per primo...

Ciao

Paolo

mariolino ha detto...

Tasse strutturali.
Tassare tutti i patrimoni immobiliari compreso le prime case sopra una certa cifra.
Tassare maggiormente rendite e transazioni finanziarie.
Tassare le prostitute ristabilendo le case chiuse.
Tassare con un’aliquota più alta stipendi e pensioni oltre ad es. 100.000 € lordi all’anno.
Ad eccezione dei luoghi di culto, tassare la maggior parte di attività e immobili del Vaticano.
Ridurre l'otto per mille al max ad un tre per mille.

Entrate una tantum.
Vendere all’asta i patrimoni mobiliari e immobiliari dello stato (ma fissare un prezzo minimo per non svenderli).
Regolarizzare gli immigrati come dice Francesca.
Tassare i capitali scudati (se insiste Bersani vuol dire che tecnicamente si può fare, non credo sia talmente sprovveduto da proporre una cosa inattuabile).

Misure atte a scoraggiare furbi e evasori.
Mettere in galera chi evade il fisco oltre ad es. 20.000 € all’anno.
Impedire pagamenti in contanti oltre 200 €.
Penalizzare il falso in bilancio.
Eliminare uno dei tre gradi di giudizio.
Dare la possibilità di detrarre la maggior parte di spese non voluttuarie risultanti dagli scontrini fiscali (stabilire quali).

Sviluppo.
Favorire la ricerca.
Favorire il lavoro giovanile, favorendo con sgravi fiscali da stabilire le imprese che assumano a tempo indeterminato i “giovani” sotto i quarant’anni.
Riscrivere la materia del lavoro a progetto che, così come formulato, è solo uno sfruttamento legalizzato dei nostri giovani.
Incentivare la formazione di nuove imprese nei modi tecnici più opportuni.

Risparmi e riduzione degli sprechi.
In questo campo ci sarebbe tantissimo da fare, alcuni esempi su tutti:
Abbattimento delle spese militari, compreso missioni all'estero.
Eliminazione delle auto blu.
Eliminazione di tutti i privilegi delle caste (non solo quella dei parlamentari).

Ho detto anch'io la mia, ma chissà quant'altro ho dimenticato.

Ciao
Mario