I tre mesi che cambiarono il destino degli USA e, forse, del mondo

Buongiorno,

Obama: da così...
tre mesi fa si celebrava il successo di Obama nella lotta contro Al Qaeda ottenuto uccidendone il capo ad Abbottabad.

Con quella operazione il Presidente degli USA sembrava avere segnato un punto determinante nella sua presidenza: era riuscito dove il suo predecessore aveva fallito e marcava concretamente la possibilità di portare fuori dalla guerra afgana gli USA nella veste di “vincitori” dopo nove anni di impegno scarsamente fruttuoso.

Il massimo delle critiche ad Obama arrivava da chi, spesso avendo contestato la sua cittadinanza USA su basi men che labili fino al giorno prima, gli rimproverava il fatto di non aver inscenato una manifestazione per esibire al mondo intero il cadavere di Bin Laden tra fuochi d’artificio e pon pon girls. Insomma: fuffa. Con troppo ottimismo e molta precipitazione si immaginava che in quel momento Obama si fosse garantito anticipatamente un comodo secondo mandato con maggiori possibilità di manovra del precedente, si tornava a parlare di riforma sanitaria e di politriche per il rilancio economico.


...a così.
Oggi, tre mesi dopo, Obama esce provato e sostanzialmente sconfitto dallo scontro con i duri del Partito Repubblicano, quelli più vicini ai cosiddetti Tea Party (Tea Parties?), che gli hanno imposto una manovra di soli tagli per evitare il default, rendendo di fatto impossibile al governo interventi atti a promuovere il rilancio di un’economia che appare in debito di ossigeno. Insomma, in questo modo il default non appare disinnescato, ma,con una politica attendista molto "italiana" (infatti ne sta raccogliendo gli stessi frutti), solo rimandato ad altra occasione, perché non si è inciso positivamente sui fondamentali dell’economia USA.

E il problema non è solo interno, come stanno sentenziando le borse di un po’ tutto l’occidente in queste ore, ma per vari motivi coinvolge in negativo un po’ tutti gli stati che abbiano un problema di debito pubblico, a partire da quelli che hanno una struttura economica ed una politica deboli. Come l’Italia.

Tea Party speculari a Ralph Nader?
Probabilmente Obama  avrà un secondo mandato, potendo anche contare sul fatto che le posizioni estremiste dei Tea Party non sono sempre ben accette dai moderati Repubblicani, e questo probabilmente finirà con l’indebolire la destra USA (come fece anni fa sul fronte opposto Ralph Nader quando favorì la vittoria di Bush sottraendo voti a Clinton). Probabilmente non riuscirà però ad avere una maggiore possibilità di incidere né sulla politica nazionale, né in quella internazionale.

Ho l’impressione che in questi giorni si stia assistendo al definitivo tramonto dell’ultima superpotenza del Novecento: qui non si tratta più di politica, ma di Storia.

Sarebbe auspicabile che l’Europa ritrovasse la lucidità necessaria ad accantonare troppe divisioni politiche per riuscire a diventare una delle potenze dell’inizio del nuovo millennio, diversamente è destinata a proseguire su un cammino di declino sia politico che economico già ben avviato.

Ciao

Paolo
Un invito all'Europa: Show must go on.

1 commento:

Michele Reccanello ha detto...

Clap, Clap,

Approvo la tua conclusione, ma come non notare le troppe divisioni che permangono all'interno di ogni singola nazione europea, con uno sguardo particolare alle faccende di casa nostra, che rendono cosi difficile andare oltre. Da troppi mesi, da dopo che i referendum svolti in alcuni stati hanno bocciato la costituzione europea, la costruzione dell'Europa ha subito un'impasse. Pur rendendomi conto che la maggior parte degli Europei non vede di buon occhi la perdita della propria sovranità a favore di un progetto ancora di là a venire, io sono fortemente convinto che l'unico modo per giocare da protagonisti in un mondo sempre più globale, e con paesi di milioni di persone come Cina, India, Brasile, e ricchi di risorse, sia quello dell'unità europea. Quando avremo dei nuovi leader europei che finalmente riescono a lasciare da parte per un momento il quotidiano per andare con lo sguardo al futuro per riprendere quella costruzione che i vecchi leader avevano iniziato?
In fondo il successo dell'uomo è nell'unione che fa la forza...