Buongiorno,
vi riporto una notizia da un immaginario futuro:

Una fortunata serie di coincidenze quali il fatto che, data l'ora, il palazzo era praticamente vuoto, che i serbatoi dell'aereo contenevano ormai una quantità di carburante molto limitata, che nella successiva caduta non siano stati coinvolti gli impianti dell'area industriale ancora attivi (alcuni dei quali potenzialmente pericolosissimi quali quello del cracking o quell del famigerato fosgene) ha evitato un bilancio molto peggiore di quello, già catastrofico, verificatosi.

Adesso, con i soccorritori ancora all'opera, vi è chi parla apertamente di responsabilità nella catastrofe: la struttura del Palais Lumière infatti si trova nel corridoio di discesa degli aeromobili diretti all'aeroporto veneziano, per cui, secondo quanto previsto dalle norme dell'ENAC e ripetutamente segnalato dagli stessi piloti, non avrebbe potuto raggiungere quell'altezza, ma avrebbe dovuto essere oltre cento metri più basso, come era già stato per le due enormi torce destinate alla combustione delle eventuali fughe degli impianti della zona localizzate a poco più di un Kilometro di distanza.

Probabilmente trovere un po' strano questo racconto, ma non inverosimile. E' dedicato a tutti quelli che, davanti al rifiuto di una autorizzazione, davanti al parere negativo su una Valutazione di Impatto Ambientale o della Belle Arti, non provano nemmeno a pensare che possa esservi un sensato motivo per il rifiuto, ma (s)ragionano rabbiosamente solo in termini di di Stato e burocrazia inefficiente. Salvo poi strillare come ossessi davanti alle conseguenze della mancata applicazione dei criteri di tutela.
Come potete leggere nei commenti all'articolo linkato sono sempre in molti, probabilmente la maggioranza.
Per il caso specifico spero che si possa trovare una soluzione diversa (che so, uno spostamento delle rotte, del palazzo, un suo ridimensionamento, l'adozione di dispositivi -radiofari o segnalatori simili- che garantiscano un livello di sicurezza comunque adeguato) che permetta di mantenere a Marghera quell'opera, ma se il "com'è e dov'è" comporta dei rischi gravi, credo si debba accettare anche l'idea della rinuncia. Anche se il valore di quell'opera potrebbe essere enorme. Diversamente il rischio è di ritrovarci a chiederci, dopo il terremoto, perchè i capannoni sono venuti giù...
Ciao
Paolo
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