Il terribile declino di Schengen

Buongiorno,

è da un po' di tempo che rimugino sull'impressione che, dopo l'attuale ridimensionamento degli effetti del trattato di Schengen conseguente al timore di atti terroristici e a quello della forte pressione migratoria, possa giungere ben di peggio.

Ho l'impressione infatti che tra di chi saluta con favore il ripristino dei controlli alla frontiera (1) vi sia una ampia sottovalutazione di cosa Schengen significhi nel contesto europeo attuale ed ancora di più all'interno di quello che si verrà a profilare a seguito del TTIP. 

La realtà europea è ormai connotata da una enorme facilità di spostamento di beni, risorse e danaro, facilità che dovrebbe risultare ulteriormente estesa sul piano geografico dal Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti che si sta confezionando nei recessi meno accessibili delle nostre cancellerie.

Mai come oggi un investitore ha avuto la possibilità di muoversi all'interno dell'Europa, scegliendo i mercati dove vendere, i Paesi dove pagare le tasse, quelli dove installare i propri impianti ed eventualmente modificando queste scelte in tempi brevi.

A fronte di un mondo divenuto improvvisamente estremamente permeabile per gli interessi di alcuni, il trattato di Schengen rispondeva con un primo minimale passo verso la mitigazione delle difficoltà delle persone di adeguarsi ad un realtà divenuta così liquida, permettendo loro di muoversi liberamente all'interno del continente, in modo da permettere anche alle persone, e quindi non solo a soldi, beni ed investimenti, di spostarsi semplicemente nello stesso contesto alla ricerca delle migliori opportunità.

Il concetto sottostante mi pare sia che se il Soros di turno decide di investire proprio in quel posto lì, in quel posto posso precipitarmici anch'io e posso provare a beneficiare della cosa. 

Anche se mi rendo conto che comunque non è la stessa cosa (2), si tratta, appunto, di  un minimo punto di inizio per evitare di creare un'area geografica i cui abitanti siano completamente ricattabili dalla difficoltà di inseguire le migliori opportunità, diventue un agile strumento di speculazione nelle mani di pochi. 

In assenza di politiche europee comuni in troppi ambiti (e spesso anche dell'intenzione di svilupparle), il trattato di Schengen era un piccolo scoglio cui aggrapparsi  nella speranza di poter recuperare un sogno per ora ampiamente tradito.

Rinunciare a Schengen significa rinunciare definitivamente ad un disegno di Europa intesa come uno spazio comune in cui vivere tutti un po' meglio ed un po' più sicuri, per ripiegare su una realtà in cui l'unico nostro regolatore sarà un mercato onnipotente che ci vede solo come cliente finale dal quale massimizzare il fatturato e strumento di produzione di cui minimizzare il costo.

E sperare che il fallimento di questo sogno ci riporti ad un paradiso di Stati nazionali significa non ricordarsi cosa questo presunto paradiso fosse e non aver capito com'è cambiato il mondo: l'Italia della liretta, della svalutazione a due cifre, dell'accrescimento del debito pubblico che aumenta imperterrito, della Banca d'Italia che non controlla ma opera accordi attorno ad un caminetto, ... quell'Italia lì soccombe trascinandoci tutti con lei perchè già allora era insostenibile e, nel tempo, era stata spinta ai propri limiti.

Ciao

Paolo

(1) controlli probabilmente temporaneamente necessari a causa di una inadeguatezza dei trattati di Schengen e di Dublino o quanto meno della loro applicazione

(2) spostare denaro e merci richiede al finanziere di turno poco più che un click su una tastiera, spostarsi richiede troncare relazioni, abbandonare affetti,...

3 commenti:

Lorenzo Savoini ha detto...

Dollaro muove e matta in due mosse.

PaoloVE ha detto...

@ Lorenzo:

...non so perchè, ma non mi viene voglia di porgere la mano e complimentarmi con l'avversario...

:-(

Ciao

Paolo

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

condivido la preoccupazione. Ciò che trovo particolarmente triste è chi auspica la fine del progetto europeo. Mi chiedo come sia possibile non rendersi conto della semplice scomodità* di un possibile ritorno alle frontiere chiuse o - ipotesi nefasta - alle monete nazionali.
Me li immagino sempre come bifolchi che non escono volentieri dalle loro taverne e - se vanno all'estero - berciano nel loro dialetto contribuendo agli stereotipi nazionali, chissà quanti sono...

Saluti

T.

*senza arrivare all'ovvio anacronismo e agli argomenti citati nel post.