Schemi obsoleti in realtà nuove

Buongiorno,

le turbolenze ucraine e le loro ripercussioni sulla nostra politica energetica hanno evidenziato una volta di più la difficoltà, se non l'inadeguatezza, della nostra classe dirigente (politica e non) nell'affrontare i cambiamenti degli scenari politici e tecnologici in cui ci si muove.

Difficoltà che trovo ben sintetizzata in questo articolo (ma che riscontro anche qui, per citare altro), dove l'A.D. di ENI, Paolo Scaroni, pone -come peraltro fa anche Limes- la questione di operare una scelta tra Russia e Stati Uniti come futuro fornitore nel campo dell'energia e, segnatamente tra il metano russo e lo shale gas statunitense.

Il che secondo la mia altissima, acutissima ed autorevolissima opinione (un giorno ho pensato di comprare un'auto a gas. Poi ci ho ripensato. Tutto ciò mi qualifica sicuramente a sparar fesserie sullo shale gas) è un problema mal posto sotto molti profili.

Da un punto di vista della tecnologia la questione sembra infatti essere tuttora un po' prematura (ma magari quella di Scaroni è solo una giusta forma di previdenza):
  • gli USA hanno da poco raggiunto la capacità di produrre shale gas per l'esportazione, dopo aver raggiunto l'autosufficienza, ma non è ancora chiaro quali siano le dimensioni dei loro giacimenti e quindi, malgrado le offerte del Presidente Obama, quale sia il potenziale del fornitore amenricano rispetto ai potenziali clienti europei.
  • la distribuzione in Europa di shale gas richiederebbe una quantità di liquefattori, rigassificatori e navi gasiere che semplicemente in questo momento non c'è e che richiederebbe qualche anno di consistenti investimenti per essere creata e resa operativa. Nel frattempo l'alternativa è una questione puramente accademica.
E, se dal punto di vista della tecnologia la questione è prematura, da quello politico ed economico è probabilmente semplicemente molto mal posta:
  • Perchè dovremmo precluderci la possibilità di avere contemporaneamente sia la Russia che gli Stati Uniti come fornitori,  garantendoci un livello di indipendenza politica attualmente piuttosto limitato dalla nostra dipendenza energetica verso un unico grosso partner (1)?
  • Perchè dovremmo precluderci la possibilità di avere contemporaneamente sia la Russia che gli Stati Uniti come fornitori, mettendoli in concorrenza e acquistando di volta in volta dal fornitore più conveniente e migliorando così la nostra bilancia commerciale?
  • Perchè consideriamo lo shale gas una esclusiva USA, quando Polonia ed altri Paesi europei sembrerebbero averne giacimenti cospicui (nelle more di quanto scrivevo sopra circa le attuali difficoltà di stima) e sembrerebbero poter diventare quindi anch'essi possibili ulteriori e più vicini fornitori, che per di più potrebbero richiedere una logistica più leggera ed economica?
Davanti a questa situazione l'impressione è che pur davanti ad una serie di più mutazioni importanti delle regole del gioco quali il cambiamento degli equilibri politici internazionali e la scoperta della modilità di sfruttamento di una risorsa rilevante, l'approccio decisionale ed il metro di valutazione utilizzati siano rimasti quelli precedenti (ed apparentemente drammaticamente inadeguati) di chi era abituato a lavorare con fornitori, tecnologie e metodi caratteristici del metano, in un mondo bipolare.

Non è più così, rendiamocene conto ed approfittiamone.

Ciao

Paolo

(1) Condizione accentuata dall'instabilità dei Paesi del Nord Africa da cui prima delle primavere arabe attingevamo una discreta quantità di gas a buone condizioni economiche

1 commento:

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,
Da quello che so in Italia(1) non sono state fatte delle ricerche per sapere se abbiamo delle riserve di shale gas. Possibile che in Europa solo la Polonia abbia delle riserve?
Saluti
(1)L'America ha raggiunto l'indipendenza energetica a che prezzo ? Perché ci è arrivata sia con lo shale gas ma anche con le sabbie bituminose, sventrando l'Alberta in Canada.
La mia vena ambientalista è contraria all'uso degli idrocarburi in quanto nel bruciarli non facciamo altro reimmettere in atmosfera quella CO2 che la flora, nel corso di milioni di anni, ha sequestrato e si è trasformata negli idrocarburi che oggi usiamo. Sono però realista per cui, fintanto non ci saranno alternative agli idrocarburi, se non vogliamo tornare all' 1700, dobbiamo cercare di usarli con attenzione.