Come fermarli (manette retrò)

Buongiorno,

dopo il giorno delle manette, in cui sono stati arrestati diversi personaggi che apparentemente operano oggi come oltre vent'anni fa in un'area a cavallo tra l'imprenditoria e la politica, con il ritorno nei titoli di prima pagina di nomi che sono tutt'altro che ignoti a chi, al tempo, ha sentito qualcosa della Tangentopoli che ha spazzato via la Prima Repubblica, è bene fare alcune considerazioni per capire cosa stia succedendo e come evitare che queste situazioni si ripetano.

E, dal mio punto di vista, le espressioni che ho usato (ritorno, ripetano,...) e che vedo usare da molti giornalisti, sono già fuorvianti, perchè tendono a far pensare che un certo modo di operare, almeno per un certo periodo, si sia interrotto e si stia ripresentando ora.


Purtroppo, secondo me, l'andazzo non si è mai interrotto, quindi parlare di ritorni e ripetizioni è improprio: si tratta di un continuum.

Alcuni personaggi potranno aver interrotto temporaneamente la loro attività, ma dubito fortemente che lo abbia fatto l'intreccio di interessi personali, aziendali e politici che esprimeva e mandava avanti quei personaggi. Insomma sono convinto che, se andava in galera Chiesa o Greganti, il loro ruolo veniva ricoperto da qualcun altro.

E, a questo punto, una volta che il sistema repressivo della corruzione si è dimostrato inefficace e che si sono dimostrate altrettanto inefficaci le iniziative intraprese sinora volte a impedire il dilagare della corruzione mi piacerebbe sottoporvi un paio di riflessioni che partono da due considerazioni su chi sono quelli che vengono beccati ed in quali contesti operano, per capire se si possa fare a meno di coinvolgere queste persone nella gestione della cosa pubblica ed eventualmente come, adottando una rozza strategia di gestione del rischio.

Perchè mi pare di notare una enorme sproporzione tra i fenomeni corruttivi che si generano nell'ambito della gestione ordinaria della P.A. e riguardano i dipendenti pubblici e quelli (in proporzione molto più numerosi) che riguardano manager di nomina politica che si generano nella gestione di grandi opere ed eventi straordinari.

E mi pare anche che possa esserci qualche motivo a spiegare queste due sproporzioni:
  • il dipendente pubblico per essere assunto e far carriera deve vincere dei concorsi in cui gli è chiesta una fedina penale illibata e di non avere procedure penali pendenti, oltre a dover dimostrare nell'esame le capacità professionali (diversamente non viene assunto e la sua carriera si ferma lì), mentre al manager di nomina politica o al responsabile della ditta appaltatrice (che non sono comuni dipendenti pubblici) queste cose non sono richieste (oltre a non essergli richiesto nemmeno di dimostrare, per titoli ed esami, una competenza specifica nella materia in cui sono chiamati ad operare).
  • l'ordinaria amministrazione viene svolta prevalentemente con ricorso (in verità nel tempo sempre più decrescente) a risorse interne oppure ad appalti i cui costi sono verificabili e confrontabili sul mercato (e quindi con una limitazione in origine della possibilità che esista un ambito in cui si può esercitare la corruzione: se sono io a erogare un servizio e non lo appalto a terzi chi corrompe chi? e se appalto la pulizia degli uffici tutti gli altri come faccio a giustificare un diverso livello di prezzi o di qualità?), mentre le grandi opere e gli eventi straordinari riportano a gestioni difficilmente effettuabili con il proprio personale e difficilmente confrontabili con altre.
Ora, è chiaro che alcune grandi opere ed eventi straordinari sono inevitabili: la creazione di grandi infrastrutture è una necessità pressochè continua, come è indispensabile pensare di gestire le catastrofi.

Ma, da un lato è possibile rinunciare ad eventi quali EXPO, Olimpiadi, Mondiali, G8,... il cui impatto e ritorno sul territorio è di utilità incerta (ed ho la vaga impressione di star usando un eufemismo forte) e che si dimostrano sistematicamente fucine di corruzione e malaffare.

E, dall'altro lato, è possibile (e a mio modo di vedere doveroso) limitare il ricorso a procedure e figure "straordinarie" attraverso pianificazione, programmazione e prevenzione. Perchè una adeguata prevenzione e programmazione può permettere di limitare il numero e l'impatto persino delle catastrofi naturali (1) e la pianificazione degli interventi di emergenza può riportarli in ampia parte ad una gestione ordinaria degli interventi (2).

Ed in questo modo si ridurrebbe l'esigenza di ricorrere ad operazioni emergenziali arbitrarie, nelle quali il furbo può insinuarsi agevolmente.

Ciao

Paolo

(1) Ad esempio se effettuo una adeguata manutenzione di boschi e corsi d'acqua e pianifico adeguatamente lo sviluppo edilizio i rischi di alluvione e le conseguenze delle alluvioni diminuiscono drammaticamente, per citare una cosa che in Italia non si fa. Per citare invece in tal senso due pesanti attività in corso mi rifaccio invece agli adeguamenti antisismici ed antincendio dell'edilizia pubblica. Una spesa minore e riconducibile ad una gestione ordinaria.

(2) La predisposizione e la revisione di piani di emergenza non solo rende gli interventi più rapidi e mirati, ma anche può essere fatta in modo da eliminare ambiti di discrezionalità nei quali, in situazioni emergenziali, è facile per i soliti furbi interessati intrufolarsi. Se la Protezione Civile ha a disposizione dei propri mezzi per affrontare una urgenza o una convenzione già predisposta per fruirne, non avrà disogno di noleggiarne "al volo", per dire...

1 commento:

Michele Reccanello ha detto...

Ciao Paolo,
Sono pienamente d'accordo con te in particolare su questo:
E, dal mio punto di vista, le espressioni che ho usato (ritorno, ripetano,...) e che vedo usare da molti giornalisti, sono già fuorvianti, perchè tendono a far pensare che un certo modo di operare, almeno per un certo periodo, si sia interrotto e si stia ripresentando ora.
D'altra parte i manettari del Pool di mani pulite lo hanno sempre detto che quel che si era scoperto era solo una piccola parte e che tutto, in altre forme e con altri metodi, è continuato come prima. E non c'era bisogno di risentire il nome del compagno G., buona parte di tutti gli scandali che ci hanno accompagnati in questo ventennio sono figli della stessa parola: CORRUZIONE. Ora le verginelle, soprattutto quelle che difendevano il cav. & co dalle "toghe rosse", ci vengono a raccontare che tangentopoli è tornata. MA VAFFA...!

Saluti