Sparala più grossa, Sergio!

Buongiorno,

torno sulle vicende di FIAT perchè, pur essendo divenuto di fatto a tutti gli effetti una azienda USA che mantiene in Italia solo alcuni impianti produttivi di minore importanza (ridimensionando quindi molto pesantemente il ruolo che ebbe nel nostro Paese), mantiene comunque un forte impatto sull'economia italiana ed è, secondo me, un esempio paradigmatico (si, oggi sono in vena di paroloni) di come tra mirabolanti ed improbabili promesse e sviluppi ragionevolmente prevedili, il mondo reale finisca con il mandare avanti inesorabilmente i secondi -e quindi è bene ricordarselo per le future adeguate valutazioni in situazioni simili-.


Infatti, dopo due piani industriali che avevano mancato miseramente gli obiettivi dichiarati (1), ma i cui pessimi risultati erano stati nascosti da una brillante manovra finanziaria volta ad acquisire il gruppo Chrysler in gran parte grazie ai generosi finanziamenti erogati dal Governo USA (2), adesso sembra che i nodi stiano venendo al pettine e siano visibili anche alla borsa.

Infatti, in un periodo nel quale il mercato dell'auto ha iniziato a ripartire sia in Italia che in tutta Europa, oltre che, da tempo, negli Stati Uniti, e in cui riprende importanza la parte industriale, prima ancora che quella finanziaria, il gruppo non sta ottenendo risultati all'altezza della situazione e non è credibilmente in grado di prometterne di adeguati.

Perchè, se non trovi qualche magheggio finanziario che ti distragga, è veramente difficile credere che il gruppo FCA possa raggiungere i 7 milioni di auto vendute all'anno entro il 2018 promesse da Marchionne, partendo dagli attuali 4 (!).

Per di più mettendo in previsione un arrivo significativo di nuovi modelli unicamente a partire dal 2016, mentre l'attuale parco modelli è già adesso obsoleto.

Ed è francamente molto impegnativo lo sforzo di immaginazione e fiducia necessario per accettare che nel 2018 un marchio come Alfa Romeo possa giungere a vendere 400mila autoveicoli, visti i volumi attuali.

Ma lo è acor di più credere alla pretesa che FCA riuscirà ad accaparrarsi 2/3 dell'intero aumento previsto nel mercato USA in questi anni (un milione di nuove vendite sull'intero aumento previsto in milione e mezzo: probabilmente Marchionne pensa che la concorrenza abbia deciso di regalargli gli Stati Uniti. Con un bel fiocco).

E un AD che si è autocelebrato per anni malgrado il palese fallimneto dei piani indusrtiali, migliorando la situazione finanziaria dell'azienda grazie a tagli ed aiuti pubblici, comincia ad avere una scarsa credibilità...

Ciao

Paolo

(1) i sostenitori del fatto che nel privato c'è pura meritocrazia vadano a vedersi se la cosa ha inciso sulle retribuzioni dell'Amministratore Delegato

(2) non prendiamoci in giro: il Governo USA aveva stanziato dei finanziamenti finalizzati al fatto che Chrysler producesse un'auto avente caratteristiche in termini di consumi confrontabili con quelle di un'auto europea di 30 anni fa. La risposta del Gruppo è stata un'auto che sembra finalizzata al solo scopo di acquisire il finanziamento, infatti (per tipologia e meccanica) si colloca in una fascia di mercato che, semplicemente, negli Stati Uniti non si vende. Cosa nella quale sembra stia riuscendo benissimo.



4 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

in radio non ho ancora sentito una critica simile, ho sentito invece grandi elogi. Non capisco perché sia così amato da certi giornalisti.

Saluti

Tommaso

PaoloVE ha detto...

@T:

in realtà Barisoni l'altro giorno, in occasione della sospensione delle quotazioni per eccesso di ribasso citava tutti questi dati e ne dettagliava anche molti altri altrettanto poco verosimili (marchi chiamati ad un non agile +160%, per di più in perdurante assenza di modelli nuovi, ...).

Ho il timore che, completamente focalizzato nell'operazione finanziaria di migrazione in Chrysler Marchionne abbia trascurato decisamente troppo gli investimenti necessari per offrire modelli allo stato dell'arte e, adesso che il mercato sta cominciando a ripartire, si ritrovi nella situazione di dover continuare a proporre modelli obsoleti al meno per un paio d'anni, con il prevedibile risultato che, almeno in EU, il gap con i concorrenti (1) sarà destinato ad aumentare ancora.

Ciao

Paolo

(1) Negli USA il discorso credo sia un po' diverso, visto che Chrysler continua a benificiare di una rinnovata credibilità rispetto alla situazione di probabile fallimento nella quale era precipitata...

Michele Reccanello ha detto...

E' da 3 giorni che Mario Platero sta parlando delle vicende FCA incensando il suo AD, cosa che trovo assai triste in quanto se l'inviato del sole24ore si ricordasse delle vicende passate potrebbe risparmiarsi questa benevolenza. Perché Il problema che vedo è lo stesso che hai descritto te: In Europa nessun mercato a parte l'Italia vuole le auto di Torino, e di macchine Chrysler - non so come è nel resto d'Europa - qui se ne vedono poche, poche. Dove pensa di vendere i 3 Milioni di auto in più che intende vendere come FCA? Pensa davvero che la concorrenza gli dica prego si accomodi?
Come ricordavi, finora non ha mai rispettato nessuno quei numeri che lui stesso ha sparato. A cominciare dai famosi 6 milioni di auto per altro riproposti in un tempo immemore da raggiungere entro il 2010!

PaoloVE ha detto...

@ MR:

previsioni simili avrebbero avuto un minimo di credibilità se fossero state accompagnate dall'annuncio di avere in serbo un rivoluzione tecnologica di dimensioni epocali (mi viene in mente quando FIAT annunciò l'uscita dei motori "iniezione diretta" che, insieme ai successivi JTD e Multijet, ha rivoluzionato il mondo del diesel, sino ad allora poco venduto perchè poco brillante, rumoroso, assetato, ...), ma non lo ha fatto, presumo perchè, avendo tagliato per anni lo sviluppo, non penso abbia alcunchè di simile.

Dal punto dell'innovazione temo che FIAT assomigli paurosamente ad una scatola vuota.

Ciao

Paolo