Balotelli!

Buongiorno, 

la latitanza oggi si interrompe grazie ad un post di Tommaso (sempre sia rigraziato) i cui contenuti condivido in pieno...

la lettura di questo articolo, unita al clima post eliminazione dai Mondiali mi ha spinto a mettere giù qualche pensiero sul "caso Balotelli". 

L'attaccante fa da sempre di tutto per rendersi antipatico, da protagonista fisso della colonna delle tette per giunta: egli ormai è un personaggio mediatico tanto quanto, se non di più che uno sportivo. Anche chi non si interessa di calcio sa chi è Balotelli, e probabilmente non lo ama. 

Credo anche che l'enorme attenzione dedicata dai media al personaggio sia causata direttamente dal colore della sua pelle. Si parla di lui perché è un forte centravanti nero e italiano

Esiste un gruppo di giocatori idolatrati dalla stampa, giocatori che da un certo momento in poi non sbagliano una punizione mandandola al terzo anello, no. Loro provano la magia. Baggio, Del Piero, Totti, nei loro periodi di scarso rendimento sono sempre stati sostenuti in virtù delle loro gesta passate. Nel suo piccolo (no pun intended) anche Giovinco gode di un trattamento simile, indipendentemente dalle numerose prestazioni negative.

 Balotelli è il primo attaccante nero e italiano e ho l'impressione che questo abbia fatto sì che entrasse in quel gruppo di giocatori, da subito e forse al di là dei suoi meriti. 

Accanto a questo vi è stato, mi pare, provincialismo e desiderio di fare di "Supermario" un simbolo dell'integrazione, senza curarsi di chi era il simbolo e nemmeno di quanto fosse forte sul campo da gioco. A completare il quadretto c'è lo sgradevole clima da parrocchia tipico di un certo mondo del calcio italiano e specialmente di certi giornalisti sportivi: a seguito di ogni sparata o impresa da bambino viziato del giocatore, ci siamo dovuti beccare da costoro le paternali moralistiche rivolte a questo "figliolo che ha smarrito la retta via, ma che la deve ritrovare" - perché lui è il simbolo che abbiamo scelto*. 

Proprio in quanto simbolo, mentre da un lato ci sono le analisi psicologiche della domenica, dall'altro c'è la sovraesposizione del personaggio, per cui tutti dobbiamo sapere ogni volta che Balotelli si fa un selfie o manda un twitter shock, esattamente come capita con Paris Hilton. 

E naturalmente, come Paris Hilton, chi è al centro di quest'attenzione mediatica ci gioca. Con l'intelligenza e lo stile di cui è dotato. 

Dopo la sconfitta, Balotelli è diventato un capro espiatorio: un simbolo della sconfitta. Persino i suoi compagni di squadra lo hanno scaricato. Senza scendere nella fogna dei social network, dove si sa cosa si trova, la breve selezione nel link all'inizio di questo post, rivela come gli stessi giornalisti responsabili della sopravvalutazione di Balotelli e della creazione del suo personaggio mediatico ne tradiscano il vero motivo: se non fosse nero, il giudizio sportivo sarebbe diverso, così come l'attenzione nei suoi confronti. Lo sciagurato - per di più - si è permesso di rispondere**, con l'arroganza che lo contraddistingue, tirando in ballo il razzismo degli italiani. 

In un Paese dove tirano le banane a un Ministro della Repubblica, dove siedono in Parlamento (e ahimé al Comune della mia città) dei razzisti fatti e finiti, dove i "BUH" negli stadi sono la norma e dove "non esistono negri italiani", non è stata la mossa migliore: in Italia le banane i Leghisti e i "BUH" sono normali. E guai a dire che siamo razzisti, al massimo si scherza, come la battuta da anni Trenta sui pentoloni. 

Le discussioni da caffé e i social netowrk pullulano di argomentazioni per cui non c'entrerebbe niente la "negritudine", ma solo il fatto che è un brocco, viziato e arrogante. Ci sono quelli che non riescono a esprimere questi pensieri senza una battutina al sapore di pomodori o di banane, gente simpatica, mica razzisti, scherziamo. Ma soffermiamoci su chi davvero detesta Balotelli come personaggio o come giocatore: nel disprezzo di costoro c'è o non c'è una responsabilità di chi presenta "Supermario" come un campione, anche dopo una stagione deludente, e che lo sovraespone, facendo da cassa di risonanza e fomentando gli atteggiamenti arroganti e provocatori? 

Primo punto: è più responsabile chi dà un'attenzione eccessiva a un personaggio discutibile o chi, soggetto a questa attenzione, cerca di sfruttarla? C'è un nesso di causalità tra la continua smania dei media italiani di fare di una persona non adatta un simbolo e il comportamento di questa persona? 

Secondo punto: i giornalisti che ora attaccano Prandelli per essersi intestardito con Balotelli non sono gli stessi che lo avrebbero crocifisso ugualmente in caso di una - possibilissima viste le prestazioni di tutti - sconfitta con l'attaccante in panchina? C'è stata o no una pressione mediatica a favore del giocatore del Milan, di cui ora la stampa non si prende responsabilità? 

Terzo punto: Se non fossimo informati ogni volta che parcheggia in divieto o manda un tweet, con corollario di psicologia da parrocchia, odieremmo meno Balotelli? Che diritto hanno i giornalisti a scrivere "Hai stufato" quando la causa della sopravvalutazione e mediatizzazione del giocatore è opera loro? 

E sullo sfondo di tutto questo, dietro l'estremizzazione dell'esposizione, della valutazione sportiva e dell'odio, c'è o non c'è il colore della pelle in un modo o nell'altro? 

 Saluti 

 Tommaso 

* A seguito di capricci e cafonate della stessa fatta, le ramanzine dei sacerdoti del dio Pallone non avevano per nulla lo stesso tono accorato. A Cassano si poteva dare del cretino, mica era il simbolo di niente. 

 ** Una delle cose divertenti di tutta la vicenda è che i social network ci regalano le chicche dei pensieri polemici dei calciatori: il messaggio di Balotelli, così come quello di Rossi prima dei Mondiali non sono scritti in Italiano! E la cosa fantastica è sentire i parolai del pallone che li compulsano, seri seri, facendone l'esegesi e traendone spunti per pensose riflessioni!

1 commento:

Michele Reccanello ha detto...

Il problema non è Balotelli perché è nero. Balotelli spesso si merita di essere maltrattato per la sua strafottenza senza peraltro aver vinto e/o dimostrato qualcosa.
Per me sono assai odiose le chiacchiere a vanvera, come tra l'altro anche Buffon ha fatto.

Dal mio punto di vista: Quando si vince si ha il diritto di parlare. E non di Straparlare prima di giungere a uno straccio di risultato come l'accesso agli ottavi.

Il risultato dei mondiali è ampiamente meritato, non per colpa di Prandelli, ma per la qualità del movimento calcistico nostrano perché ad eccezione di Balotelli, che ha delle potenzialità ma che deve dimostrare di saperle usare per (far) vincere, non è più in grado si sfornare nuove promesse. E infatti in Brasile la nazionale si è ancora affidata ai senatori Buffon, Cassano, e Pirlo.