Applausi

Buongiorno,

scusate, volevo trattenermi ma non ce la faccio più.

Voglio illudermi che la polemica sugli applausi dei soci di Confindustria all'AD di Thyssen Krupp Italia Harald Espenhahn sia frutto di un malinteso (anche se molto mi fa pensare il contrario) perchè se fosse una attestazione di solidarietà a chi è stato (per ora) riconosciuto responsabile di avere consciamente creato le condizioni perchè sette operai potessero ardere vivi saremmo davanti ad una dimostrazione di grettezza e miopia senza precedenti da parte dei nostri imprenditori.
 

 Talmente grande da essere evidente persino al ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, che certo non è famoso per la raffinatezza di pensiero...
 
Mi dite che differenza c'è tra chi avrebbe espresso la sua solidarietà a questo pluriomicida (allo stato attuale tale lo designano le sentenze) applaudendolo durante un incontro istituzionale ed i deficienti violenti che anni fa inneggiavano a 10, 100, 1000 Nassirija? Mi spiegate perchè solo per i secondi è scattata una giusta, vasta e unanime condanna da parte dei media? Mi spiegate che solidarietà meriterebbe chi ha privato i propri dipendenti di un livello di sicurezza minimo al punto da condannarli ad una morte atroce?

Schifo.
 
Ciao

Paolo

18 commenti:

mariolino ha detto...

Negli ultimi anni di carriera lavorativa, da ingegnere direttore di cantiere, mi sono interessato anche di sicurezza sul lavoro.
Per l’imprenditore la sicurezza sul lavoro è solo una seccatura. L’imprenditore cerca (fa finta) di osservare la normativa solo per non incorrere nelle sanzioni che i casi gravi di inadempienza possono arrecare alla produzione: fermo del cantiere, immagine dell’azienda compromessa, perdite di tempo e danaro per i processi, ecc.
Si pagano professionisti per confezionare ottimi Piani di Sicurezza e Coordinamento, belli e formalmente ineccepibili … ma poi, in quanto a rispettare veramente le regole, ad operare davvero in sicurezza … ce ne corre.
La Marcegaglia è un’imprenditrice. Nonostante sia attualmente ai vertici di Confindustria, cosa che dovrebbe consigliarle una maggior prudenza, la solidarietà all’amministratore delegato di Thyssen Italia ha svelato la sua vera natura.
Concordo completamente con l’analisi di Paolo.

Una segnalazione OT. Chi fosse interessato alle vicende di Bologna la Dotta, legga il seguito della Virginio Merola Story nel commento di oggi delle 12:58.
Ciao
Mario

PaoloVE ha detto...

... in uno dei corsi sulla sicurezza che ho frequentato ci fecero vedere un POS in cui era dettagliatamente descrittto l'uso di un camion all'interno del cantiere.

Che era ubicato in non mi ricordo quale stretta calle del centro di Venezia :-o.

La sicurezza in determinati contesti è vista come un mero obbligo burocratico. Se posso farla con una fotocopia si risparmiano tempo e soldi.

Marcegaglia ha ragione ad affermare che la sentenza thyssen è un unicum in europa. Purtroppo lo è anche la situazione della sicurezza dei lavoratori.

Ciao

Paolo

giuly ha detto...

In certe situazioni come questa, viene nostalgia della lotta di classe. Il problema, come diceva Gaber, è che non esistono più le classi...(e i voti "proletari" per PDL e Lega ne sono la prova) :-()

MS ha detto...

Un approfondimento interessante, che va, per cosi' dire, in direzione ortogonale a questo post:
qui il post

PaoloVE ha detto...

@ MS:

mi pare che in fondo la ricostruzione di Giannino non sposti significativamente il punto: si applaude chi sostiene che la legge che condanna per omicidio chi coscientemente lascia degradare le condizioni di sicurezza sino a far bruciare vivi i propri dipendenti è troppo pesante... non lo trovo particolarmente riguardoso delle vittime.

Ciao

Paolo

francesco.caroselli ha detto...

Nei cantieri edili c'è sempre un novizio che mette la firma coome responsabile per la sicurezza...
Essendo lui il responsabile (anche penalmente) ci si aspetterebbe che se da un ordine inerente alla sicurezza venga ascoltato (tipo: mettiti ilcasco") invece essendo quasi sempre un frescarello non se lo fila nessuno.
A questo punto l'unica arma che ha è chiudere il cantiere.
Poi il committente lo caccia subito in calcio in culo...
è un'ardua scelta.

Poi ho visto i cantieri di barcellona.
Un'altro mondo.

mariolino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
mariolino ha detto...

Nell’articolo proposto da MS, Oscar Giannino sostiene che nel caso Thyssen, per la prima volta in Italia, il giudice di primo grado ha accolto la richiesta della Procura di applicare agli incidenti sul lavoro la fattispecie dell’omicidio volontario, condannando i vertici aziendali e i responsabili della sicurezza come assassini volontari.
Avverte che questo fatto porterà a conseguenze negative, come il crollo degli investimenti in Italia di capitali stranieri.
Nel caso Thyssen la responsabilità della sicurezza era stata delegata, ma l'argomento della delega è troppo complesso per poterlo trattare in poche righe.

Dolo per la morte degli operai Thyssen? Una sentenza del genere non è certamente la prima. Nel passato la magistratura si è spesso espressa in tal senso.
Giannino è un tuttologo? Sarà esperto di tante cose, ma non certamente di sicurezza sul lavoro.

Un esempio al limite per capire: se l’imprenditore decide di costruire un edificio senza ponteggio, sa che il rischio di caduta dall’alto (e di morte) è elevatissimo. Quando un povero operaio si sfracellerà al suolo cadendo da 10 m di altezza, l’imprenditore non potrà parlare di fatalità.

Non ricordo come siano andate le cose a casa Thyssen. Se il giudice ha condannato l’amministratore delegato per dolo avrà avuto i suoi bravi motivi per farlo.
A meno che non sia il solito magistrato comunista e brigatista politicizzato che odia per definizione.

Aspettiamo la motivazione della sentenza, poi giudichiamo. Grazie.

F®Ømß°£ ha detto...

Buonasera,

due osservazioni:

1) Dò per scontato che la quintessenza della disonestà intellettuale che non nominerò avrà minimizzato questa storia dell'applauso. So che la sua versione cortese, ma non meno reazionaria lo ha fatto. E leggo che Giannino sposta l'attenzione su questioni invero non campate in aria, per non prendere posizione ferma sulla questione. Bell'esempio di pensiero unico portato avanti dai coraggiosi giornalisti italiani.

La questione infatti è proprio l'applauso, che è una vergogna assoluta.

Io posso capire che per l'imprenditore medio (specialmente quello delle pulciose PMI) la sicurezza sia in fin dei conti una seccatura. Le sanzioni tuttavia servono a questo. Deve convenire rispettare le regole.

Quello che mi disgusta che non si prendano le distanze da chi per una volta paga. È un'altro dei moltissimi comportamenti bestiali che sono sdoganati ed esprimibili alla luce del sole nell'Italia di oggi. Solidarietà tra persone prive di morale, pronti a tutto pur di mantenere una rendita.

Ovviamente mi riferisco a chi ha effetivamente applaudito o condivide la solidarietà, non al 100% degli imprenditori, tra cui ci sono senz'altro persone oneste, come in ogni categoria (tranne gli amministratori di condominio, pare:-D)

2) Epperò... Sono molto curioso di leggere le motivazioni della sentenza, perché nella mia ignoranza del diritto, l'omicidio volontario mi sembra una forzatura. Probabilmente è solo una questione linguistica, ma non si può dire che il dirigente Thyssen volesse morti gli operai, senz'altro non ha fatto nulla per impedirlo e senz'altro si merita la galera, ma non sono sicuro sul tipo di reato.

Aggiungo che prevedo che l'appello ridurrà la pena e che proprio l'imputazione di omicidio volontario potrebbe essere controproducente.

Saluti

Tommaso

Michele Reccanello ha detto...

buonasera,
Concordo su tutta la discussione. Ad onor del vero devo purtroppo fare osservare, per esperienza diretta, che spesso i primi a non interessarsi della sicurezza sul luogo di lavoro sono i lavoratori stessi, i quali nonostante siano dotati degli opportuni DPI, se ne fregano e assumono comportamenti irresponsabili. Per esempio: qualche giorno fa ho dovuto litigare con un collega a cui prestavo assistenza per lo smontaggio di uno scambiatore di calore. Questo si era arrampicato a 4 metri di altezza senza indossare la cintura di sicurezza, e ho riflettuto sul fatto che in caso di infortunio avrei potuto passare dei guai anch'io per non aver impedito il comportamento sbagliato. E sono stato testimone di casi simili più volte.

PaoloVE ha detto...

@ tommaso:

"nella mia ignoranza del diritto, l'omicidio volontario mi sembra una forzatura. Probabilmente è solo una questione linguistica"

Ero in questa situazione anch'io sino a poco tempo fa ed in effetti, si tratta di una questione prevalentemente linguistica.

La legislazione italiana prevede attraverso il concetto di dolo eventuale di ascrivere un omicidio a volontario e non a colposo quando chi ne è colpevole non vuole uccidere la vittima, ma dispone consciamente le cose in modo che ciò possa avvenire, pur potendo disporre diversamente..., il che in effetti va ben oltre il colposo, dove il colpevole non è conscio delle eventuali conseguenze.

Io mi sono capito, spero di essere stato abbastanza chiaro da spiegarmi...

Ciao

Paolo

PaoloVE ha detto...

@ MR:

è vero, spesso lo sprezzo del pericolo è visto come una dimostrazione di machismo (e spesso gli imprenditori vi fanno leva per ridurre la sensibilità sull'argomento). Quando verrà invece visto come come stupidità tout court questi comportamenti si ridurranno molto.

Ciao

Paolo

mariolino ha detto...

@ MR e gli altri
Ragaaazzzi, come dice Crozza quando imita Bersani.
Ragaaazzzi...non lo sapete che esiste la formazione?
Il lavoratore che ha comportamenti non sicuri e se ne frega è perchè non se ne rende conto.
La formazione, se ben fatta, apre la mente.
Ciao

mariolino ha detto...

L'applauso.
La questione infatti è proprio l'applauso, che è una vergogna assoluta.
L’ottimo Tommaso ci ha preso. Confindustria ha captato i suoi rimbrotti e ha chiesto scusa.

Dolo anziché colpa.
Nelle motivazioni della sentenza ci saranno le prove della finta delega per la sicurezza (il delegato alla sicurezza, spesso uomo di paglia) e delle condizioni di rischio elevatissimo che tutti conoscevano ma che nessuno (né l’amministratore delegato, né il delegato alla sicurezza) ha provato ad eliminare confidando nella buona stella.
Raaagazzzi, questo è dolo.

PaoloVE ha detto...

Già: il sottinteso di quell'applauso è chiaro e trasparente, e non viene scalfito dalle tardive scuse di Confindustria che anzi puntualizza che "quell'applauso va capito perchè è spontaneo in una platea di imprenditori": i confindustriali ritengono che la condanna prevista per chi se ne sbatte della sicurezza dei lavoratori sia ingiusta, quindi applaudono nell'AD di Thyssen una vittima di ingiustizia.

E la certezza del diritto non ha nulla a che vedere con tutto ciò: la certezza del diritto parte dall'assunto che chi sbaglia paga in proporzione a danno e responsabilità.

E mi pare che la sentenza non sia particolarmente astrusa in tal senso.

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

@Mariolino

concordo con te sulla formazione. Concordano meno i datori di lavoro che x i corsi si devono frugare. E comunque mi ritrovo a lavorare - credo che succeda anche in altre realtà - con certi elementi, che è dura fargli entrare nella zucca che certi atteggiamenti non vanno bene.

Michele Reccanello ha detto...

a proposito del link postato da mariolino: Emma si merita una bella pernacchia. Voglio proprio vedere, e soprattutto con che faccia lo farà, se avrà il coraggio di andare a chiedere scusa di persona ai parenti delle vittime del rogo della Thyssen.

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,
da "il Fatto Quotidiano" del 12.5.11

Confindustria, meglio il silenzio
di Michela Murgia

Non sono solo tardive, ma anche pelose le scuse del direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli per l’applauso riservato all’amministratore della Thyssen dalla platea dei confindustriali riunita a Bergamo sabato scorso. La naturalezza con cui è scattata la solidarietà di categoria a dispetto della sentenza di condanna non si cancella con una pezza messa lì nella speranza di spegnere la sacrosanta indignazione dei familiari delle vittime e dell’opinione pubblica. Meglio avrebbe fatto Galli a tacere piuttosto che dire che sì, quell’applauso era inopportuno, ma che va “capito, perché è spontaneo in una platea di imprenditori”.
Sulla base di cosa dovrebbe apparirci comprensibile il sostegno degli industriali a un’azienda condannata per l’omicidio volontario di sette dei suoi operai? Il tribunale che ha sancito le responsabilità della Thyssen ha applicato la stessa logica con cui si condanna per omicidio volontario anche chi ha causato la morte di qualcuno passando deliberatamente con il semaforo rosso. I vertici dell’Automobile Club d’Italia applaudirebbero mai un guidatore che ha ucciso un innocente ignorando un segnale di stop? Non ci apparirebbe grottesco il presidente dell’ACI se dicesse che quella condanna allontanerà gli automobilisti dalle strade d’Italia? Invece, l’indulgenza con cui gli stati generali della Confindustria hanno assolto a suon di applausi il comportamento omicida del loro associato fa temere che dove si condividono gli applausi si condividano anche i silenzi.
Risuona ancora quello che ha circondato la morte del venticinquenne siciliano Pierpaolo Pulvirenti, studente in Farmacia che un mese fa credeva di pagarsi le ferie estive con un lavoro interinale di venti giorni alla raffineria Sa-ras di Sarroch, di proprietà dei fratelli Moratti. Mandato a pulire una cisterna dopo appena un paio d’ore di addestramento, Pierpaolo è morto con i polmoni bruciati dal gas. Emma Marcegaglia allora disse che era “una grande tragedia”, commento più adatto a un’opera shakespeariana. Se i confindustriali distinguessero bene tra la definizione tutta teatrale di tragedia e quella più giuridica di omicidio, gli applausi forse verrebbero meno spontanei.


Non posso che condividere il pensiero della Murgia.