Vivere di rendita. Legalmente.

Buongiorno,

Pannelli FV
forse a qualcuno di voi  è capitato (come recentemente a me per l'installazione di un impianto fotovoltaico) di mettersi a fare i conti sui tempi di rientro per un investimento. Nelle umane cose è ovvio che più questo tempo si dilata, meno l'investimento è interessante, e, in effetti, é piuttosto raro veder effettuare investimenti destinati a ripagarsi in periodi superiori ai dieci anni: di solito si tratta di opere onerose e complesse. 

Per fare un esempio prendiamo il caso della centrale nucleare Areva di Okiluoto, centrale come quelle che il nostro governo vorrebbe realizzare in Italia.

Si tratta di una centrale da 1,600 GW, destinata a produrre 13 - 13,5 TWh all'anno il cui costo sembra destinato ad assestarsi attorno ai 6,5 miliardi di €. Dal mercato elettrico vedo che alcuni giorni fa il MWh in Italia veniva pagato mediamente circa 70€: in questa ipotesi grossolanamente calcolo 900 - 950 milioni l'anno di ricavi l'anno, il che vuol dire che, al netto degli interessi e dei costi di gestione, la centrale si ripaga in 7 anni. Diciamo che tenendo conto anche di questi costi aggiuntivi ed approssimando molto stiamo parlando di un investimento che si ripaga in 15 anni. 

Spaccato dela centrale di Okiluoto
Pur essendo fatto tutto quanto a spannazze non credo che vi siano errori macroscopici: dal sedicesimo anno la differenza tra ricavi e spese è tutta guadagno, essendo stato ripagato l'investimento iniziale della realizzazione della centrale

Credo che uno Stato che conceda ad un privato di realizzare e gestire una centrale di questo genere non abbia convenienza ad utilizzare una concessione di oltre 25 anni, permettendo al concessionario di realizzare come utile adeguato tutta la differenza tra ricavi e costi degli ultimi dieci anni di gestione. 

Per il periodo successivo in cui la centrale dovesse funzionare converrebbe rinegoziare le condizioni, da un lato minimizzando il rischio d'impresa per il concessionario (che non sarà costretto ad assumersi il rischio di dover prevedere l'andamento del mercato delle energie tra quarant'anni), dall'altro permettendo al concedente di ottenere migliori condizioni negli anni a venire, essendo già state ammortizzate le spese di costruzione.

In questo esempio, fatto ad hoc per promuovere l'adesione ai referendum del 12 giugno, abbiamo considerato una situazione in cui il rapporto tra ricavi e costi di gestione è molto elevato per il conessionario, ma i costi di realizzazione sono enormi. Ciononostante stimiamo adeguata una durata della concessione di venti - trent'anni.

Durate simili si verificano con una certa frequenza per opere di complessa realizzazione: la CAV ha in concessione sino al 2032 il Passante di Mestre, città il cui ospedale è in concessione per 24 anni alla Veneta Sanitaria.

Dopo il lungo preambolo arrivo al punto. Qualcuno è in grado di spiegarmi sulla base di quale pseudo ragionamento economico si sta procedendo a dare in concessione ai privati le spiagge per novant'anni? Perchè la situazione che si sta creando verosimilmente si tramuterà nella più classica delle rendite per il concessionario.

Dai, concedetemi...
Infatti poichè, come ben sa qualsiasi promotore finanziario anche di basso livello, nessuno vuole fare investimenti che non si ripaghino nell'arco della vita propria o, proprio nel caso dei più altruisti, di quella dei propri figli, dobbiamo aspettarci che queste concessioni non renderanno significativamente di più di eventuali concessioni trentennali. Se voglio mettere un ristorante o una qualsiasi struttura ricettiva sulla spiaggia, difficilmente penserò di sfruttarla più di trent'anni: perchè la concessione della spiaggia deve avere una durata maggiore di ciò che ospiterà?

Il che vuole dire che lo stato italiano sta svendendo lo sfruttamento delle proprie spiagge (cosa che, in tempo di crisi e per far cassa, entro certi limiti -molto inferiori a questi- ci può stare) ma, contemporaneamente, sta creando una casta inamovibile e protetta per un secolo cui sarà garantita a costo relativamente basso una rendita. 

Esattamente quello che ci vuole per promuovere lo sviluppo, no? Magari fossimo una repubblica delle banane: noi siamo una repubblica delle rendite e delle posizioni acquisite. Siamo immobili come i Moai dell'Isola di Pasqua e ci facciamo delle leggi per garantirci l'inamovibilità. Il tutto senza poi entrare nel merito dell'opportunità dei termini con cui un privato può avere in concessione determinati beni pubblici, cosa di cui discutere apparentemente frega solo ai radical chic.

Ciao

Paolo
Spiagge lontane

5 commenti:

francesco.caroselli ha detto...

Paoluccio nei costi della centrale nucleare ti sei dimenticato 24.000 anni di gestione delle scorie radioattive.
Ovviamente sto parlando di quelle che decadono prima ci sono anche che rimangano pericolose per un milione e 600.000 anni.
Ah si ti sei anche dimenticato di indicare il costo di dismissione del'impianto...
ah vabbe forse a quello ci pensa lo Stato.....


PS-Io sono pronto a fare la guerra civile se sulla spiaggia dove vado sin da piccolo mi mettono uno stabilimento balneare, ovvero uno di quei lager dove non si puo nemmeno giocare a palla.
Una molotov la so già costruire...e la volta buona che comincio la mia personale guerra contro le mafie (perchè cosa vi credete? chi si accaparrerà queste concessioni? qui al sud le persone con molti amici di amici...)

Pale ha detto...

France', stai attento a quello che scrivi...

In realta' la questione spiagge mi interessa fino ad un certo punto. Ho pero' ascoltato una trasmissione di Giannino su questo decreto per lo sviluppo economico e penso che ancora una volta si sia persa (volontariamente) un'occasione per fare qualche riforma e che si abbia presente solo un patchwork di decreti a costo zero (o quasi, considerando l'assunzione dei precari!) in ottica elezioni.
L'Italia ha bisogno di ben altro e le spiagge sono sono l'ultimo dei problemi che abbiamo.

PaoloVE ha detto...

@ FC:

ovviamente un privato non ragiona sui costi che può esternalizzare: la Fiat ce l'ha insegnato molto bene...

Ciao

Paolo

PaoloVE ha detto...

@ Pale:

in effetti non mi è chiara la portata della concessione delle spiagge, in quanto secondo alcuni esistono nel meccanismo previsto una serie di clausole che ne permetterebbero un utilizzo molto disinvolto da parte dei concessionari. Che in molti casi permetterebbe di cementificare selvaggiamente la costa. Non si starebbe quindi parlando solo di rendere disponibile una superficie su cui stendere ombrelloni e sdraio, ma anche di poterci costruire. Il che cambierebbe radicalmente la situazione.

Ma il punto del post voleva essere un altro: in Italia non è tutelando immotivatamente le corporazioni (o creandone a sproposito di nuove) che si fa sviluppo, come il provvedimento vorrebbe.

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,

nascosta tra le notizie elettorali c'è anche questa:

Alle urne il 60% dei sardi
plebiscito contro l'atomo


Immagino perché il governo osteggi tanto i referendum: Fine degli affari fatti nell'interesse delle società e dei manager e non nell'interesse dei cittadini.