Tra il dire ed il fare

Buongiorno,

un po' in tutta Europa aumentano le voci che chiedono di rallentare la corsa al pareggio di bilancio, ritenendo che un troppo consistente taglio della spesa statale porti ad un incrudimento della crisi e, paradossalmente, ad un peggioramento dell'equilibrio di bilancio.

L'idea è che se gli Stati riducono le spese nel tentativo di contenere il debito pubblico, alle aziende vengono a mancare commesse ed introiti, quindi si deprime l'economia e si riduce conseguentemente il gettito fiscale, con il rischio di veder quindi peggiorare l'indebitamento dello Stato.


Insomma, sempre meno libero mercato e Stato leggero e sempre più John Maynard Keynes.

Non voglio entrare nella diatriba tra scuola economiche diverse, e riconosco facilmente la correttezza della critica di chi sostiene che uno Stato che ha già un debito difficilmente sostenibile persino nel breve periodo (sto parlando di noi) non può indebitarsi ulteriormente per far promuovere lo sviluppo economico.

Il mio inefficiente preferito
Voglio invece far riflettere su una cosa: uno Stato che, come il nostro, presenta sacche di inefficienza, corruttela e sprechi particolarmente ampie, potrebbe essere nella situazione di non doversi indebitare per reperire risorse da dedicare allo sviluppo. 

Ed è questo che dobbiamo aspettarci e chiedere al governo dei tecnici: che da tecnici rendano efficiente lo Stato, taglino le spese inutili senza timori di veder scalfita la propria base elettorale ed indirizzino le risorse così recuperate in investimenti utili e produttivi.

Sarebbe un enorme passo verso la crescita.

Ciao

Paolo

8 commenti:

MS ha detto...

Mi spingo in un'analisi economica molto spicciola.
In sintesi, il pensiero keynesiano fa acqua, molta acqua.
Eventuali tagli massici deprimono l'economia se e solo se le risorse create rimangono inutilizzate.
Nel caso italiano le risorse non si creano direttamente perche' il risparmio serve a coprire il debito. Ma la quota di debito coperta permette allo Stato di abbassare il prelievo fiscale. E il mancato prelievo fiscale e' reinvestito.
C'e' semplicemente uno spostamento di chi spende e quali aziende saranno premiate. Oggi quelle che lavorano per commesse sugli sprechi, domani (si spera) quelle che producono per migliorare le condizioni di vita di utenti meno vessati e piu' contenti.

Quindi tagli, tagli, tagli.

MS

PaoloVE ha detto...

@ MS:

avevo detto di non voler entrare in diatribe tra scuole economiche. :-)

Il tuo ragionamento potrebbe (con un molto grande condizionale) filare se non si è in crisi.

Perchè uno dei comportamenti caratteristici dei momenti di crisi è il fatto che il capitale non viene reinvestito dal mercato in attività produttive causa la scarsa fiducia.

E' la corsa ai beni rifugio (salgonole valute forti, l'oro,...) caratteristica di ogni momento di crisi.

Per cui, se non investono i privati scarsamente fiduciosi nel futuro e non lo fa lo Stato che taglia... l'aereo va in stallo e ciau. Ma se lo Stato compensa (con investimenti in attività utili, certo...)

Ciao

Paolo

Ciao

Paolo

MS ha detto...

Avevo scritto che la mia analisi era molto spicciola :-)
In effetti quello che scrivi e' vero e quando affermo che gli utenti rinvestono il risparmio essi lo faranno non nell'immediato, ma nel breve/medio periodo.
In un grafico di macroeconomia lo vedremmo come una depressione che durerebbe poco tempo. La successiva crescita non si farebbe attendere.

Ripeto: tagli, tagli, tagli.

MS

Francesca ha detto...

Perchè uno dei comportamenti caratteristici dei momenti di crisi è il fatto che il capitale non viene reinvestito dal mercato in attività produttive causa la scarsa fiducia.

veramente le aziende lamentano lo scarso supporto delle banche....le quali sono in affanno per mancanza di liquidità.

Chissà se ci sarà un'inversione di tendenza dopo la cospicua massa di capitali messa a disposizione delle banche,ieri dalla BCE, ad un tasso veramente eccezionale (1%) per ripredendere innanzitutto a finaziare le industrie e anche acquistare titoli di stato (ai tassi che conosciamo intorno al 6% e oltre, con buoni guadagni quindi)?

Sentivo Barisoni stasera....e pare di no!

PaoloVE ha detto...

@ MS:

l'argomento mi struzzica... facciamo così io butto giù il mio punto di vista, se mi mandi il tuo credo che ne possano uscire un paio di post potenzialmente interessanti, se ti va...

Ciao

Paolo

mariolino ha detto...

L’impossibilità di raggiungere il tanto agognato pareggio di bilancio dipende dall’enorme debito pubblico. Se il nostro debito precipitasse sotto il 100% del PIL si potrebbe fare sviluppo e il pareggio di bilancio sarebbe a portata di mano. Per far questo in tempi brevi l’unica soluzione è la patrimoniale che colpisca i patrimoni dei più ricchi, invocata da molti non solo a sinistra.
Monti accampa scuse: la patrimoniale è di difficile realizzazione e nei tempi lunghi i capitali fuggirebbero dall’Italia, nessuno investirebbe più e la nostra fragile economia crollerebbe. Panzane. La patrimoniale colpirebbe innanzitutto loro che sono tecnici ricchissimi; quando mai i ricchi borghesi legiferano contro se stessi per darsi la classica martellata sui coglioni?
Per fronteggiare la crisi sono solo stati capaci di inventare maggiori tasse a carico di tutti. Dov’è la tanto sbandierata equità? Che gliene frega ai superricchi delle maggiori tasse di questa finanziaria? Ricchi sono e ricchi resteranno. Anche chi ha redditi in nero si salverà. Invece pensionati, operai e impiegati sotto 2.000 €/mese avranno grossi problemi ad arrivare a fine mese. Non ci sono quattrini per lo sviluppo e i lavoratori precari aumenteranno. L’unica parte equa della manovra è stata la trasparenza dei conti correnti bancari e la tracciabilità. Tutto il resto è lacrime e sangue per i poveracci.
Nonostante sia ingegnere, inizio a pensare che in politica i tecnici, specialmente quelli ricchi, siano solo capaci di produrre grandi danni. Manca loro una visione d’insieme e una mancanza di conoscenza diretta dei bisogni e problemi della gente.
Mi auguro che nel 2012 il governo tecnico cambi in fretta la legge elettorale e poi, costretto dalla sollevazione popolare, indisca nuove elezioni.
In Spagna un governo politico che ha finora fatto solo vaghe promesse è riuscito a far precipitare lo spread a 340. Da noi con il governo tecnico che ha costruito la iniqua finanziaria che sappiamo, lo spread è a 500.
C'è qualcosa che non va.
Ciao ragazzi buon Natale.

francesco.caroselli ha detto...

Parlo da quasi assoluto ignorante di economia ma anch'io ho un mio punto di vista.
Io penso che la cura Keynes sia l'unico modo per uscire dal periodo di crisi e la storia ha già detto che questo sistema ha funzionato.
Io però trovo che ultimamente all'applicazione pratica la dottrina sia stata totalmente stravolta dalle azioni di Lobby.
Come?
Stati Uniti (e purtroppamente anche l'Europa) hanno aumentato la loro spesa pubblica senza incidere minimamente sull'economia reale. I miglioramenti dal punto di vista dei consumi e dell'aspetto occupazionale sono stati quasi inesistenti. Si potrebbe quasi concludere che la strada Keynessiana sia un vicolo cieco.
Ma chiediamoci: come hanno speso i soldi gli Stati Uniti? Principalmente (e qui chiedo conferma da parte di Paolo) per rifinanziare il sistema creditizio ed assicurativo. Dopo Lehaman Brothers sembrava infatti certo che dovessero seguire molti altri colossi.
Frettolosamente si è deciso di aumentare spaventosamente la spesa pubblica per REGALARE i soldi alle banche in difficoltà. Capisco la paura di un crollo a cascata e la fine del mondo cosi come ora l'avevamo conosciuto, ma con il senno di poi è stato un suicidio.
I soldi sono finiti nella mani di persone inaffidabili e che di fatto avevano già FALLITO. Persone senza morale che, dopo essere scampati dper miracolo al tracollo, non hanno avuto nemmeno il pudore di ridimensionare i propri emolumenti (alla luce dei disastrosi risultati) ma che ANZI hanno continuato ad aumentarsi lo stipendio in maniera (Barisoni ricorda spesso come i i salari dei manager bancari siano cresciuti costantemente).
Si è portato il ragionamento del "to big to fail" alle sue estreme conseguenze, ovvero si è scelto di indebitare lo Stato fino allo stremo.
Quale altro privato (ricordiamoci sempre che sono privati) riuscirebbe ad ottenere soldi portando dei conti come quelli delle banche americane nel 2008?
E proprio qui che secondo me c'è la perversione del sistema Lobbystico (secondo me da abolire assolutamente).
Il paradosso è reso ancor piu tragico dal fatto che la "leva" con cui il sistema finanziario ha richiesto il prestito è stato l'enorme debito. Com'è possibile chiedere un prestito usando come punto di forza un debito impossibile da saldare?

Le risorse dello Stato (un fiume di miliardi) sarebbe dovuto essere investito in ECONOMIA REALE e non in VALORE VIRTUALE.
Se gli USA, invece di prestare i soldi alle banche, avessero costruito reti ferroviarie, reti di telecomunicazioni, Smart Grid per un'ottimale uso delle energie rinnovabili e altre svariate infrastrutture cosa sarebbe potuto succedere? Aumento dell'occupazione e quindi un aumento della ricchezza e quindi dei consumi. La ruota virtuosa dell'economia avrebbe potuto ricominciare a girare...male che va tali opere (qualcuno le chiamerebbe "grandi opere") sarebbe rimaste comunque li.
Vecchie e nuove aziende avrebbero potuto usufruire di nuovi e piu efficienti mezzi per stare sul mercato globale (avrebbero diminuito i costi di trasporti ed energia per dirne due).
Invece è andata come andata ovvero il "potere bancario" è riuscito a salvare se stesso nonostante fosse in ginocchio...
COsa sarebbe successo se le banche fossero fallite? Male che va i soldi non varrebbero piu niente. EMBE?
Un macchinario continua a funzionare anche se a livello monaterio è senza valore. Stessa cosa per le infrastrutture costruite. Sarebbe rimaste li pronte ad essere utilizzate, sia nuove che vecchie.
Se il soldi correnti non valessero piu niente se ne conierebbe di nuovo...magari partendo da piu logiche e umane basi. (magari legandolo ad il valore dell'oro come era una volta)

Per questo dico che il sistema Keynes potrebbe funzionare, ma non deve essere deformato. La spesa pubblica deve essere utilizzata per stimolare l'economia e non sicuramente la finanza.

Forza Inter

francesco.caroselli ha detto...

ebbene si la penso come Gilioli