Oddio! gli altri tecnici!

Buongiorno,

purtroppo mi devo accodare a quelli che hanno già stroncato (sicuramente meglio di me: vedete "Fermare che?" sul solito Wolfstep) l'iniziativa promossa da Oscar Giannino e che sembra essere sfociata in un manifesto intitolato "Fermare il declino".

Il decalogo di proposte che il think tank ha elaborato mi pare essere debole, fondato sostanzialmente sul credo mistico/ideologico del liberismo, scarsamente argomentato e scarsamente sostenibile in molti suoi punti.

L'aspetto che meno condivido è la convinzione che sia possibile una riduzione drastica del debito pubblico in tempi brevi, di oltre 400 miliardi di euro secondo le intenzioni dei proponenti: quello che lo Stato dovrebbe fare per realizzare un simile risultato è una contemporanea alienazione sia di una enorme quantità di immobili che di imprese.

Insomma, il complesso dei primi tre punti delle proposte mi pare in linea con il carattere nazionale (che peraltro ci ha portato sull'orlo del baratro): un drammatico intervento una tantum cui ci si affiderebbe per realizzare un auspicato taglio degli interessi debitori di alcune decine di miliardi (circa 24 miliardi agli attuali tassi di interesse, che potrebbero essere di più in ragione di una ragionevolmente prevedibile riduzione degli stessi davanti ad una situazione di minor indebitamento).

In tempi di IMU e scarsa liquidità questo temo si trasformerebbe nel detonatore della bolla immobiliare italiana (e nella conseguente botta al sistema bancario, che su quel fronte è molto esposto) e in una bella svendita a prezzi di saldo di ciò che ha un valore.

Inoltre, (s)vendute le imprese di Stato, diventerebbe molto più complicato gestire una politica industriale nazionale, la cui latitanza pluridecennale è uno dei motivi forti della nostra attuale crisi.

Insomma, gli effetti collaterali, sempre che la manovra possa riuscire, sarebbero estremamente rilevanti e si rimangerebbero parte dei benfici attesi. Quanta? Nell'immediato lo Stato sarebbe chiamato a "ricapitalizzare" la banche italiane (che sono espostissime sull'immobiliare e detengono e comprano gran parte del debito pubblico) oppure dovrebbe affrontare l'incubo di uno spread ulteriormente crescente per mancanza di compratori.

Ma il peggio è che l'industria italiana continuerebbe a non crescere ed innovare, come e più di ora, per cui in prospettiva verrebbe a mancare qualsiasi orizzonte di ricreare un circuito di ricerca - innovazione - sviluppo - crescita.

Credo che una politica migliore sarebbe varare con urgenza un programma che preveda una alienazione di immobili che inizi immediatamente ed abbia un decorso in tempi medio lunghi, in modo da non affondare l'immobiliare e le banche collegate e contemporaneamente impostare una politica in qualche modo sistemica di riduzione del debito, che dovrebbe comunque portare a benefici consistenti sulla riduzione dei tassi di interesse.

Sapete già cosa penso di liberismo, specialmente se declinato all'italiana (voglio essere molto moderato: diciamo che ritengo Giannino lo sopravvaluti un bel po'), federalismo e valore legale del titolo di studio, il che non mi fa vedere di buon occhio l'approccio ai punti 4, 9 e 10, e temo che, conoscendo il proponente, anche il punto 8 formulato molto genericamente, non preluda ad altro che non sia "flessibilità in ingresso".

Concordo invece, pur rilevando una loro estrema genericità, con le affermazioni dei punti 5, 6 e 7 (sostegno ai lavoratori dipendenti, conflitto di interessi e giustizia).

Insomma, secondo me, troppo poco e molto di sbagliato: non male per un think tank che si ripropone di salvare l'Italia.

Ciao

Paolo

3 commenti:

Germano Scarpa ha detto...

Credo che Giannino abbia perso smalto con gli anni.
Ogni volta che mi capita di sentirlo non posso fare a meno di pensarlo come la versione economista del penultimo Sgarbi (temporalmente parlando, il penultimo Sgarbi è quello che già urla "CAPRA" ma che non è ancora ospite delle trasmissioni della d'Urso).

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,
Ritengo una buona idea la vendita del patrimonio immobiliare dello stato, solo se fosse stata fatta ben prima di questa crisi e da un governo composto da persone serie e responsabili.

E' da tempo che vorrei chiedere a OG come si fa a vendere il patrimonio immobiliare e riuscire a ricavarne qualcosa di sostanzioso che poi vada ad incidere sul bilancio dello stato. Facendolo ora con il mercato immobiliare che è in discesa e con le famiglie poco disposte a buttarsi nel mattone, si rischia con una ulteriore e consistente aggiunta di immobili sul mercato, e di ritrovarsi quindi a svendere a cifre assai minori di quelle preventivate, se non addirittura di non vendere affatto. E non mi pare che all'estero ci siano investitori disposti a osare in un paese traballante come questo. Per caso sai spiegarmelo?

Per il resto, il programma elaborato dagli animatori di nfA è per me abbastanza condivisibile, meglio delle fumose promesse della solita politica, leggiti per esempio come sbertucciano Alfano e Brunetta:
http://noisefromamerika.org/articolo/quelli-che-sbagliano-anche-quando-copiano-caso-alfano-brunetta

PaoloVE ha detto...

@ Germano:

ho anch'io la stessa sensazione.

Sostituisci al raglio "Capra!" quello "Stato ladro! Tassicodipendente!" e la sovrapposizione diviene molto netta...

@ MR:

l'idea è quella di cartolarizzare tutto attraverso un fondo, che dovrebbe indebitarsi a tassi migliori dello stato italiano perchè garantito dal valore degli immobili stessi. Il fatto è che quella garanzia sarebbe sottratta allo Stato e quindi i tassi ne risentirebbero e, in tutta franchezza, non mi ricordo di risultati strabilianti dalle precedenti cartolarizzazioni (nemmeno dalle privatizzazioni, se per questo).

Senza contare il fatto che in questo modo il fondo dovrebbe indebitarsi (e quindi pagare interessi) per poter acquistare gli immobili e rivenderli, il che rappresenta un paradosso ed un costo aggiuntivo rispetto alla vendita diretta...

Ciao

Paolo