Cancellieri: post benaltrista...

Buongiorno,

spero di chiudere con questo post le mie considerazioni sul caso Cancellieri, di cui avevo in parte già scritto qui in termini che, ad una rilettura, mi rendo conto essere equivoci, perchè riferiti ad una realtà "ideale" (e quindi non certo quella italiana), una realtà per intenderci in cui una Josefa Idem avrebbe avuto la possibilità di candidarsi per essere scelta da elettori a conoscenza delle sue vicissitudini fiscali (e non nominata dalla segreteria del suo partito) e, in caso di elezione, non avrebbe dovuto dimettersi da Ministro per scontare una seconda volta ed oltre quanto previsto dalla legge quanto aveva già scontato. Come invece è stato.

L'equivoco su quanto ho scritto nasce dal fatto che le dimissioni che avrei auspicato nel mondo ideale di cui sopra (per gli stretti e secondo me inopportuni rapporti con una famiglia da tempo nota protagonista di comportamenti al limite del lecito e del corretto), nella realtà italiana non avrebbero senso e probabilmente nemmeno motivo.

E men che meno avrebbe avuto motivo d'esserci la mozione di sfiducia al Ministro, lo ribadisco, in assenza di alcuna evidenza di un suo illecito adoperarsi per una detenuta, Giulia Ligresti, di cui venivano segnalate le condizioni di salute (1).

Anche se il Ministro era un'amica di famiglia, anche se suo figlio aveva lavorato (lautamente remunerato) per la famiglia stessa, anche se la famiglia dichiarava, come si saprà dopo, di aver esercitato pressioni a suo favore (cosa quest'ultima ancora tutta da dimostrare).

Nell'italico mondo reale ed allo stato attuale mi sta bene invece che la Cancellieri venga confermata dov'è, indagata se i magistrati lo ritengono necessario, condannata -e fatta decadere- se vi sono le prove di un suo comportamento illecito.

L'equivoco ed il problema di fondo del caso Cancellieri sta in un fatto sistematico, evidente a tutti e non solo italiano (anche se sono portato a pensare che in Italia sia in qualche modo più forte e radicato), e cioè la ristrettezza delle cerchie dalle quali viene selezionata la classe dirigente e le modalità della selezione.

Una classe dirigente non può essere composta di improvvisati, ma va selezionata tra persone capaci, non bastano onestà e buona volontà (2): questo comporta che, anche solo per aver avuto la possibilità di accedere a un certo tipo e livello di studi e di formazione, è abbastanza normale che in ogni società la classe dirigente finisca con l'essere costituita in buona parte da rappresentanti di una elite economica e culturale.

Per usare degli stereotipi, la normalità è che il dirigente arrivi da una qualche Harvard, Yale o Bocconi, l'eccezione è che sia un self made man venuto da una periferia degradata. E non tanto per diritto acquisito, ma per preparazione, cultura, addestramento, esperienze internazionali cui i rappresentanti delle elite possono accedere più facilmente degli scugnizzi di Scampia. (3)

Questa cosa in Italia diventa un duplice problema: da un lato per l'esiguità estrema di dirigenti d'alto livello che non appartengano alle elite precostituite e la ristrettezza estrema di quest'ultime, dall'altro lato per le modalità di cooptazione che prescindono dalle capacità. Insomma, nelle stanze dei bottoni si vedono sempre le solite facce, ed ai loro figli / amici / amanti saranno garantite opportunità di crescita e qualche poltrona.

Il risultato di questa situazione è che in Italia gli appartenenti alla ristrettissima classe dirigente finiscono molto facilmente per conoscersi ed avere rapporti anche non istituzionali (4) (5).

In sintesi, se in Italia prendete due nomi importanti, scoprirete quasi inevitabilmente che tra loro esistono rapporti più o meno diretti, quindi l'esistenza di questi rapporti non può essere un indizio di situazioni illecite, visto che riguarda più o meno tutti.

E le situazioni per cui Ligresti può affermare di aver sponsorizzato la Cancellieri presso Berlusconi e ne ha assunto il figlio (peraltro indicato come incompetente in alcune intercettazioni), potrebbero essere tranquillamente la normale foto di questa situazione della nostra classe dirigente, ben prima e più probabilmente che degli indizi di comportamenti illeciti.

E ci aggiungerei un "purtroppo", perchè, se può essere possibile e forse anche semplice perseguire un reato, è difficilissimo riformare un intero sistema nazionale in assenza delle persone e delle risorse necessarie per farlo.

Ciao

Paolo

(1) Ho sentito che per tanti il Ministro non sarebbe dovuta intervenire per un singolo detenuto. Mi piacerebbe sentire quanti sosterrebbero la stessa cosa nell'ipotetico caso che oggi alla Cancellieri venga segnalato un caso Cucchi. Che dite, il Ministro dovrebbe lasciarlo crepare mentre tenta di risolvere il più generale problema degli abusi in carcere?

(2) Per chi ne voglia una conferma in termini anche un po' polemici, basti guardare il disastro dei parlamentari del M5S: potranno essere onesti e pieni di buona volontà, ma stanno dimostrando una pressochè totale incapacità dirigenziale...

(3) Motivo per cui ho difficoltà a usare in questo caso la parola meritocrazia. Ciccilo Cacace può essere molto più intelligente, determinato e volonteroso di Agilulfo Maria Francesco Borgia Della Rovere. Ma le condizioni al contorno (leggi le diverse opportunità di crescita) renderanno molto probabilmente il secondo più adatto ad un ruolo di dirigente.

(4) Mi è facile riconoscere la situazione perchè faccio parte di una categoria professionale dove, sino a poco più di una decina d'anni fa, eravamo sufficientemente pochi a livello nazionale da conoscerci sostanzialmente tutti, al massimo con un grado di separazione. Quando nel mio campo qualcuno mi chiedeva un riferimento per affidare un incarico o una consulenza indicavo un conoscente. Mi sarebbe stato impossibile fare altro.

(5) Che la classe dirigente italiana sia ristrettissima e anche per questo inefficiente non lo dico io, ma l'ottimo Sebastiano Barisoni ogni volta che a Focus economia ci ricorda quante poltrone siano occupate in Italia da ogni singolo "algido culo", che si tratti di incarichi pubblici o CDA privati.

7 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

condivido tutto. Come ho già detto l'unico argomento contro la Cancellieri, ad oggi, sono le amicizie con personaggi poco raccomandabili (eufemismo XXL). E purtroppo vale quanto scrive bene Paolo, sulla pratica difficoltà di trovare qualcuno nella classe dirigente di un Paese corrotto e oligarchico come il nostro che non abbia qualche conoscenza scomoda.

Il giudizio quindi va giocoforza spostato sulle responsabilità personali dove gli argomenti di chi si indigna in questi giorni si sfaldano.

Ribadisco come sia nefasta la confusione generata dai giornali che su questo caso conducono battaglia politica distorcendo e occultando i fatti.

Saluti

Tommaso

Michele Reccanello ha detto...

@Paolo
Sul primo punto discordiamo parecchio. Ne ho scritto nel post di ieri.
Nell'ipotetico caso Cucchi avrebbe fatto bene ad intervenire. Il nocciolo rimane questa confusione di ruoli che questa vicenda ha mostrato in tutta la sua evidenza. Chi è che ha telefonato al DAP?
- la Ministra Cancellieri.
- l'amica e beneficata dai Ligresti Ministra Cancellieri.
La mia non è una posizione di odio nei confronti della ministra tanto che prima di questa vicenda ne pensavo bene. Se siamo alla frutta come paese è anche per anni la cosa pubblica è stata trattata come cosa privata.
Saluti.

PaoloVE ha detto...

@ mr:

"Nell'ipotetico caso Cucchi avrebbe fatto bene ad intervenire."

Anche se Cucchi fosse stato un suo ricco e stretto amico di vecchia data? O in quel caso andava bene lasciarlo stare male (e forse crepare)?

Perchè l'amicizia non deve essere un privilegio, ma nemmeno una maledizione.

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

@PaoloVe
Una carica pubblica è anche una maledizione dovendo cercare il giusto distacco da tutto e tutti. E' un po come i medici che non possono affezionarsi ai propri pazienti. O accetti questo, e d'altra parte il dottore non te l'ha ordinato, o non accetti alcun pubblico ufficio. Mi sembrava di aver spiegato il perché di questo mio pensiero apparentemente contraddittorio nell'ultima frase del commento precedente.
Poi ognuno libero di pensarla come vuole e se non piace, pazienza. Continuiamo pure come se nulla fosse, nei(bei vecchi tempi, tanto non cambieremo mai i nostri atavici difetti. Alla fine dentro ciascuno di noi alberga sempre un piccolo Berlusconi, e prima o poi viene fuori. Anche per alzare la cornetta e fare un favore ad un amico, tanto poi arriva il momento giusto per ricordarglielo.

Michele Reccanello ha detto...

Tanto per intedersi Paolo
condivido sia il post che i commenti, ma in particolare la chiusa di questo:
http://www.santalmassiaschienadritta.it/2013/11/ricevo-e-volentieri-pubblico-51.html#comment-8120

Un’ultima cosa: la carriera prefettizia è ridotta a ben poca cosa se consente a persone tipo la Cancellieri di raggiungere il suo massimo grado. Un tempo un prefetto doveva essere ‘specchiato’. Ricordo un prefetto di Messina che non andava a nessuna cena anche di club tipo Rotary o Lions perché non era sicuro della moralità dei partecipanti.

PaoloVE ha detto...

@ MR:

vedila dal punto di vista del detenuto in crisi: il punto è che non possono essere i diritti di Cucchi o della Ligresti ad essere intaccati da una scelta altrui, nella fattispecie della Cancellieri.

Insomma, dal mio punto di vista o era corretto intervenire in caso di segnalazione o non lo era indipendentemente dagli eventuali rapporti personali ed indipendentemente dallo status familiare. Cucchi o Ligresti che fossero.

E per entrambi diventa importante capire se l'intervento è stato all'interno di quanto legalmente previsto o meno...

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

@Paolo,
se vai a leggerti il mio commento al tuo post di venerdì trovi scritto:
Non sapevo dei rapporti che intercorrevano tra la Cancellieri e i Ligresti. Quando sono uscite le prime notizie sulla vicenda ho pensato che era giusto che intervenisse perché la salute di una persona, anche di chi ha combinato guai a iosa, deve prevalere. La medesima cosa la direi persino di Berlusconi. Quando ho scoperto che lei era intervenuta perché era amica di... ecco, questo non lo ho più accettato ritenendolo un comportamento parziale nei confronti della restante popolazione carceraria, e anche nei confronti dei cittadini che non hanno le porte aperte verso il ministero.

Come vedi sono d'accordo con te sull'intervento. Però a quel punto si doveva dimettere un secondo dopo, vista appunto l'amicizia con la famiglia Ligresti e la confusione che questo genera con il suo ruolo che dovrebbe essere imparziale. Oltre a questo c'è anche il poco edificante contorno del triangolo Cancellieri-Berlusconi-Ligresti che è saltato fuori e che la rende ancor meno credibile.

Michele R.

PS Se al posto della Ligresti ci fosse stato un tizio qualsiasi, chissà se la ministra si sarebbe mossa con le stesse modalità. Secondo me no, perché come succede spesso in Italia se non hai santi in paradiso sei una merda, e quindi il tizio sarebbe schiattato là dove era.