Il groppo amaro

Buongiorno,

ho la fortuna di vivere in una zona particolarmente tranquilla, per cui determinate situazioni normalmente non mi capitano, il che forse spiega perchè quanto mi è successo oggi mi ha colpito.

In fondo è stata solo questione di minuti: prendo la macchina per andare al lavoro, oggi non devo nemmeno fermarmi a buttare le immondizie, oltrepasso la rotonda e con la coda dell'occhio percepisco che c'è qualcosa che non va, anche se non capisco cosa.

Esito un momento, sarei un po' di fretta, ma mi decido, giro la macchina e parcheggio. 

Sono a poco più di cento metri da casa e quello che non va è qualcosa che non posso nemmeno dire di aver visto: un corpo, sdraiato su un fianco in posizione innaturale su una panchina, le gambe penzoloni, la testa appena sospesa. 

Inizialmente non distinguo nemmeno se sia un uomo o una donna. Ha una maglia blu, jeans e scarpe da ginnastica.

Con un po' di imbarazzo e la speranza di fare la figura del fesso impiccione butto lì un "Tutto bene?" che però resta senza risposta. Adesso capisco che è una ragazza. Giovane (avrà qualche anno più di mia figlia) capelli castani corti, occhi chiusi, un piccolo piercing al sopracciglio, maglia troppo leggera per stare all'aperto di mattina, con un po' di pizzo. 

Ripeto la domanda e la scuoto leggermente. Non mi risponde e non si muove. Abbandono gli scrupoli e la scuoto più forte chiedendo se c'è qualcosa che non va, ma mi è ormai chiaro che la ragazza non è cosciente. Scuotendola ho toccato la sua mano: è fredda, mi convinco del fatto che abbia passato la notte su quella panchina. 

Comincio ad aver paura, chiamo il 118 cercando di restare razionale e solo mentre lo sto facendo mi rendo conto di non aver ancora provato a capire se respira. Lo faccio immediatamente e quando gli operatori del pronto soccorso me lo chiedono lo verifico di nuovo prima di rispondere di si.

E' l'unico segno di vita che riesco a rilevare, oltre ad un lieve tremolio delle palpebre: non vedo lividi nè sangue o tracce di vomito. Le pupille, peraltro, sono rovesciate all'insù. Descrivo la situazione e dò l'indirizzo, aggiungendo il civico in una seconda chiamata.

Qualcun altro, un conoscente, si accorge che qualcosa non va, si avvicina e mi chiede cosa succede. Glielo spiego, è lui che si rende conto che faremmo bene a sollevarle i piedi, che appoggiamo sulla panchina. Il fatto di non essere più da solo mi rassicura un po'. La copro con la mia giacca per provare a riscaldarla.

Si aggiunge a noi anche una signora cui chiediamo di andare alla rotonda a farsi vedere dall'ambulanza che stiamo aspettando. Nel frattempo anche mia moglie è uscita di casa per andare al lavoro: mi vede e si ferma. 

Le dico di andare a prendere una coperta nel caso l'ambulanza dovesse tardare. Sollevo ulteriormente le gambe della ragazza. Il tremolio delle palpebre pare intensificarsi e sembra provare a stringere la mano che il conoscente le porge. La avvolgiamo nella coperta che mia moglie ha portato insieme ad una bottiglietta d'acqua ed aspettiamo. Mi rimetto la giacca, continuando a tenerle sollevate le gambe e scambio qualche parola, ma non riesco a pensare a quello che ci stiamo dicendo.

Quando arriva l'ambulanza la signora la richiama e la indirizza subito da noi e siamo in quattro a tirare un sospiro di sollievo. I sanitari scendono e la riconoscono: la chiamano per nome, un nome russo, N*****a, inutilmente. L'impressione è che per loro il caricarla sulla barella ed in ambulanza sia purtroppo in qualche modo una malinconica routine. Le faccio un in bocca la lupo che probabilmente non sente.

Raccolgo la custodia del cellulare e la coperta, ognuno di noi riprende la sua strada, siamo visibilmente scossi e non so nemmeno se ci siamo salutati.

Ero talmente concentrato nel cercare qualche dettaglio che mi dicesse che la ragazza era viva, che si stava riprendendo, che in qualche modo reagiva, che mi rendo conto di non aver nemmeno fissato una sua immagine nella mia testa che mi permetta di ricordarla. Dopo averla fissata per alcuni minuti non ho idea di come sia il suo viso.

Pensavo che qualcuno mi avrebbe chiesto qualcosa sul ritrovamento o se la conoscevo, ma non è così. Peraltro hanno il mio numero di cellulare se dovesse servire. Nel pomeriggio riesco in qualche modo a sapere che è viva.

Ho un groppo amaro alla bocca dello stomaco e non riesco a non pensarci.

Ciao

Paolo

5 commenti:

B ha detto...

Grazie di aver condiviso questa esperienza.
Grande stima per la tua scelta di fermarti e verificare la situazione: purtroppo molte persone avrebbero tirato dritto.

Michele Reccanello ha detto...

Ciao,
Mi associo all'apprezzamento di B. Ammetto che forse al tuo posto (potete tirarmi le uova marce me le merito tutte!) avrei tirato a dritto, i tempi che viviamo fanno temere tutto e tutti.
Sono stato testimone di un episodio simile accaduto qualche anno fà in centro a Pisa con un barbone che improvvisamente si è sentito male, la presenza di spirito di mia moglie che è intervenuta per sincerarsi delle condizioni di salute dell'uomo, mi ha fatto vergognare di me.

Saluti.

PaoloVE ha detto...

... in realtà il post è uno sfogo che avevo scritto alcuni giorni fa, quando mi è capitata questa cosa: l'ho tentuto per il primo giorno "scoperto".

Ovviamente ho avuto anch'io la tentazione di tirare dritto: gli orari, le scadenze,...

In definitiva è però durato tutto più o meno un quarto d'ora, credo.

Ciao

Paolo

F®Ømß°£ ha detto...

Ciao Paolo,

Anche io mi associo alla stima per questo gesto, condividendo il dubbio di MR sul fatto se io mi sarei fermato.

Grazie

T.

PaoloVE ha detto...

Ovviamente gli attestati di stima mi fanno piacere (e ve ne ringrazio), anche se non era questo il motivo del post (motivo in realtà molto egoistico, visto che sostanzialmente volevo provare a sfogare il mio senso di frustrazione).

A chi dubita si sarebbe fermato: fermarsi non è stato difficile, lo sarebbe stato molto di più aver tirato dritto e, magari, rischiare di leggere due righe in cronaca il giorno dopo.

Ciao

Paolo