Come siamo arrivati qui / 1

 Buongiorno,

oggi inauguro un filone tematico proposto da Tommaso che, se ho ben capito, si svilupperà in una trilogia (bello fare il blogger quando gli altri lavorano per te), alla quale mi riservo di aggiungere eventualmente alcune mie eventuali considerazioni / integrazioni in un quarto post (insomma, qualcosina vorrei mettercela  anch'io...)

Striscia, iene e Report. A cosa servono davvero?  

cerco di mettere in ordine alcune idee che ho da diverso tempo sul contributo nefasto che un genere di trasmissione molto seguito ha avuto nello spingere la nostra società nell'abisso attuale. 

Mi baso soprattutto sulle discussioni immancabilmente generate tra colleghi o conoscenti il giorno dopo: "Hai visto cos'hanno fatto vedere ieri alle Iene?" "Hai sentito report ieri sera?" e a seguire il solito elenco di numeri - spesso confuso e impreciso - o la solita semplificazione di qualche complicato meccanismo finanziario o giudiziario, con la conclusione immancabile "Varda cossa che i magna.", "I xe tuti deinquenti." 

Ora bisogna distinguere: Striscia la notizia nasce come informazione satirica, le Iene vuole denunciare e comunque farci ridere, Report pretende di informarci, denunciando.

Qual è, tuttavia, il messaggio che ci danno questi programmi, che nel caso dei primi due ci accompagnano da molti anni ormai? 

 Il messaggio è: "Tutti fanno i furbi, rubano e truffano." Poi Striscia e le Iene educano lo spettatore pigro a ciniche risate sul tema, mentre Report punta più a un'indignazione priva di ironia. Comune è tuttavia l'idea che i cattivi sono tutti inteso come altri, mentre noi siamo innocenti oltre che impotenti. 

Qual è l'effetto sullo spettatore di trasmissioni così? Uno spettatore indignato, a volte disinformato, spesso informato in modo parziale, sempre informato in modo superficiale. La disinformazione la troviamo per esempio nel caso di Stamina, con gli effetti che ben conosciamo. 

L'informazione parziale è il marchio di fabbrica di Report: tutte le puntate che ho visto, su un tema di cui fossi già in qualche modo a conoscenza, presentavano punti di vista e omissioni funzionali alla tesi scelta in partenza. 

La superficialità è però il tema fondamentale: lo spettatore ignorante, dopo una puntata di Report, essendo stato inondato di numeri ed essendogli stata fornita una versione semplificata di fatti complessi, si sente esperto della questione e contribuisce al radicarsi di un "senso comune" che condivide la tesi, non del tutto obiettiva o quantomeno incompleta, scelta dalla redazione. 

Ampliando la prospettiva, l'effetto a lungo termine di queste trasmissioni, non è la creazione di una coscienza civile che permetta di operare scelte informate e reagire al malaffare che in teoria viene denunciato. 

È piuttosto un anestetico fatto di cinismo e autoassoluzione per cui quando alla radio sentiamo l'ennesimo episodio di malaffare, possiamo scegliere se farci una risata o incazzarci, ma sentiamo che nulla possiamo fare, in nessun modo

E sentiamo anche che non è per nulla colpa nostra se le cose vanno così. 

Perché noi siamo innocenti, i cattivi sono gli altri. 

Saluti 

Tommaso

7 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,
Perché noi siamo innocenti, i cattivi sono gli altri.

E' la parte del post con cui sono più d'accordo. Oh, vale per tutti nessuno escluso!

PaoloVE ha detto...

Buongiorno,

mi limito a segnalare che su Report farò una serie di distinguo perchè mi pare che lo spirito della trasmissione non sia questo: francamente non ci vedo l'intenzione di solleticare una sterile indignazione, anche se, nel tempo, ho avuto l'impressione che le sue inchieste siano divenute un tantinello più superficiali...

Ciao

Paolo

renzo ha detto...

Eh no Tommaso,
Va bene tutto ma non puoi mettere sullo stesso piano Report e le altre due trasmissioni, non puoi proprio.
Specialmente se le paragoni confrontando le conseguenze che danno sull'opinione pubblica. Se la persona idiota, e in Italia sono tante, tende a semplificare e stravolgere il significato di una inchiesta di Report il problema è della persona idiota non di Report, mi pare abbastanza evidente. É come se dessi la colpa al termometro per il fatto che hai la febbre.
Poi, che anche Report non sia onnipotente e sempre corretto è vero, ma per favore non metterlo sullo stesso carro di Striscia e delle Iene.

Anonimo ha detto...

Tommaso, forse non sai che ogni inchiesta di Report e' fatta da giornalisti diversi, e per ogni inchiesta il giornalista incaricato studia e lavora per 4 MESI, a differenza delle altre due trasmissioni da te citate. Altra differenza e' che nessuno dei giornalisti di Report e' assunto, ma vende il servizio finito alla Rai, accollandosi tutti i rischi e costi. Prima di sentenziare grossolanamente su una trasmissione fatta da professionisti seri, sarebbe doveroso quanto meno informarsi.

F®Ømß°£ ha detto...

@renzo e tutti

sono perfettamente conscio che l'accostamento sia offensivo per Report, che senz'altro è una trasmissione migliore delle altre due.

Osservo però che l'effetto è il medesimo sullo spettatore. Il "tutti sono uguali" viene anche da lì.

Il termometro e la febbre non sono la metafora adatta: lo sarebbero se io stessi dando a Report (il termometro) la responsabilità del malaffare che Report denuncia (la febbre che il termometro misura).

Quello che contesto di Report è che semplifica fatti complessi, avendo una tesi ideologica preconcetta.

Nelle inchieste sulle ruberie dei politici la tesi preconcetta, a me pare, è che i politici rubino praticamente tutti, mentre i cittadini ne sarebbero vittime innocenti. L'analisi finisce qui, nessuna osservazione su chi sostiene questi politici e soprattutto (tema del mio prossimo post) sul fatto che sono decenni che i partiti più pieni di delinquenti vengono premiati.

In altre inchieste si fomenta il già ben radicato pregiudizio italiano nei confronti della scienza, si seguono comode semplificazioni sulle multinazionali eccetera eccetera.

Questo non toglie che, se visto con spirito critico, Report faccia buona informazione, buona come spunto per approfondire, cosa che le altre due trasmissioni spazzatura non fanno minimamente, e in questo condivido che non vadano messe sullo stesso piano.

Trovo che ci sia, tuttavia il rischio, di un'idolatria per la trasmissione della Gabanelli, testimoniata dalla delirante sua proposta come Presidente della Repubblica. Trovo che molti non sapppiano distinguere un programma buono, pur se con degli evidenti difetti, dalla Bibbia da cui prendere come oro colato qualsiasi dato e da cui trarre -pigramente - facili convinzioni.

Saluti

Tommaso

PaoloVE ha detto...

@ t.:

sottoscrivo in pieno l'ultimo capoverso...

Ciao

Paolo

Anonimo ha detto...

Premetto che non sono una spettatrice abituale di Report, ma voglio portarvi la mia testimonianza a supporto del post Tommaso.
Ho avuto modo di vedere un servizio che mi riguardava da vicino e non ne sono rimasta per nulla soddisfatta. Ho potuto constatare la parzialità delle informazioni riportate, le tecniche utilizzate per predisporre lo spettatore ad accettare senza troppe domande la tesi proposta (musiche che fanno presagire qualcosa di losco, allusioni, assenza di contraddittorio, ...). Questo ha instillato in me il dubbio sulla qualità della trasmissione in generale. Ogni volta che sento dire "hai visto su Report ...?" in modo indignato, il mio primo pensiero è sempre: "sì, ma quello che Report non ti ha detto, invece? Quello lo prenderai mai in considerazione?" e troppo spesso la risposta è no, se non viene detto vuol dire che è falso, o che non esiste.
Quindi, pur facendo le dovute distinzioni con le altre trasmissioni citate, credo che possa essere tranquillamente inserita nell'elenco nel senso inteso da Tommaso.
(Poi sono anche un po' di parte, ma cerco di non darlo troppo a vedere).

Silvia