Post definitivo (ma lungo e noioso) sull'articolo 18

Buongiorno,

visto che l'argomento è di gran moda torno, per l'ultima volta, sull'argomento dell'articolo 18 di cui tanto si ciancia a sproposito e su cui sembra possa schiantarsi la minoranza del PD, che, inaspettatemente e contro ogni buonsenso, sembrerebbe mentre scrivo intenzionata a portare avanti lo scontro con Renzi sino a farsi epurare nella più scontata delle maniere.

Voglio buttare giù un po' di cosette, giusto per definire un po' di elementi attorno ai quali si è fatta tanta tendenziosa confusione:

  • l'art. 18 non vieta agli imprenditori di licenziare: agli imprenditori è possibile effettuare licenziamenti collettivi e giustificati. Al limite potremmo dire che vieta il licenziamento senza giusta causa (ricomprendiamo pure in questa categoria licenziamenti causati da matrimoni, maternità, motivi sindacali,... ), anche se quest'ultima parte viene normalmente omessa dai troppi che fingono di ragionarci su.
  • l'art.18 in realtà non vieta nemmeno agli imprenditori di licenziare senza giusta causa: dopo le modifiche apportate dalla Fornero l'art.18 in realtà permette di concordare l'indennizzo del dipendente licenziato senza giusta causa.
  • l'art.18 non è un unicum italiano: è presente per i licenziamenti ritorsivi e discriminatori in molte legislazioni, sia come indennizzo (in questo caso anche con condizioni più sfavorvole per gli imprenditori) che come reintegra.
  • l'applicazione dell'art.18 non vede sempre prevalere il dipendente, anzi i numeri dicono il contrario. E' tutt'altro che vero che i giudici danno sempre ragione al dipendente: permettetemi di citare lo stesso Renzi. "I casi che vengono risolti sulla base dell’articolo 18 sono circa 40mila e per l’80% finiscono con un accordo. Dei restanti 8.000, solo 3.000 circa vedono il lavoratore perdere".(1)
Immagino che alla luce di questi pochi punti la visione delle tutele dell'art.18 paia un po' meno irragionevole e un po' più civile di come viene normalmente presentata. E credo che la portata del presunto problema risulti in realtà molto ridimensionata rispetto ad altri ben più gravi che affliggono le aziende.

Per quanto riguarda quanto si sa della riforma dell'art.18 che Renzi sembra voler proporre ci sono un po' di altre cose da puntualizzare:
  • l'eliminazione delle tutele dell'art.18 sarebbe solo temporanea per il dipendente (risulterebbe confinata ad un "periodo di prova" la cui durata varia a seconda delle intenzioni tra i tre ed i sette anni) e riguarderebbe solo i neoassunti. Quelli che attualmente vengono assunti con contratti precari e vi restano impelagati. Per chi sta già lavorando nulla cambierebbe, precario o tutelato che sia. Nessuna eliminazione di presuti privilegi, quindi.
  • Contestualmente all'abrogazione dell'art. 18 il Premier sembra promettere l'eliminazione delle forme contrattuali che stanno permettendo la precarietà ed il frazionamento dei dipendenti in una galassia di tipologie troppo piccole e frammentate per essere sindacalizzabili. In realtà sembra di capire -da quanto emergeva in trasmissione da Giannino ieri- che la cancellazione riguarderebbe solo i contratti co.co.pro. e quelli di somministrazione. Gli altri contratti precari resterebbero peraltro economicamente convenienti. Nessuna significativa riduzione del frazionamento contrattuale e della precarietà, quindi.
  • gli imprenditori attribuiscono primariamente alla crisi ed al crollo della domanda l'impossibilità di assumere: non hanno commesse quindi non hanno bisogno di nuovi dipendenti. Il fatto di poterli licenziare con il massimo arbitrio purtroppo non mi pare possa cambiare le cose. Quindi, domani, quando per i neoassunti sarà abolito l'art. 18, non aspettatevi un calo della disoccupazione.
  • le coperture dichiarate da Renzi sono meno di metà di quelle necessarie...
 Sapete che c'è? La grande riforma dell'eliminazione dell'art.18 mi ricorda alcune altre grandi riforme ed altre clamorose cncellazioni operate dal Premier.

Quella del Senato e quella delle Province.

Che, malgrado i proclami, esistono ed esisteranno ancora, e non mi paiono affatto essere diventati migliori di quello che erano.
 Ciao

Paolo

(1) in Italia vi sono approssimativamente 4,5 milioni di aziende. il che significa che, statisticamente, fatti due conti, una azienda si vedrà condannata a reintegrare un dipendente ingiustificatamente licenziato ogni circa novecento anni. Direi che ogni commento sulla rilevanza del problema è superfluo.

2 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

la modifica dell'articolo 18 non porterà a un aumento delle assunzioni, quindi il tema è esclusivamente politico.

Renzi lo usa per attaccare minoranza PD e sindacati.

Quando si diceva che Renzi avrebbe distrutto il PD e fatto politiche di destra, non si sbagliava, forse.

Godiamoci le lodi di Panebianco e gli abbracci di Marchionne.

Grazie

T.

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,
la modifica dell'articolo 18 non porterà a un aumento delle assunzioni,

E' quello che dico anch'io. Allora togliamo quel maledetto art.18 che fa discutere inutilmente da almeno 10 anni, niente reintegro e concediamo (già c'è) un sostanzioso indennizzo (in realtà credo che il nocciolo della questione stia tutto lì) nei casi in cui non c'è giusta causa nel licenziamento.
... Poi aspettiamo di vedere un esorbitante aumento dell'occupazione.
... Aspetta e spera :-(

MR