Affamare la bestia (sanitaria)

Buongiorno,

la notizia dell'arretramento delle prestazioni del servizio sanitario pubblico in Italia mi coglie in un momento in cui sto collaborando ad un progetto per giungere molto faticosamente alla sostituzione di una vecchia apparecchiatura per diagnostica ormai obsoleta (1), ma che non è stato possibile rinnovare sionra grazie ai limiti di budget imposti agli investimenti in tecnologie.

Sarà forse per questa coincidenza che, da parte mia, segnalo una volta di più come, fermi restando i limiti imposti ai singoli cittadini dalla crisi economica, le modalità con le quali sono state perseguite le cosiddette spending review, con tagli indiscriminati, blocchi delle assunzioni e politiche di acquisto condotte di fatto puntando unicamente a spuntare il minor prezzo, contribuiscano quotidianamente in maniera significativa a questa situazione anche dal lato dell'erogazione dei servizi.

Apparecchiature obsolete hanno costi elevati di manutenzione, bassa produttività, scarsa qualità diagnostica e spesso comportano effetti collaterali di maggior importanza sui pazienti: mantenerle in servizio invece di sostituirle significa gravare il sistema di queste diseconomie in maniera crescente.

Apparecchiature scelte unicamente per il loro basso costo e prescindendo dalla loro destinazione d'uso come troppo spesso avviene nelle gare centralizzate (2) saranno ragionevolmente di scarsa qualità, il che si traduce in limiti diagnostici, difficoltà di uilizzo, bassa produttività, maggiori effetti collaterali ed obsolescenza precoce.

E se sul tutto caliamo anche il fatto che il numero degli operatori dedicati al loro utilizzo si è ridotto (senza che vi sia stata la possibilità di recuperarne la produttività nemmeno attraverso l'acquisizione di nuove tecnologie), troviamo spiegazione di come queste scelte politiche abbiano deliberatamente provocato una ampia parte di quella fetta di trasferimento dal pubblico al privato che adesso si finge di guardare con sorpresa e preoccupazione.

Non illudetevi: il danno è già stato scientemente fatto in anni di applicazione e continua ad essere perpetrato. Ritornare ai livelli precedenti a certe scelte richiederà lustri, ma non mi pare di vederre ancora nulla che possa far pensare all'intenzione di invertire la rotta.

Ciao

Paolo

(1) un vecchio mammografo analogico trattenuto in servizio grazie ad una digitalizzazione indiretta attraverso un sistema CR dedicato

(2) per restare al caso di cui mi sto interessando una delle ultime aggiudicazioni Consip in materia era andata ad un prodotto che non forniva nemmeno come successiva possibilità di aggiornamento una tecnica che in questo momento sembra essere quella in grado di garantire i migliori livelli diagnostici, maggiore sicurezza per il paziente e la maggior produttività...

4 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

temo che se si facesse un sondaggio, l'italiano medio si direbbe d'accordo.

Pagheremo tutto.

Saluti

T.

altrosimone ha detto...

Va detto però che a fronte di minor spesa, per il paziente poi non ha avuto altrettanto vantaggio di spesa, e alla fine nemmeno tutto questo vantaggio nel velocizzare le attese, che peraltro sono facilmente gestibili con richieste a pagamento, con attese risolvibili di solito in una settimana e anche meno, a differenza delle richieste tramite mutua, che di solito fanno a gara restando nei limiti dei due mesi massimi di attesa (nominali).

Lorenzo Savoini ha detto...

Ottima analisi, Paolo. E parlo a ragion veduta.

Michele Reccanello ha detto...

Ciao,
se sposto la faccenda nel settore privato, p.e. all'interno della mia azienda il reparto dove lavoro gestisce le utilities necessarie alla produzione, le cose non cambiano. Il problema è che chi è chiamato a gestire il budget lo deve fare sempre al risparmio - l'unica cosa importante è mostrare ai superiori i risparmi ottenuti: qual'è il prezzo da pagare in futuro? - e mai perché le scelte migliori sono spesso le più costose nel breve periodo, ma portano dei benefici maggiori sul medio e lungo periodo.

Saluti.