Come si spara sulla Croce Rossa?

Buongiorno,

col passare del tempo appare sempre più chiaro che lo scontro seguito alla chiusura al pubblico per un paio d'ore del Colosseo e di altri monumenti romani è stato gestito dal governo con estrema spregiudicatezza ed in maniera preordinata in modo da portare al consueto linciaggio mediatico nei confronti di sindacato e dipendenti pubblici ed al loro ulteriore indebolimento sul piano contrattuale, il tutto con il pieno appoggio di una opinione pubblica imbesuita ed acritica che è ormai stata assuefatta al luogo comune che il mix sindacato e dipendenti pubblici sia IL MALE ASSOLUTO.

I media hanno urlato a squarciagola come una assemblea sindacale di cui non era stata data comunicazione ai visitatori aveva lasciato questi, giustamente imbufaliti, in coda per ore al caldo e sotto il sole, ed hanno plaudito la celerità del Ministro Franceschini che ha inserito nel giro di un paio d'ore anche i servizi ai beni culturali tra quelli essenziali che non possono essere interrotti. Ovvero il pezzo della storia funzionale a demonizzare sindacati e lavoratori e a incensare l'operato del governo.

E hanno omesso di informare l'opinione pubblica (o hanno sussurrato a bassa voce nei trafiletti di contorno) di un po' di aspetti che però potrebbero permettere a chi lo volesse (anche se ormai sono pochi) di formarsi un'opinione un po' meno approssimativa e, forse un po' più aderente alla realtà.

Per esempio hanno sottaciuto:
Insomma, le modifiche alla legge erano già pronte ed attendevano solo un pretesto (ribadisco: un pretesto, non un motivo) per essere applicate. Ed il pretesto è stato una più che legittima assemblea provocata da un reiterato ed illecito protrarsi di mancati pagamenti da parte dello Stato.

Ma non è solo il governo a brillare per scarsa onestà intelletuale. Ricordate quanta giusta indignazione leggevamo nei giornali per i debiti della P.A. nei confronti dei fornitori? Quanto giusto fastidio per le lungaggini con cui venivano saldati i debiti nei confronti dei fornitori? Evidentemente erano indignazioni ad personam, perchè, se ad essere creditori sono dei dipendenti pubblici, non si trovano pennivendoli solidali.

Mi meraviglia l'ingenuità (sempre che di questo si tratti) del sindacato. Come dimostra quanto successo, nel clima di scontro frontale con il sindacato deciso dal governo ogni iniziativa di questo genere deve essere "blindata" molto pesantemente. Non basta rispettare la legge ed annunciare agli enti competenti quanto necessario.

Probabilmente serve acquistare qualche mezza pagina di giornale e far partire una qualche campagna il più possibile virale in cui si annuncia di aver mandato quella comunicazione perchè il governo è inadempiente rispetto agli impegni presi.  E magari se i sindacati cominciano a pagare i media per queste comunicazioni cominceranno a godere della stessa attenzione, considerazione e risetto di tutti gli altri compratori di pubblicità, e noi potremo leggere dei resoconti un po' meno reticenti ed un po' più veritieri. E se cominciano ad usare strumenti di comunicazione diversi, magari più immediati e meno paludati rischiano persino di riuscire a dare all'opinione pubblica un minimo di informazione su quanto stanno facendo e perchè.

Il che in molti casi potrebbe evitare la trasformazione di in agnelli sacrificali di sindacati e lavoratori, e, secondo la mia malpensante opinione, di evitare di sacrificare i dipendenti all'ennesimo appalto ad una cooperativa amica (e temo di sapere con quali metodi e quale convenienza per l'utenza) di un servizio pubblico preventivamente reso artatamente ed intenzionalmente inefficiente per giustificare la transizione...

Ciao

Paolo

(1) Anni fa era invalso l'uso, specialmente nel settore dei trasporti, che piccoli sindacati spesso poco rappresentativi annunciassero scioperi che poi disdicevano all'ultimo momento. Il risultato era che, poichè gli utenti si erano già organizzati diversamente, si creava danno alla proprietà ed alla clientela senza nemmeno scioperare. Da cui derivò l'obbligo di comunicazione preventiva non al pubblico, ma agli enti interessati, cui però in questo modo veniva passata la palla di gestire le comunicazioni all'utenza.

5 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

naturalmente condivido tutto.

La farsa pretestuosa è talmente evidente che è triste osservare come legioni di imbecilli vi abbiano abboccato.

Il coro unanime della stampa che mette in prima pagina questa non-notizia piena di omissioni serve da pretesto agli sgherri del premier per tweettare severamente e legiferare di conseguenza, con un disegno di legge già pronto.

E dobbiamo farci piacere questa schifezza, perché - grazie alla medesima cricca di pennivendoli - l'alternativa sono Salvini e Grillo.

La democrazia non vive in un Paese ignorante e disinformato.

Orrore.

T.

PaoloVE ha detto...

...mi sono dimenticato i doverosi ringraziamenti a Michele, che mi ha aiutato ad individuare alcune delle fonti (anzi, quella più importante: il comunicato della RSU che evidenzia come la situazione fosse stata comunicata alla soprintendenza l'undici settembre, una settimana prima dell'assemblea) che ho linkato.

Rimedio qui.

Ciao

Paolo

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,
Grazie a te Paolo, sapevo che sarebbe stato argomento del post odierno. E non poteva essere altrimenti.
Sullo status facebook di Enrico Mentana - mr. T ti prego di risparmiarmi! - sono comparse due parole giustissime: "Stato Moroso"
Ecco, tra tutti quelli che ieri avevano il diritto di criticare anche duramente la chiusura dei siti archeologici, l'unico che doveva tacere era proprio lo Stato moroso.

Su tutto il resto di quello che scrive non sono d'accordo perché prevale da parte del direttore di TG la7 l'idea che il sindacato e i lavoratori dovevano stare zitti di fronte (alle solite) inadempienze dello stato. Che poi è oramai - purtroppo! - il mainstream del paese.

Saluti

F®Ømß°£ ha detto...

Mentana cerchiobottista.

Michele Reccanello ha detto...

@Mr .T.

Eccolo! ;-)