Au revoir monsieur Wolinski

Buongiorno,

sono abbastanza vecchio da aver potuto apprezzare il graffiante sarcasmo e lo sgangherato, anticonformista ed irriverente inno alla libertà sessuale delle vignette di Wolinski nelle pagine di quel gran giornale che era Linus sotto la direzione di Oreste del Buono.

Della strage di Charlie Hebdo non mi tocca quindi la vuota retorica di un giornalismo italiano che è distante dalle rivendicazioni libertarie di quella satira quanto Alpha Centauri (1), ma un ricordo divertito ed affettuoso anche se ormai sbiadito, al punto che tendo a confonderlo con il collega Reiser.

Mi ritrovo quindi ad esprimere una solidarietà forse un po' meno scontata e di maniera di tante che in questi giorni si leggono e mi sottraggo allo scontro di cretinismi opposti che vorrebbe radicalizzare il "che fare" in due posizioni opposte (integriamo gioiosamente tutti gli arabi e mussulmani vs. buttiamoli tutti fuori dai nostri confini) e stupidamente inutili.

Non riesco a fare di ogni erba un fascio e a considerare ogni mussulmano ed ogni arabo un potenziale pericolo e ritengo che certe reazioni tanto radicali quanto scontate avranno come unico risultato (probabilmente desiderato da entrambi gli schieramenti oltranzisti) quello di accrescere i contrasti tra culture e civiltà diverse e, conseguentemente, i motivi di perpetrare violenze e ferocia.

In ossequio al fatto che chi dimentica la propria storia è condannato a ripeterla, mi piacerebbe che oggi si traesse insegnamento da quanto avvenuto in Italia decenni fa, per non rischiare di ripercorrere un analogo sanguinoso percorso.

Quando l'Italia fu dilaniata dagli anni di piombo una delle componenti violente che imperversarono in quel periodo, il terrorismo di sinistra, venne sconfitto dall'Italia grazie a due fenomeni convergenti: il pentitismo che lo minò dall'interno e la netta presa di distanza di un'area che in molti, a torto o a ragione, anche tra i terroristi rossi ritenevano contigua al terrorismo: quella del sindacato, che in quegli scontri sacrificò più di uno dei suoi rappresentanti (2).

Credo che l'aumentare delle violenze operate dai terroristi integralisti islamici richieda adesso più che mai che i mussulmani moderati facciano quello che alla fine degli anni settanta fece il sindacato: prendano le distanze dai violenti, li isolino privandoli degli appoggi che permettono loro di restare liberi ed operativi e segnalino alle autorità degli Stati in cui risiedono chi all'interno e vicino alle loro comunità manifesta atteggiamenti che possano far sospettare l'appartenenza a gruppi terroristici. Questo contribuirebbe a ridurre la scarsità di informazioni che, complici le differenze di lingua e cultura, ci impediscono tuttora di guardare in profondità dentro a questi movimenti e, quindi sia a sconfiggere gli elementi devianti che a integrare nella nostra società la parte sana dell'immigrazione.

Non sono le vuote condanne che pretenderebbe il Bitonci di turno (è facile immaginare che dopo aver eroicamente massacrato una dozzina di pericolosissimi disegnatori satirici a raffiche di mitra per delle vignette i due/tre killer che hanno operato a Parigi non si farebbero problemi ad esprimere una falsa ed inutile condanna di quanto avvenuto), nè il divieto a realizzare delle moschee che pretenderebbe una Gelmini (neghiamo il diritto e la possibilità di aggregarsi ed avremo la certezza di aver a che fare con cellule piccole ed isolate: il primo incubo per qualsiasi sistema di sicurezza ed intelligence), nè la pretesa di bloccare le frontiere sospendendo Schengen del solito Maroni (abbiamo già provato inutilmente a bloccare i flussi migratori -tra cui vi sono anche minoranze di terroristi- in arrivo sulle  nostre coste, immaginate adesso che si impedisca a chi arriva di poter valicare il confine) che ci daranno un superiore livello di sicurezza.

E non sarà cercare di spiegare gli attuali contrasti rifacendosi a Crociate risalenti solo a qualche secolo fa come fa qualcuno nel tentativo di ridistribuire le responsabiltà dei giorni nostri (ho dei solenni dubbi che ci sia chi possa sentirsi erede delle vittime dei Crociati più di quanto noi possiamo sentirci eredi dei Crociati, e dubito che lo 0,01% della popolazione europea sappia chi era Alessio I Comneno), nè accettare incondizionatamente chiunque, nè qualsiasi pretesa come alcune anime belle pretenderebbero (o addirittura rinunciare alle nostre tradizioni e libertà "per non offendere") che ci permetterà di godere della libertà.

Perchè con i terrroristi è impossibile la convivenza, come purtroppo conferma il caso di Charlie Hebdo, mentre è impossibile godere della libertà davanti a chi pretende di importi le sue leggi in base alla sua morale (3).

Ciao

Paolo

(1) mi immagino quanti strepiti avremmo sentito dai giornalisti italiani davanti a certe vignette riguardanti la Chiesa ed il Papa pubblicate da Charlie Hebdo e no, l'11 settembre dell'Europa non è questa strage (come troppi smemorati giornalisti affermano retoricamente): lo sono invece le evidentemente già dimenticate stragi di Atocha e Londra ...

(2) la contiguità c'era ed era data dal fatto che i movimenti terroristi di sinistra ambivano ad essere rivoluzionari e quindi a reclutare adepti nella classe operaia, in ossequio alle teorie marxiste

(3) il che non comprende solo gli oltranzisti mussulmani, sia ben chiaro: la cattolicissima pretesa di vietare una forma di matrimonio ai gay che il nostro Stato avvalla non è meno inaccettabile della di una qualsiasi eventuale pretesa dei fondamentalisti islamici di imporre i loro dettami religiosi. A me piace un mondo in cui si sia liberi di fare ogni cosa non danneggi gli altri, che si tratti di mangiare salsicce di maiale annafiate da vino o sposare una persona dello stesso sesso.

5 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

un paio di commenti rapidi sul post, che condivido, e link ad articoli che ho trovato ben scritti.

Come prevedibile trovo anche io stucchevole la retorica del pessimo* giornalismo nostrano. Quella per cui le vittime diventano eroi e siamo tutti Charlie. Per un paio di giorni.

È impossibile non sentire, specialmente ora, chi vaneggia sulla chiusura delle frontiere e su respingimenti impraticabili.
Se escludo gli editoriali in malafede e le ciarle da bar, non so chi sia che auspica di "integrare gioiosamente tutti i mussulmani".
Voglio dire che il primo estremismo è realmente espresso in questi termini da alcuni esponenti politici di peso.
Il secondo, in quei termini, non mi pare.

*Leggo che Mentana dimostra quello che è invitando a discutere sul tema niente meno che Salvini.
Qualcuno ha scritto che è come invitare Hannibal Lecter a parlare di dieta vegana. Per par condicio ci voleva l'opinione di al Baghdadi, che condivide gli stessi schemi mentali.

Saluti

Tommaso

Segnalo:
alesiro breve e preciso
Leonardo da leggere con tutti i link interni
Emma Bonino su l'Espresso centra il punto, secondo me

PaoloVE ha detto...

@T:

il link al post della Bonino rimanda ad alesiro...

Trovo però questo: http://espresso.repubblica.it/visioni/2015/01/05/news/emma-bonino-laici-di-tutto-il-mondo-unitevi-contro-l-intolleranza-1.193747 è lui?

Gli altri son post ricchi di spunti che però non sempre condivido: non so se considerare i morti eroi, propendo per vittime e basta, ma non posso pensare di mettere sullo stesso piano le vignette su Charlie Hebdò che, in quanto giornale satirico è fatto per far riflettere spinti anche dall'irritazione di una esternazione urticante e quelle di Calderoli, la cui funzione doveva invece essere, da politico, quella di mediare tra posizioni diverse, non di innescare micce.

Sono confuso e perplesso rispetto all'opportunità dell'autocensura...

Ciao

Paolo

F®Ømß°£ ha detto...

L'articolo di Bonino è quello.

Ci sono molti spunti nei post che ho linkato, non credo sia facile avere idee definitive. Forse non si può nemmeno. Segnalo anche tutti quelli su il Post.

Luca Sofri parla di censura e autocensura tra l'altro.

Ciao

T.

Michele Reccanello ha detto...

@T
Buondì,
Molto belli i primi 2 link. Mi piacciono molto le idee espresse nel blog di alesiro.

Invece ho faticato a leggere l'intervista alla Bonino.
Parla del mondo arabo e delle condizione delle donne in quei paesi che mi pare non c'entri affatto con le vicende parigine.
I miei dubbi sulla pertinenza dell'articolo sono aumentati quando ho notato che nel url la data è 2015/01/15 e in fondo all'articolo è riportata 06/01/15, e quindi precedente ai fatti parigini.

Saluti.

Michele Reccanello ha detto...

... l'unica cosa centrata dell'articolo de "l'espresso" è il titolo...