Retorica a doppio taglio

Buongiorno,

torno ancora a parlare del terrorismo integralista per una mia ulteriore riflessione circa il fatto che sembrerebbe che uno dei motivi di attrazione degli adepti sia la fascinazione derivante dall'immagine di coraggiosi eroi pronti al martirio che gli jihadisti propalerebbero attraverso i video che diffondo su internet, fascinazione che fa breccia anche su molti nostri commentatori che sostengono che tra gli elementi di debolezza dell'Occidente vi sia anche la nostra pavidità davanti al loro coraggio.

Il che è però un esercizio retorico ampiamente avulso dalla realtà e su questo fronte mi pare ci sia molto da poter ancora fare, perchè i nostri media sono pieni di commenti che trasudano il nostro orrore per l'operato degli integralisti, ma pochissimi che ne ridimensioni l'aura epica che sembra attirare nuovi adepti, riportando alla realtà.

Quello che intendo dire è che forse, l'immagine epica e romantica del ribelle ne uscirebbe un tantino ammaccata e un po' meno attrattiva (1) se, mettendo da parte il giustificatissimo orrore, cominciassimo a renderci conto e a sottolineare quanto eroico e coraggioso sia:

Insomma, saranno anche pronti al martirio (e anche di questo ho qualche dubbio, vista la loro tendenza a delegare il sacrificio ad altri), ma di certo la scelta dei bersagli non denota coraggio nè tanto meno eroismo: gli eroi coraggiosi ed i romantici ribelli sono ben altro che questi qui. 

Eroi coraggiosi sono i soccorritori che si sono fatti calare dagli elicotteri sulla Norman Atlantic in fiamme, i medici che sono andati a contrastare la diffusione del virus Ebola in Africa, gente che rischia la propria vita per gli altri, non dei rapper falliti che mandano gli altri a morire.

Se Che Guevara avesse mirato a donne, bambini e bonari intellettuali, tutti rigorosamente disarmati, sarebbe ricordato da pochi e unicamente come uno squallido vigliacco, e oggi la sua foto non campeggerebbe su milioni di magliette. Se la sua immagine fa parte dell'immaginario collettivo è perchè aveva scelto (a torto o a ragione), di affrontare avversari più forti di lui metttendo a rischio la propria vita per un fine superiore.

Non è con coraggiosi eroi che abbiamo a che fare, è con squallidi e spietati vigliacchi: ricordiamocelo e ricordiamolo a chi forse, vedendoli per quel che sono, potrebbe ambire un po' meno a diventare uno di loro.

Ciao

Paolo 

(1) e le valutazioni sulla presunta debolezza del "pavido" mondo Occidentale 

1 commento:

Michele Reccanello ha detto...

Eroi coraggiosi sono i soccorritori che si sono fatti calare dagli elicotteri sulla Norman Atlantic in fiamme, i medici che sono andati a contrastare la diffusione del virus Ebola in Africa, gente che rischia la propria vita per gli altri, non dei rapper falliti che mandano gli altri a morire.

Se Che Guevara avesse mirato a donne, bambini e bonari intellettuali, tutti rigorosamente disarmati, sarebbe ricordato da pochi e unicamente come uno squallido vigliacco, e oggi la sua foto non campeggerebbe su milioni di magliette. Se la sua immagine fa parte dell'immaginario collettivo è perchè aveva scelto (a torto o a ragione), di affrontare avversari più forti di lui metttendo a rischio la propria vita per un fine superiore.


Clap, clap, clap! Aggiungo che il Che era anche un medico ed era sua preoccupazione curare, quando poteva, che aveva combattuto.

Saluti.