L'assordante silenzio

Buongiorno,

No, non lo sento proprio!
da un bel po' di giorni siamo deliziati dall'assenza di esternazioni da parte del Presidente del Consiglio più facondo degli ultimi centocinquant'anni, l'inossidabile Silvio Berlusconi.

Il che in prima battuta potrebbe sembrare a molti (anche a me) una cosa tutto sommato piacevole, vista l'enorme quantità di gaffe, provocazioni e false promesse che siamo ormai costretti ad aspettarci da lui.

A ben vedere però è facile rendersi conto che proprio in questi giorni all'Italia sarebbe servito far sentire forte, sia in casa che in sede internazionale, la voce del suo governo, in modo da dare il segno netto della determinazione ad affrontare tutti gli aspetti della crisi, dal debito pubblico eccessivo al deficit troppo elevato alla ripresa economica assente. Ma Silvio Berlusconi ci ha già abituato a non partecipare in prima persona alle sconfitte, in quanto ne uscirebbe danneggiata la sua personale immagine di vincitore. Meglio provare ad accaparrarsi le vittorie acquisite dagli altri e lasciare che ad andare in malora sia l'immagine del Paese.
  
All'esigenza di dare una immagine determinata della politica italiana ha lodevolmente provato a dare corpo l'opposizione (permettendo di approvare la manovra in tempo record) e soprattutto il Presidente Giorgio Napolitano quando ha sottolineato il fatto che l'opposizione non ha praticato alcuna significativa resistenza ad una manovra economica che le sta sicuramente indigesta, rimarcando questo avvenimento come un segno di coesione politica attorno ad un progetto di risanamento del Paese.

Silvio, mi ascolti, la prego!
Il fatto è che la figura del Presidente in Italia è quella di una istituzione poco più che di rappresentanza: Napolitano ha detto esattamente quello che ci si aspetta un Presidente debba dire, ma senza poter puntellare le proprie dichiarazioni con alcun potere reale di incidere sulla politica nazionale al di là di una autorevole ma purtroppo spesso inascoltata moral suasion.

Non è lo stesso sentirsi promettere una decisa politica economica a base di sacrifici da parte del Presidente della Repubblica piuttosto che da parte del Presidente del Consiglio. Al di là di eventuali considerazioni di apprezzamento personale, quello che conta realmente è purtroppo ciò che può e vuole garantire il capo del governo: e qui tutti i segnali volgono al negativo, visto che da parte del capo del governo non si vede nè l'intenzione di operare con tempestività contro la crisi, nè l'intenzione di mettere la faccia su una manovra indispensabile ma "lacrime e sangue" per i cittadini, la cui descrizione è affidata al solo ed abbandonato Ministro Tremonti.

Il che è facilmente interpretabile come l'intenzione di sacrificare ancora una volta l'interesse nazionale a quello della campagna elettorale ormai prossima (se non già iniziata) della attuale maggioranza. Si cerca di prendere tempo (che non c'è) e di attribuire ad altri (chi, di grazia?) insuccessi, sconfitte e sacrifici prendendone le distanze. Ovviamente un pessimo segnale per i mercati, che come tale lo digeriscono e ci penalizzano (a proposito, chi qualche giorno fa parlava del miracolo operato dalle parole di Tremonti non crede oggi di dover dire ai suoi lettori di essere stato un po' troppo precipitoso ed ottimista?).

Non un passo indietro.
Nella Storia i grandi statisti sono diventati tali mettendoci la faccia ed esponendosi in prima persona quando l'atmosfera si faceva rovente. Nel bene e nel male gli inglesi non ricordano Churchill o la Tatcher per essersi eclissati quando l'Inghilterra veniva presa a sberle da eserciti nemici. Nè gli americani ricordano Roosvelt per aver lasciato parlare i propri ministri al posto suo quando gli USA erano invischiati nella Grande Depressione. Adenauer e Truman non vengono ricordati per aver balbettato davanti al blocco di Berlino o alla costruzione del muro. Persino di Stalin si ricorda in positivo il fatto che non abbandonò Mosca davanti alle truppe naziste.

E' più che evidente che, malgrado il fatto che con le sue tecniche di marketing lui voglia accreditarsi come uno di loro, a noi in questi anni non è stato dato di aver a che fare con una di queste importanti figure. Alla determinazione degli statisti la memoria di SB sostituirà il silenzio nel momento del bisogno. Qui al massimo sembra di essere al cospetto di un grande maestro dell'italica arte di tirare a campare alle spalle degli altri, di un capo da otto settembre, di quelli che nel bisogno ti abbandonano a te stesso per portare in salvo le proprie algide chiappe e magari hanno il coraggio di ritornare passata la bufera accampando successi e pretese. Armiamoci e partite, che in caso di vittoria sarò gloriosamente alla vostra testa. Di leader così ne abbiamo già avuti troppi e troppo al lungo.

Ciao

Paolo
Cosa succede quando il capo non si fa vedere

4 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Caro Paolo,

Da incorniciare il passaggio "Nella Storia i grandi statisti...", e la conclusione del post, e quindi non posso che essere d'accordo con te.

Applausi.

Michele Reccanello ha detto...

Tanto per restare in tema:

http://www.linkiesta.it/vent-anni-buttati-via-questo-sta-vincendo-la-rabbia

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

post condivisibile. Credo che oggi l'Italia abbia solo bisogno che B sparisca, non che parli. Le sue parole sarebbero controproducenti, qualsiasi esse siano, dal momento che la sua credibilità all'interno e all'estero è ormai nulla.

Ma naturalmente non ci farà questa grazia, aggrappato al potere com'è. Userà la scusa che "una crisi sarebbe anche peggio" e ce lo cuccheremo ancora per un po'.

Il tutto mentre milioni di persone colpevoli di averlo votato dicendo: "lasciamolo lavorare, se poi fa male, si voterà un altro", adesso lo criticano, lo deridono e si comportano come se non fosse anche loro responabilità l'abisso fognario in cui ci ha portato il Cavaliere.

Questi milioni di impuniti rivoteranno ben presto l'erede dell'"uomo che ha fottuto la nazione".

Saluti

T.

Michele Reccanello ha detto...

OT. Quasi.

Leggetevi questo e relativi commenti:
http://stille.blogautore.repubblica.it/2011/07/19/nervosismo-di-bossi/?ref=HREC1-2

Ps x paolo: visto il tuo ultimo post!