Il terrore e i voucher

Buongiorno,


Innanzitutto: sciagurato il Paese governato da politici in preda al panico.

E' palese che l'abolizione dei voucher in questo momento non risponde ad alcuna minima revisione della politica portata avanti negli ultimi anni in materia di mercato del lavoro, ma unicamente al terrore di una classe politica convinta di non poter reggere l'urto di una ulteriore sconfitta referendaria (peraltro assolutamente scontata) nè del conseguente contraccolpo alle elezioni politche cui si comincia a guardare.

Il risultato di questa situazione è grottesco e significativo dell'inconsistenza di chi sta assumendo queste decisioni: vuoi la fretta, vuoi la necessità di dare un segnale di forte distanza da affiancare alle incredibili dichiarazioni di Renzi che vogliono i voucher figli della ex minoranza del PD, si sta passando da un eccesso all'altro, da una apertura pressochè totale, che aveva portato al boom dello strumento e al moltiplicarsi di forme di abuso (peraltro in alcuni casi arginate, come nel caso dell'introduzione della tracciabilità), al nulla. 

Al punto di far sospettare che, come già avvenuto altre volte davanti a referendum dall'esito indesiderato, i voucher siano pronti ad essere resuscitati uguali a sè stessi in tutto tranne che nel nome.

Dal mio punto di vista sia la riproposizione pedissequa dei voucher che la loro totale abolizione sarebbero scelte sbagliate.

Se da un lato abbiamo visto come per molti imprenditori i voucher fossero lo strumento ideale per precarizzare il lavoro, dall'altro, specialmente dopo l'introduzione della tracciabilità, il loro utilizzo aveva permesso effettivamente di portare all'emersione (ed alla riconduzione in minima sicurezza) di ampie aree di lavoro tradizionalmente gestite "in nero" (dalle ripetizioni scolastiche alle colf che operano poche ore alla settimana, dai camerieri necessari solo per il picco del week end ai braccianti stagionali, ...).

Non mi pare perciò che una classe politica che davanti a questa situazione butta via tutto, senza fare distinzione alcuna tra la parte sana dello strumento e quella malata, stia dando un buon servizio al Paese, tutt'altro. 

Anche perchè non mi sembra proibitivo individuare dei criteri che permettano di lasciare una certa libertà nell'utilizzo dello strumento in ambiti familiari, contingentandolo invece per le imprese in funzione del settore e in maniera proporzionale ai dipendenti stabili...

Ciao

Paolo

3 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

la sensazione che siamo sull'orlo dell'esplosione si consolida. Adesso siamo al punto che per evitare il voto si cancella tout court ciò su cui si dovrebbe votare.

E tutto come se non si capisse che così facendo si dà forza al malcontento di cui si ha timore. Malcontento solo parzialmente giustificato* e probabilmente sopravvalutato**, peraltro.

Saluti

T.

*Esiste una grossa fetta di persone che si lamentano e strepitano basandosi su informazioni errate.
**La visibilità dei suddetti strepitanti è maggiore del loro numero, sono probabilmente maggioranza relativa, ma sembra che siano praticamente tutti.

Michele Reccanello ha detto...

Buonasera,
Una persona di mia conoscenza lavora come rappresentante dal lunedì al venerdì. Per "arrotondare" (finora) lavora anche come aiuto pasticciere nelle notti del fine settimana (venerdi, sabato, domenica) e viene pagato dal suo datore di lavoro con i vaucher.
"Comodo" strumento perché permette al datore di non sbattersi con tutta una serie di scocciature burocratiche. Non posso però fare a meno di notare che quello strumento era nato per dare una copertura ai lavori occasionali e saltuari, e mi pare che questo non sia il caso. O sbaglio?

Il punto, lo scrivevo ieri da qualche parte, è il vizio italico di tirare la coperta delle regole secondo dove fa comodo, distorcerne quelle regole, abusarne, e successivamente lamentarsene quando se ne viene privati. E questo vale per i vaucher, per le pensioni di invalidità, per le malattie e molto altro.

Quello strumento che poteva essere utile, che so..., per l'imprenditore agricolo per pagare gli addetti per i 10 giorni della vendemmia, il negozio sotto casa che ha un incremento di lavoro nei 15 giorni prima di natale per le consegne... ecco tutto quello per cui erano nati i buoni lavoro è stato distorto, abusato, e soprattutto non vi è stato NESSUN CONTROLLO da parte dello stato sulle modalità di utilizzo. Al solito le istituzioni sono i primi colpevoli di tutto il resto del marcio del paese e, come in questo caso, ora fanno una colpevole retromarcia sapendo che saranno nuovamente puniti nel caso fosse data l'opportunità di esprimersi con un voto*.
In conclusione mi sento perfettamente d'accordo con te quando scrivi:

Non mi pare perciò che una classe politica che davanti a questa situazione butta via tutto, senza fare distinzione alcuna tra la parte sana dello strumento e quella malata, stia dando un buon servizio al Paese, tutt'altro.
Anche perchè non mi sembra proibitivo individuare dei criteri che permettano di lasciare una certa libertà nell'utilizzo dello strumento in ambiti familiari, contingentandolo invece per le imprese in funzione del settore e in maniera proporzionale ai dipendenti stabili...


Saluti

*Mi pare ripetersi la stessa modalità già vista qualche post fa sui temi etici in cui il cuore del paese è palesemente da una parte, e quello istituzionale non lo soddisfa ma anzi lo osteggia.

Michele Reccanello ha detto...

Errata corrige per la nota:
*Mi pare ripetersi la stessa modalità già vista qualche post fa sui temi etici in cui il cuore del paese è palesemente da una parte, e quello istituzionale non lo segue ma anzi lo osteggia.