Buongiorno,
molto spesso mi avete sentito concionare contro l'approssimazione ed il provincialismo dell'informazione nostrana. Oggi mi inserirò nuovamente nel filone, visto che dopo il terremoto in Emilia si è verificato nel concreto un caso di reale disinformazione a mio modo di vedere clamoroso, legato probabilmente alla scarsa professionalità dei nostri giornalisti.


Chi opera in sanità conoscerà marchi come Bellco, Gambro, Fresenius, BBraun, Sorin, Dideco, Simad, Covidien, Mallinckrodt Dar,... solo per citarne alcuni. Se avete donato sangue, se avete subito un intervento chirurgico, se siete stati sottoposti a dialisi avete sicuramente fruito di qualche prodotto made in Mirandola, che fosse un catetere, un rene artificiale, un filtro o altro.
Si tratta di un settore che a Mirandola fattura oltre 800 milioni all'anno, che vende in tutto il mondo, e che ha investito qui capitali molto rilevanti, perchè qui non stiamo parlando di magazzini e scaffali, ma di linee di produzione automatizzate, camere bianche, laboratori di ricerca e di tutto un indotto fatto di laboratori di misura e terziario avanzatissimo.
Uno dei pochi settori Hi Tech nei quali abbiamo ancora elementi di eccellenza nel mondo, dove competiamo senza timori con i Paesi avanzati, dove il costo della moanodopera è un fattore secondario, dove copiare i prodotti è difficile e costoso. Uno di quei settori che fanno progredire un intero Paese sotto ogni profilo.

Con tutto il rispetto per la filiera del formaggio grana, stiamo parlando di una situazione ben più grave per il nostro Paese.
Ma questo sui giornali è confinato in qualche trafiletto, come se il problema non esistesse, come se fosse secondario rispetto a quello del nostro ottimo formaggio nazionale. Solo in serata di ieri, a seguito dell'allarme lanciato da Assobiomedica sulla disponibilità di materiali per poter effettuare procedure di dialisi, sembra essersi accesa un minimo di sorpresa attenzione sull'argomento.
E sono convinto che ciò avviene non per cattiveria nè per un perfido complotto, ma semplicemente perchè i nostri giornalisti nemmeno sanno delle dimensioni e della portata di questa realtà, abituati come sono a pascersi dei soliti luoghi comuni che ci ripropongono dalle colonne dei loro giornali stantii.
E sono convinto che ciò avviene non per cattiveria nè per un perfido complotto, ma semplicemente perchè i nostri giornalisti nemmeno sanno delle dimensioni e della portata di questa realtà, abituati come sono a pascersi dei soliti luoghi comuni che ci ripropongono dalle colonne dei loro giornali stantii.
Ciao
Paolo
4 commenti:
Siamo proprio blogher cupi pronti a fare le pulci ai giornalisti veri, come disse un tale qualche mese fa.
Condivido tutto, anche se non apprezzo molto la rapidità con cui si è passati dal piano umano al piano economico sulla nostra radio preferita (al di fuori della fascia 1830 - 2100 :-)).
Saluti
T.
Effettivamente il tema di quel comparto produttivo non ha avuto l'attenzione che meritava e condivido anch'io l'opinione sui giornalari.
A tal proposito oggi sulla radio preferita l'autore della trasmissione dalle 10 alle 11 si chiedeva (riassumo perchè l'ho presa al volo uscendo dall'auto) come mai non avessero pensato a spostare gli impianti produttivi all'esterno dei capannoni, magari sotto ad un tendone...
Ciao,
A.
@ Alberto:
si tratta in gran parte di prodotti che richiedono lavorazioni e conservazione in ambiente controllato, perchè devi preservarne la sterilità. Difficile pensare a soluzioni di tipo "campale"
Ciao
Paolo
@Paolo,
Credo che A. si riferisse alla trasmissione Melog 2.0, ironizzando sul fatto che il conduttore poteva evitare di sparare ca***te.
PS da qualche giorno ho ridotto i gli interventi nei miei blog preferiti (e quindi anche il tuo ;-)) perché nei ritagli di tempo in cui posso "spippolare" sto aggiornarnando l'OS del mio notebook.
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