Piloti automatici ingiustificatamente ottimisti

Buongiorno,

restando nel filone dei post sugli italici ottimismi ingiustificati, noto con preoccupazione come anche il recente discorso di Mario Draghi circa il relativo ottimismo dei mercati rispetto alle traversie politiche italiane venga, secondo me, interpretato in maniera irragionevolmente rosea da noi italiani.

Draghi, nel recente discorso ampiamente riportato dalla stampa, ha segnalato come i mercati temano in maniera relativa la nostra attuale situazione di stallo politico, perchè il fiscal compact sottoscritto nel luglio scorso dal nostro Paese impone, salvo manovre correttive di pari importo, una serie di limitazioni e/o tagli di spesa, nonchè aumenti di tassazione già calendarizzati destinati a garantire il pareggio di bilancio.

Un meccanismo per certi versi simile al fiscal cliff statunitense nella sua applicazione.

In questo senso Draghi ha usato la rassicurante metafora dell'aereo che vola con il pilota automatico per dire che l'Italia non potrà trascinare nel baratro il resto dell'Europa. 

Mi permetto di aggiungere che la metafora funziona piuttosto bene anche per la parte che in pochi sembrano notare, e cioè il fatto che, quando sulla rotta l'aereo troverà una montagna andrà a sbattere o, al più, quando il carburante sarà finito l'Italia comunque precipiterà, se non trova un comandante in grado di tracciare la rotta ed atterrare.

In sintesi, non è affatto detto che se l'Europa ed i mercati non soffriranno della nostra crisi noi non ne soffriremo.

Mi riferisco alle modalità con le quali il fiscal compact dispone "in automatico" il rispetto del pareggio di bilancio, modalità che, se da un lato garantiscono i nostri creditori, dall'altro strangolano l'economia (e non solo) del nostro Paese, se non intervengono adeguate correzioni. A partire da quelle necessarie per impedire che tra tre mesi il pilota automatico intervenga come già programmato per aumentare l'IVA al 22%, deprimendo i consumi interni e riducendo la competitività dei nostri prodotti.

E, col passare del tempo, sopperire ad una filiera resa sempre più cara dalla crescente fiscalità attraverso la riduzione del costo della manodopera (unica opzione da noi percorsa negli ultimi anni) appare sempre meno facile. (1)

Il tempo scorre, le montagne si avvicinano e la spia "low fuel" lampeggia...

Ciao

Paolo

(1) Parliamo di cifre lorde (quindi il gap al netto si ampia, visto che le tasse in Italia sono alte) e senza tener conto del potere d'acquisto (che peggiora ulteriormente le cose): dove vogliamo andare?

3 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

la lettura della situazione che fa Paolo è evidente a chiunque sia minimamente informato.

Peccato che, a campagna elettorale finita, si continui a ciarlare di porte chiuse dagli irresponsabili grillini e di Renzi contro Bersani.

Per non parlare dell'uveite.

Ottimisti un paio di p...

Tommaso

Michele Reccanello ha detto...

Da tempo rifletto:
Nuova Zelanda?
Australia?
Canada?
...
Qui andiamo davvero a sbattere e non nel senso che diceva Angelino, l'uomo più inutile sulla terra. Voi che dite?

B ha detto...

Ieri ho letto che Crimi parla spensieratamente della possibilità di produrre un governo in tempi belgi (un anno e mezzo).
Sicuri che non stavamo meglio quando stavamo peggio?