Orgogliosa incomunicabilità preventiva

Buongiorno,

secondo post del giorno. Non perdetevi qui il primo, di Tommaso.

Premetto che questo post è stato scritto venerdì, quindi prima dell'inizio della manifestazione a Roma della CGIL e prima dell'inizio della convention alla Leopolda, manifestazioni che sono diventate il modo per rimarcare le divisioni interne all'area politica avente come riferimento il PD (1).

E la premessa è necessaria, perchè purtroppo il post esce con una tempistica che non permette di apprezzare sino in fondo quanto siano diventate pregiudizialmente inconciliabili le posizioni delle due anime del PD.

Da un lato troviamo Cuperlo, Bersani, Fassina, ... che prendono tardivamente (siamo alla quinta edizione, se non sbaglio) le distanze da un evento come quello della Leopolda, contestandone l'organicità al Partito (quando non opponendo l'intenzione di andare allo zoo). Cosa magari formalmente legittima, ma nella pratica irrilevante, visto che quella manifestazione è diventata per il PD l'equivalente del Meeting di Rimini per CL: "La" vetrina dove, dietro ad un finto confronto, viene data la nuova immagine del Partito. Un luogo dove quindi, se non ci sei, non conti. E questo è il destino cui Bersani, Cuperlo e Fassina stanno contribuendo a relegarsi con questa scelta (2).

Quasi dallo stesso lato della barricata ci sono quelli che in qualche modo oppongono la loro partecipazione allo sciopero della CGIL a quella alla manifestazione fiorentina, come Civati, rivendicandone uno spirito di sinistra che il PD ha rifutato.

Dall'altro lato troviamo i renziani, che lasciano trasparire una volta di più tutta l'apertura al dialogo di cui sono da sempre disponibili con le parole di uno degli organizzatori della Leopolda, Edoardo Fanucci, che ci tiene a denigrare preventivamente l'alternativa politica ostentando una presunta (e, mi permetto di dire, millantata) superiorità democratica: "Da noi si partecipa e si dialoga, dall'altra parte si urla, c'è il monologo del sindacato".

Fanucci sbaglia: non si tratta di UN monologo. Attorno al PD i monologhi sono due, simmetrici ed opposti. E, secondo me, la fine del monologo della minoranza interna / CGIL è questione di poco tempo: dopo potremo goderci senza interferenze il monologo dei renziani e, al suo interno, anche la voce di Fanucci, sempre che rimanga ben allineato e coperto.

Ciao

Paolo

(1) Area politica che molti continuano erroneamente a definire "sinistra" o "centro sinistra": devo amaramente ammettere che di sinistra è rimasto molto poco nella CGIL, nulla nel PD.

(2) Oddio, come si legge nel prosieguo non avrebbero peraltro molte chances alternative. Anche avessero partecipato sarebbero stati al più mal sopportati: l'atteggiamento nei confronti della dissidenza interna nel PD è diverso da quello del M5S solo nei modi: i grillini epurano, i renziani marginalizzano ed insultano. Ma il risultato resta lo stesso: la fine politica di chi non è allineato.

4 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Buongiorno,
il quadretto che hai dipinto è lo stesso che dipinge NUCS nel suo nuovo post. Che triste china :(

Saluti.

nonunacosaseria ha detto...

il problema di questo PD non è tanto nei contenuti, quanto nella natura che sta assumendo.
un partito è, per definizione, espressione di una parte, non del tutto. e un partito nasce per influenzare la decisione politica.
tutto questo insistere sul 41% vs. 25% ci fa capire che ormai quel che conta non sono le idee, ma il risultato elettorale. ragionando come ragionano i renziani, se domani mi presento io e dico "morte agli immigrati" e grazie a questo scalo il partito e prendo il 50% dei voti alle politiche laddove renzi si è fermato al 41%, io ho ragione e tutti zitti ("non vorrete mica tornare al 41% come ai tempi di quello là? ora ci sono io che vi ho portati al 50%!"). ma è questa la ragion d'essere di un partito?

PaoloVE ha detto...

@ NUCS:

Ti confesso che io personalmente vedo dei problemi anche sul fronte dei contenuti: il PD è passato dal dire con Bersani e più o meno onestamente "vorrei fare questo ma, avendo questi alleati dovrò limitarmi fin qui" al promettere questo ed il suo opposto a giorni alterni e senza apparenti ripensamenti.

In questa situazione diventa ovvio che i risultati siano l'unica cosa importante.

Ciao

Paolo

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

mi pare che la sintesi nel recente post di NUCS sia centrata.

Nel PD renziano conta solo prendere più voti, per questo si può dire tutto e il contrario di tutto.

Il che accomuna il PD - che non era così* - a Grillo e FI. Entrambi questi, con modi e toni differenti hanno fatto della ricerca del consenso l'unica strategia.

E tuttavia, di chi è la responsabilità? Quante volte mi sono innervosito nel sentire criticare il vecchio PD perché "non sa vincere le elezioni"? Come se il vero valore fosse quello e non le idee in cui si crede.

Il risultato è l'orrore di oggi, ed è figlio in fin dei conti dell'accettazione del modello degli ultimi vent'anni, fatto proprio da elettori ed eletti.

Saluti

T.

*E infatti prendeva il 25%