Meglio niente di poco?

Buongiorno,

la notizia che l'ex segretario del PD rinuncia (magari tardivamente) a candidarsi alle prossime politiche ha causato un certo sconcerto e, specialmente nel campo della destra, moltissime ironie.

Ironie che, personalmente, trovo assolutamente fuori luogo, dato che, pur non avendo apprezzato la sua linea politica (ed anzi avendola spesso dileggiata - a proposito, voi avete capito qual'era? :-) -) devo riconoscere a Walter Veltroni passione politica, onestà intellettuale e persino un certo disinteresse personale, qualità che purtroppo tra i nostri rappresentanti latitano. Specialmente tra certi figuri di destra.

E' evidente che la notizia di una rinuncia alla candidatura è, in Italia, talmente inusuale che i giornalisti non sanno bene come trattarla, men che meno quando questa sia inserita in un contesto di campagna elettorale (interna o meno) come quello attuale.

E così c'è subito stato chi si è prodigato a ricordarci quanto il PD sia l'emblema del vecchio in politica, visto che schiera gente incollata alla loro poltrona da 6 - 7 legislature, D'Alema primo tra tutti, ma in buona compagnia (con Turco, Finocchiaro e Serafini).

Come sempre in queste occasioni c'è qualcosa che non funziona.

Se nel PD vi è chi non si ricandida (e non è solo Veltroni, anche Castagnetti e, pare, la Turco non si ripresenteranno mentre Willer Bordon si era già ritirato alle politiche precedenti) e se il PD ha un regolamento che impone di non ricandidarsi oltre il terzo mandato che risulta farraginoso e pieno di buchi, se questo è vero, può essere un problema.

Ma è sicuramente un bruscolino davanti a chi tali problemi non se li pone per nulla, come la destra che fa tanto sarcasmo sulla rinuncia di Bersani.

Perchè non troverete alcun politico del PD che abbia collezionato non dico le 16 (!) legislature del senatore Andreotti (UdC), non dico i 14 mandati di Colombo (UdC), non dico gli 11 di Tremaglia (lo so che è morto, ma poco cambia: era un fresco e giovane candidato PdL), ma nemmeno i 10 di Pisanu o La Malfa (entrambi PdL), i 9 di Martinat e Tassone (rispettivamente PdL e UdC), gli 8 di Berselli, Colucci, Matteoli, Fini e Casini (tutti candidati nel PdL tranne, ovviamente, l'UdC PierFerdy).

E, per quante scappatoie ci possano essere nel regolamento del PD che permettano ai maggiorenti di ricandidarsi, negli altri partiti il tetto non mi risulta sia previsto. Sempre che esista un regolamento che definisca i candidabili.

Insomma lasciamo perdere i buoi che danno dei cornuti agli asini: il problema del ricambio della classe dirigente in Italia c'è, ed è molto più grave a destra che nel PD che, per quanto poco, qualcosina, sicuramente non abbastanza, ha fatto e fa.

Ciao

Paolo

P.S. Ciao Walter! Ci mancherai! (ma anche no...:-) )

3 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

una volta di più si marcano le differenze tra il PD e il nulla che c'è a destra.

Io nell'elenco degli avvitati alle poltrone gradirei di sentire nominato anche Maroni, che è lì da vent'anni e gode di quel rispetto immeritato e per sentito dire di cui godevano per fare due esempi a caso Alemanno e Polverini.

Dopo il ritiro di Veltroni mi auguro solo che il PD colga l'occasione per non candidare nemmeno il nemico pubblico numero uno, l'uomo più odiato da destra a sinistra (moltissimo al di là delle sue responsabilità e con la consueta complicità di una stampa pigra).

Pur non condividendo questa frenesia "rottamatrice" (peraltro limitata al PD), la sua realizzazione toglie il maggiore argomento a Renzi, consentendo agli scettici come me di scoprire se sotto il futile slogan dell'azzeramento della classe dirigente c'è qualcos'altro oppure no.

Saluti

Tommaso

PS: Siccome però Veltroni a me non è mai stato simpatico (si dica una cosa buona che abbia fatto per il centro sinistra, una) faccio notare come abbia scelto per annunciare la sua "dipartita" abbia scelto il giorno in cui Bersani lanciava la sua candidatura.

Anonimo ha detto...

Condivido post e commento di T.
Una annotazione:
Era stato lo stesso Veltroni a proporre nello statuto del PD il tetto ai mandati. Anche se è farragginoso il metodo è comunque un merito che gli deve essere riconosciuto.

Come scrissi in un post che prendeva spunto da una "amaca" di M. Serra, nel blog di NUCS, non sono d'accordo al tetto dei mandati. Ma è l'unico sistema per schiodare da quelle poltrone l'inadeguata classe politica colpevole del naufragio del paese.

Michele Reccanello ha detto...

Ulp!
Non compare il mio nome :-( ma il commento anonimo delle ore 09:06 è mio...