Buongiorno,
ed anche oggi secondo post di Tommaso ad ora di pranzo. Stay tuned!
ed anche oggi secondo post di Tommaso ad ora di pranzo. Stay tuned!

Come sempre, sono convinto che un approccio minimamente ragionevole, che non avesse assecondato pianamente i luoghi comuni più triti, avrebbe permesso di affrontare il problema in maniera più sensata e costruttiva.
Il mantra è sempre il solito, atto più a vellicare i peggiori istinti della piazza che a porre i presupposti di una riforma: insegnano solo diciotto ore alla settimana ed hanno un monte di ferie quindi possiamo chiedergli di più.
Quello che non si dice è tutto il resto.
Che oltre alle diciotto ore settimanali ve ne è altre spese tra preparazione delle lezioni, nelle correzioni dei compiti, in riunioni, ricevimenti, sostegno, supplenze, aggiornamento e non so cos'altro (quante? qualcuno ne ha veramente idea? sapete se sono le stesse per tutte le materie? avete idea se questo monte ore aggiuntivo possa essere ragionevolmente quantificato in 2, 5, 10, 15 o 20 ore?).

Che parte delle lunghissime vacanze è impegnato nelle attività preparatorie dell'attività didattica e nell'aggiornamento professionale e non è retribuito per molti precari (il cui contratto termina alla fine dell'anno scolastico per riprendere all'inizio del successivo).
Che sono sottopagati, che hanno un contratto che non viene rinnovato da anni, che si vedono sottrarre l'indennità di vacanza contrattuale (a meno che non siano ridotti ad un precariato umiliante, ma non è certo un miglioramento).

E, forse, avrebbe trovate orecchie più disponibili tra i docenti ed atteggiamenti di meno acritica tifoseria tra l'opinione pubblica. Con il vantaggio che avrebbe tolto uno degli elementi fondanti di quel residuo "castale" che in alcuni insegnati c'è ancora, e che si fonda oltre che sulla peculiarità e sulla delicatezza del loro lavoro, proprio sulla sua impossibilità ad essere quantificato come gli altri.
Ciao
Paolo
3 commenti:
Buondì,
Bisognerebbe partire dal rendere il lavoro di insegnante simile a quello di chiunque altro:
1) un orario definito
2) una sede di lavoro con tutte le attrezzature necessarie
3) stipendio dignitoso
Il sospetto tuttavia è che l'atteggiamento dei professori sui primi due punti sarebbe ostile, poiché si troverebbe qualcosa da ridire.
L'atteggiamento rancoroso dell'uomo del bar fa parte del pregiudizio sugli statali, che purtroppo ha anche dei fondamenti.
Saluti
T.
Come evidenziavi la questione è discretamente complessa, ancora di più se ammettiamo nel confronto la questione "materia d'insegnamento", ed intendendo sia la complessità intrinseca sia le ore di aggiornamento necessarie per stare al passo (mi riferisco in particolare alle materie di economia e diritto in cui l'aggiornamento è fondamentale).
Saluti,
MS
E infatti, dopo aver lasciato sfogare la pancia del Paese si scopre (riportandolo in piccolo) che:
http://www.repubblica.it/scuola/2012/10/28/news/prof_orario_2-45316535/
Ma non ci avevano raccontato che questi erano tecnici?
Ciao
Paolo
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