Tornare al passato per garantire il ricambio

Buongiorno,

l'altro giorno, nel contesto delle polemiche relative al tragico dilemma della candidatura di D'Alema ho sentito citare una affermazione di quest'ultimo che sostanzialmente, affermando che i politici della sua generazione il posto al sole se lo sono guadagnato e non lo hanno ricevuto in dono, attribuisce la responsabiltà del mancato ricambio generazionale all'assenza di giovani politici all'altezza delle vecchie cariatidi.

Il che è una mezza verità assolutamente fuorviante rispetto al modo di affrontare il problema.

Quando D'Alema giunse ad avere ruoli di responsabilità nel partito e nello Stato si muoveva in una realtà sociale e politica più semplice, più limitata e sulla quale la politica aveva la possibilità di influire in maniera molto più significativa (il che non vuol necessariamente dire migliore): certi strumenti finanziari e la possibilità di trasferire istantaneamente enormi capitali da un punto all'altro del mondo erano inconcepibili, il mondo era bipolare e non globalizzato, l'informazione, il sapere e la tecnologia erano semplicemente altre cose molto più rudimentali e completamente diverse da quelle che intendiamo ora.

A fronte di un livello di complessità allora inferiore il giovane D'Alema (ed i politici suoi coetanei) all'ingresso in politica ebbe la possibilità di giovarsi di scuole di formazione politica di prim'ordine, che permettevano anche ai neofiti di sviluppare velocemente le competenze necessarie per muoversi nell'agone politico.

In tal senso è emblematico l'esempio delle Frattocchie, dove il PCI formava i propri politici: al di là dei dissensi sul taglio ideologico della formazione, non troverete nessuno che ne critichi la qualità.

Le Frattocchie sfornavano una classe dirigente di ottimo livello, che ebbe modo di dimostrare le proprie capacità sul piano locale facendo diventare regioni come l'Emilia e la Toscana dei riferimenti a livello nazionale per quanto riguarda la buona amministrazione.

La vecchia DC utilizzava invece come strumento di formazione e crescita l'attività nelle parrocchie e nell'associazionismo (percorso che ha seguito anche il rottamatore Renzi), ottenendo anch'essa buoni risultati, anche se in maniera meno strutturata e sistematica.

Con il crollo del muro di Berlino però lo scenario cambiò: conclusa l'esperienza del PCI la scuola di formazione delle Frattocchie venne chiusa e l'attività di formazione pesantissimamente ridimensionata, mentre l'esperienza che si poteva maturare in parrocchia risultava sempre più inadeguata davanti ad una realtà che si configurava sempre più come globalizzata.

In sintesi davanti ai vecchi politici (allora aspiranti tali) si presentava una barriera all'ingresso più bassa dell'attuale e, poichè erano visti come una risorsa, gli venivano forniti degli strumenti e "palestre" che avrebbero permesso loro di sviluppare competenze e capacità e di emergere, cosa che adesso non avviene più. 

Il risultato è che la visione che vuole far passare D'Alema quando difende la sua figura e sua posizione è profondamente sbagliata e affossatrice del nostro futuro, in quanto, lungi dall'intervenire su un meccanismo che non è più in grado di produrre una classe dirigente e proporre dei meccanismi per formare i dirigenti del futuro, si propone di mantenere in sella personaggi ormai sempre meno adeguati alle nuove realtà mantenendo barriere all'ingresso che escludano chi avrebbe il potenziale per fare meglio.

Il che è ovviamente catastrofico.

Ciao

Paolo

6 commenti:

F®Ømß°£ ha detto...

Buondì,

si potrebbe anche dire che, non esistendo più la formazione cui fai riferimento, la qualità delle nuove generazioni di politici è inferiore.

In ogni caso è deprimente che la discussione sia "D'Alema sì o D'Alema no" o, quando va meglio, che sia "Renzi è un grande comunicatore, Bersani no".

Di fatto l'odio per D'Alema è principalmente dovuto alla sua antipatia personale, alla sua supponenza, piuttosto che alla sua attività politica. Non è un odio razionale e commisurato alle sue responsabilità.

E dobbiamo stare qui a triturarci le gonadi fino a fine novembre su queste idiosincrasie personalistiche dimostrando quanto il berlusconismo abbia infettato la discussione politica.

Qui ci starebbe la solita tirata contro i media, ma la do per scontata.

Saluti

Tommaso

Michele Reccanello ha detto...

Buondì

Di fatto l'odio per D'Alema è principalmente dovuto alla sua antipatia personale, alla sua supponenza, piuttosto che alla sua attività politica. Non è un odio razionale e commisurato alle sue responsabilità.
condivido il pensiero di Tommaso.

Mi è capitato di seguire D'Alema a 8eMezzo l'altra sera. Oltre ad apprezzare la sua (per me indiscutibile) capacità oratoria, il lider max ha detto alcune cose condivisibili: in sostanza il PD, partito democratico, è così chiamato perché le decisioni all'interno vengono (o dovrebbero) essere prese democraticamemte e non può essere un Matteo Renzi che arriva dal nulla e decide lui chi mettere e chi togliere... Insomma lo ha fatto apparire come un dittatorello. Chapeau!

Mi rendo conto che i fallimenti della attuale classe politica non sono tutta colpa dei D'Alema e dei Veltroni.Avranno commesso parecchi errori ma questi due personaggi li possiamo definire, al momento, un pò più onesti di tanti altri...
Certo è che dopo 20 anni di fallimenti è l'ora che qualcuno, tra i più in vista, cominci a dare almeno il buon esempio.

In tal senso è emblematico l'esempio delle Frattocchie, dove il PCI formava i propri politici: al di là dei dissensi sul taglio ideologico della formazione, non troverete nessuno che ne critichi la qualità.
Le Frattocchie sfornavano una classe dirigente di ottimo livello, che ebbe modo di dimostrare le proprie capacità sul piano locale facendo diventare regioni come l'Emilia e la Toscana dei riferimenti a livello nazionale per quanto riguarda la buona amministrazione.


In effetti i risultati si vedono nelle qualità dei personaggi cosidetti "rottamatori". D'Alema ha ragione quando l'altra sera diceva che anche come ci si pone di fronte a persone come per esempio la Bindi, o altri, crea degli attriti perché vengono offese le persone dai "rottamatori rampanti" usando certi termini.

F®Ømß°£ ha detto...

@MR

anche io mi sono visto D'Alema sul sito di 8.5.

Ho trovato molto condivisibile molto di quanto ha detto, con una passione e una chiarezza che a me sembrano genuine, sbaglierò magari.

Specialmente condivido la sua analisi sugli insuccessi del csx, che sono fondamentalmente legati alle divisioni più che a politiche sbagliate.

Saluti

Tommaso

PaoloVE ha detto...

@ Tommaso:

prendi qualsiasi precario e digli che il PD ha perso per divisioni interne e non per politiche sbagliate e ti riderà in faccia.

Milioni di giovani sono condannati ad una precarietà che è sempre più gravosa e pesante da un percorso iniziato da Treu...

Ciao

Paolo

F®Ømß°£ ha detto...

@Paolo

La legislatura csx 1996-2000 ha visto 4 governi e 3 PdC.

Il governo del 2006 non ha avuto alcuna chance, sia per la legge elettorale, sia per le alleanze.

Mi pare che l'instabilità politica sia stata determinante per l'insuccesso.

Non così per il cdx che è stato disastroso per il Paese senza bisogno di litigare al suo interno.

Purtroppo non è che le liti di oggi facciano presagire nulla di buono.

Saluti

T.

Michele Reccanello ha detto...

@Paolo
Sai bene che sono in prima fila x la rottamazione di D'Alema & Co. Ritengo però le osservazioni di T. assai fondate.