La pluridecennale latitanza della politica italiana

Buongiorno,

torno sulla questione dell'acquisizione di Telecom da parte della spagnola Telefonica perchè nel post di ieri non ho affrontato un aspetto che si ricollega a quello sulle differenze tra le cosiddette larghe intese italiane e le Grosse Koalition, questione che trova una esemplare rappresentazione nella frase pronunciata da Letta "Si tratta di una società privata" a segnalare come il governo avrebbe mantenuto un ruolo defilato nella questione (trad. se ne sarebbe lavato le mani).

E, mi permetto di osservare, lo farà perchè, a differenza di quanto stanno facendo altri Stati, la politica italiana sta rifiutando il dovere e l'onere di definire (prima ancora che di gestire) cosa è di importanza strategica per lo Stato, ed in questo modo sta rinunciando a disegnare il futuro del nostro Paese, lasciando che ad assumersi questo ruolo siano altri attori, non scelti dai cittadini e desiderosi di tutto meno che di garantire il nostro benessere.

Per citare due esempi di storie che ebbero attori e percorsi diversi, pur toccando gli interessi di aziende italiane che allora si proponevano in altro ruolo:
  • Anni fa, nel 2009, la Germania, ritenendo per lei strategico il settore automobilistico e ravvisando in Fiat un partner inadeguato per l'acquisizione di Opel, sbattè la porta in faccia all'azienda automobilistica italiana, benchè Opel fosse una azienda privata (e persino in mani USA). E lo fece attraverso un governo che operò in maniera aperta a tutela del proprio interesse strategico, senza nascondersi dietro il fatto che Opel fosse una azienda privata.
  • Un paio di anni prima successe la stessa cosa quando ENEL provò ad acquisire attraverso un'OPA ostile il gestore energetico SUEZ: il governo belga non ritenne opportuno permettere che un asset strategico del Paese finisse in mani che non riteneva adeguate (e probabilmente aveva ragione) ed esercitò il proprio potere affinchè si giungesse ad un accordo con altro partner più gradito sino a giungere alla fusione di SUEZ con GDF. Anche in questo caso, azienda privata o meno, l'autonomia del mercato è stata sacrificata davanti all'interesse nazionale.
Paradossalmente l'ultima volta in cui ricordo di aver sentito evocare questo tipo di approccio in Italia è stato solo strumentalmente ed a fini propagandistici da parte di Silvio Berlusconi relativamente al caso Alitalia, che volemmo mantenere italiana perchè fondamentale nel portarci turisti, ma sono anni che non sento alcun vero ragionamento su cosa tra comunicazioni, energia, trasporti, industria, ... sia strategico per l'Italia.

E, al di là di tutto, anche questo è uno dei motivi per cui gli stranieri comprano le nostre aziende, ma non investono da noi. Perchè sanno che troveranno aziende che si muovono da sole e non sono difese dal sistema Paese e che invece non troveranno un contesto nel quale poter sviluppare una partnership forte sulla base di interessi comuni.

Come dire che quando vado ad acquistare, magari speculando, non troverò particolari resistenze perchè, si sa, "Si tratta di una società privata" (ed, in Italia, spesso di dimensioni relativamente piccole), mentre in assenza, per esempio, di una scelta politica forte e credibile che indichi in un settore l'interesse strategico nazionale (ad esempio nel voler diventare l'hub europeo per la distribuzione del gas) non avrò la sicurezza di rientrare di grossi investimenti sul lungo periodo (restando all'esempio precedente non cercherò di realizzarvi rigassificatori e gasdotti).

E' anche a questo che serve la politica, ed è purtroppo quello che in Italia non si sta facendo da decenni.

A meno che, peggio, non si stia continuando a vivere di quei falsi miti molto anni ottanta che ci volevano trionfalmente destinati a dirigere la complessità dell'economia dei servizi e dell'immateriale in virtù di una nostra presunta innata vocazione a ruoli dirigenziali e creativi, mentre banalità come la produzione e l'industria venivano delegate altrove, ad altri meno dotati, talentuosi, fortunati e degni di noi.

Prima ci accorgiamo che su questa strada dimostriamo solo un deciso talento per l'accattonaggio, meglio è.

Ciao

Paolo

2 commenti:

Michele Reccanello ha detto...

Altro che Massimo Muchetti o altri giornalisti a la carte!

Bravo Paolo, dovresti dirigerlo te il sole24ore.

Michele Reccanello ha detto...

A proposito di Alitalia, se passa di mano ai francesi non me ne frega un fico secco. A me interessa che le infrastutture come la Rete telefonica, la rete autostradale, la rete di distribuzione del gas, la rete elettrica, la rete ferroviaria. Le reti sono state pagate da noi, e devono essere pubbliche. Gestite diversamente, in modo trasparente, con la politica fuori dalle palle. Gli operatori di rete, i service providers, coloro che operano sulla rete, sono un altro paio di maniche. Ma le infrastrutture pagate da noi devono rimanere pubbliche.